- Osservatorio Sicilia/Mondo e Dintorni - http://www.osservatorio-sicilia.it -

Elezioni siciliane. A destra quanto è indigesta la “grosse koalition”

Che la strada non fosse in discesa si immaginava già, allorquando il PdL siciliano ha sottolineato che la candidatura di Musumeci fosse ampiamente condivisa dai berluscones siciliani. Le difficoltà stanno appunto nel mettere insieme ciò che insieme non può stare. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, più o meno favorevoli, ciò che serpeggia nell’ambiente, tra i leaders del PdS e di Grande Sud, promotori di questa candidatura, è che Musumeci bisogna che sia monitorato per evitare che lo stesso non sia un vero cavallo di troia del centralismo democratico pidiellino. Insomma bisogna stare attenti se non addirittura preparare alternative o passare al “piano B”.

“Il nostro obiettivo– spiega Gianfranco Micciché a nome di Grande Sud– è coinvolgere la stragrande maggioranza del popolo siciliano, senza pregiudizi, senza veti, senza rancori e senza risentimenti. Proprio per questo è opportuno compiere, sin da ora, scelte chiare e marcate in direzione del programma sicilianista che Nello Musumeci sta predisponendo con i suoi alleati. I più autorevoli dirigenti del PdL dicono che il principale obiettivo della loro adesione al nostro progetto è la ritrovata unità del centrodestra. Mi consentano di non essere del tutto d’accordo. La ritrovata unità è politicamente un valore, non c’è dubbio. Ma se tale unità serve esclusivamente a riproporre in Sicilia logiche che appartengono al centrodestra nazionale– tra le quali, non dimentichiamolo, ci sono ancora quelle difficili da dimenticare dettate dal Ministro Tremonti, e che la segreteria del PdL tenta sempre di mantenere attraverso un nuovo accordo la Lega Nord di Roberto Maroni – sinceramente non sappiamo che farcene. Non ci interessa essere alternativi al centrosinistra. Ci interessa essere alternativi agli antimeridionalisti!”.

 Così Micciché inizia a mettere i paletti con eleganza ma chi capisce sa. “Con Micciché c’è una identità perfetta”, ci dice Giovanni Pistorio e questo è già un “manifesto”.

La contrapposizione destra-sinistra non è l’argomento che interessa agli autonomisti piuttosto interessa l’antagonismo Sicilia-Stato, la valorizzazione delle risorse territoriali, umane, economiche, di sviluppo e politiche. Questo argomento sarà il discrimine programmatico identitario di questa alleanza che dovrà diventare coalizione, ma solo se vi sono le condizioni.

Anche qualcuno e non solo qualcuno, all’interno del PdL non ci sta alla “grosse koalition”

“L’ipotesi di un’alleanza tra Mpa e Pdl sarebbe una sicura condanna a morte ‘politica’ emessa dai nostri elettori”.Lo afferma, in una nota, il deputato del Pdl Alessandro Pagano, componente della commissione Finanze della Camera. “Gli elettori del Pdl -spiega- non capirebbero, ne’ tanto meno approverebbero, un’alleanza del loro partito con chi, in questi anni, si e’ reso responsabile del tracollo economico e morale della Sicilia aumentando a dismisura la spesa pubblica e favorendo spregevoli pratiche clientelari, assistenzialiste e partitocratiche. Un’ipotesi del genere non solo verrebbe fatta pagare a caro prezzo al nostro partito, ma a qualunque coalizione si presentasse alle elezioni con l’Mpa”. “L’Mpa -aggiunge- al di la’ del trasformismo dimostrato cambiando il proprio nome che tuttavia non ne muta la sostanza, vada dunque con Pd e Udc, visto che con loro ha condiviso l’esperienza di governo degli ultimi tre anni. Dopo l’esperienza Lombardo la Sicilia e’ come morta ed e’ necessario che il prossimo presidente della Regione lavori per la ricostruzione archiviando definitivamente quella stagione e i suoi protagonisti del Mpa. Gli elettori -conclude Pagano- sapranno giudicare”.

Certo Pagano non è tra i più autorevoli esponenti di ciò che rimane del partito di Berlusconi, ma vi assicuriamo che molti altri mal digeriscono l’alleanza con gli eredi del Governatore dopo quattro anni di opposizione dura.

Chiudiamo i comunicati con quello di Innocenzo Leontini, che sembra scritto dal duo Lombardo – Micciché:

“Ho sempre sostenuto che la situazione attuale della Sicilia non potesse essere affrontata come conseguenza delle alchimie o delle logiche della politica nazionale”. Lo afferma l’on. Innocenzo Leontini che prosegue: “La Sicilia, in questo momento, rappresenta, per molti aspetti, un caso unico nazionale. E’ per questo che la proposta della mia candidatura, come oggi quella della candidatura di Musumeci, non potessero sottrarsi a tale compito di adesione alle vicende peculiari della nostra regione. Pertanto la disponibilità di Musumeci la vediamo legata a tali significati. La sua candidatura non può essere un’ennesima conseguenza di accordi tra sigle della politica nazionale, ma deve tutta attestarsi su di un programma riguardante il territorio, le comunità, le istituzioni e le autonomie locali della nostra regione.”

Condividiamo anche l’analisi che oggi fa Live Sicilia sull’argomento:

“Ma se alla sua sinistra l’asse Pd-Udc non trova, almeno per il momento, sponde, qualcosa, e tanto, si muove alla sua destra. La trattativa con Fli e Api per chiudere su Crocetta è ormai avanzata. I finiani, che vorrebbero traslocare con tutto il Nuovo polo, insistono perché cessi il veto sugli autonomisti dell’Mpa. Sì, perché tra gli attuali alleati di Lombardo in molti non credono che il sostegno del governatore alla candidatura di Nello Musumeci sia una scelta definitiva. Resta il muro alzato da Pd e Udc nel nome della discontinuità. Per trovare delle possibili crepe, ci si sta muovendo anche a livello romano. Pare che Francesco Rutelli in persona stia cercando di convincere Casini e Bersani a scendere a più miti consigli.

Nel Pd, però, si dà ormai per cosa fatta il patto con finiani e rutelliani. Che potrebbero portarsi dietro, secondo qualche dirigente democratico, anche qualche pezzo di ex Mpa poco propenso a finire nel calderone berlusconiano che sostiene Musumeci. “Ma ve lo immaginate Massimo Russo che fa i comizi a Ramacca con Pippo Limoli?”, scherzava oggi un pezzo da novanta della coalizione crocettiana. Insomma, malgrado i niet da sinistra, nel Pd si pensa ancora di poter essere competitivi. E non si dispera del tutto di poter recuperare, malgrado Fava, anche un rapporto con Sel, in nome delle dinamiche nazionali, sempre più importanti alla luce del vento di elezioni anticipate che soffia da Roma”.

La situazione è ancora fluida, come prevedevamo e un pensiero a Crocetta è doveroso rifarlo.

Se il PdL non comprende una volta per tutte che non ha più né il ruolo, né i consensi dei tempi gloriosi che furono e non ritorneranno, che non può vivere ancora sugli allori andati e che è “de facto” l’anello debole di questa alleanza tutta sicilianista, lo sarebbe in qualsiasi altra compagine, farà lo stesso errore di Palermo, perderà di nuovo, ma questa volta sarà letale. Tempus fugit, et non revertitur

Adomex