Il deputato regionale Salvino Caputo si dichiara indignato per aver assistito a scene di ossequio con abbracci e baci ad un condannato per mafia, rivoltegli da cittadini e per le manifestazioni di rispetto verso un arrestato nello storico quartiere della Kalsa a Palermo .
“ In qualunque altra Città diversa da Palermo – afferma Caputo – un personaggio condannato con sentenza definitiva per reati di mafia quantomeno sarebbe passato inosservato o comunque isolato. In questa città invece viene riverito, corteggiato, baciato e rispettato” .
Caputo continua affermando che la lotta per contrastare “cosa nostra” ed isolare anche socialmente i boss mafiosi e’ ancora ardua e complessa e la strada per la legalità e’ ancora molto lunga.
Giusta osservazione. Ma a Salvino Caputo sfugge un particolare molto importante, proprio a lui che oltre che valente penalista è anche componente della (inutile) commissione antimafia regionale.
Tutto ciò è possibile perché alla presenza del sistema mafioso lo stato che si è sempre dimostrato assente con poche eccezioni temporali dovute più a uomini che hanno dato la vita per la giustizia e il diritto, è parte di questo sistema oppressivo e i membri del dei parlamenti, nazionali e siciliani, nonché i rappresentanti delle istituzioni varie, mostrano PAURA e si muovono con tanto di scorte, peraltro inutili come dimostrato dagli omicidi Falcone, Borsellino, Chinnici, ed altri,.
Il popolo, o popolino, vive nei quartieri, è indifeso, vive la quotidianità dei soprusi, istituzionali e del sistema mafioso, e quindi è costretto, consenziente o no, mostrare rispetto a chi nel territorio, fa valere la sua legge.
Caputo si chiede quanti servitori dello stato devono ancora cadere vittime della mafia e quanti boss devono essere arrestati e quante generazioni devono ancora passare prima che si consolidi un sentimento diffuso di ostracismo e reazione anche sociale e culturale verso i mafiosi.
Il progetto di penetrazione mafiosa è ormai completato e quindi lo stato mafia non uccide più e le “intimidazioni” di cui ogni tanto si parla a questo o a quel politico, a questo o quel personaggio famoso o meno famoso, sembrano far parte di uno sceneggiato a puntate.
Intimidagzioni= mafia, risultato … l’antimafia che fa carriera e che vive sul mito della mafia.
Se lo stato non fosse colluso con il sistema mafioso, se non avesse lasciato soli uomini come Borsellino, Falcone, Chinnici, Cassarà ed altri, e non stesse praticamente lasciando soli quei pochi che ancora, nel segno di quanti furono uccisi da mafia e dallo stato, stanno cercando di portare giustizia e diritto in questa bella e dannata terra, se mostrasse onore e coraggio amministrando e governando con onestà e capacità, se cominciasse ad eliminare il privilegio feudale delle inutili e costosissime scorte divenute “status symbol” di una casta incapace, se facesse vivere i suoi rappresentanti sul territorio e non nei palazzi dorati e lontani dalle piaghe del popolo, se l’equità sociale fosse un “must” per tutti i politici, ecco, solo allora l’indignazione di Caputo potrebbe avere un senso.
Palermo e la Sicilia devono cominciare a reagire fermamente, nessuno può negarlo, ma prima di pretendere reazione dai cittadini e prima di indignarsi, Caputo pretenda che lo stato si dimostri “sano e coraggioso”, “onesto ed equo”, e non pavido e colluso.
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