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Un promemoria da Hamas

hamas [1]Quali sono le convinzioni profonde del gruppo terrorista Hamas e quanta probabilità esistono di negoziare una pace con esso?

Hamas fa parte della Fratellanza Musulmana e l’avvento al governo in Egitto della Fratellanza Musulmana – con cui stanno ora serenamente trattando rappresentanti dell’amministrazione americana al livello di segretario di stato e ministro della difesa – può indurre alcuni analisti a suggerire che Stati Uniti e Israele dovrebbero lasciar cadere il loro rifiuto di trattare con Hamas.

È dunque una fortuna che Hamas stessa si sia recentemente incaricata di ricordarci chi è e in cosa crede. L’agenzia di stampa araba Maan ha riferito che Hamas ha duramente condannato una visita fatta ad Auschwitz da un funzionario dell’Autorità Palestinese, un assistente del presidente Mahmoud Abbas (Abu Mazen) di nome Ziad al-Bandak (su invito di un’organizzazione privata polacca che promuove la tolleranza).

“Si è trattato di una visita ingiustificata e inutile, che torna a vantaggio soltanto all’occupazione sionista”, ha dichiarato Fawzi Barhoum, portavoce di Hamas. Barhoum ha aggiunto che la visita di Bandak ad Auschwitz, il lager dove i nazisti durante gli anni della seconda guerra mondiale assassinarono un milione e mezzo di innocenti, in grandissima parte ebrei, è stata “un’operazione di marketing di una pretesa falsa tragedia sionista”.

La Carta di Hamas, il documento costitutivo che sta alla base dell’organizzazione islamista palestinese, è una tirata di antisemitismo scatenato, ma di tanto in tanto salta fuori qualcuno a sostenere che si tratta di un documento obsoleto che non rappresenta più le vere posizioni del gruppo. Il che è falso, come sta a dimostrare quest’ultimo incidente. L’odio verso gli ebrei, a partire dalla negazione della Shoà, rimane centrale nel sistema di convinzioni di Hamas.

Hamas è un gruppo terrorista, antisemita e dalle intenzioni genocide, non un potenziale interlocutore negoziale. Al suo controllo sulla striscia di Gaza non bisogna adattarsi, bisogna porre fine.

Elliot Abrams