(Adomex) Ieri erano arrivati i primi boatos di D’Alia e di Lo Bello, ma era chiaro che il politichese ha le proprie regole, e dopo i rumors di ieri oggi la la lettera di minacce che prelude una azione da parte del Governo nazionale per il commissariamento della Regione Siciliana. Sottolineiamo non di Lombardo ma della Regione Siciliana.
“Facendosi interprete delle gravi preoccupazioni riguardo alla possibilità che la Sicilia possa andare in default a causa del proprio bilancio – si legge in una nota di Palazzo Chigi - Monti ha scritto una lettera al Presidente della Regione Raffaele Lombardo per avere conferma dell’intenzione, dichiarata pubblicamente, di dimettersi il 31 luglio. Infatti, le soluzioni che potrebbero essere prospettate per un’azione da parte dell’esecutivo non possono non tener conto della situazione di governo a livello regionale ma anzi devono essere commisurate ad essa, in modo da poter utilizzare gli strumenti più efficaci e adeguati”. Questa la missiva di Monti al Presidente della Regione Lombardo.
“Ma è incostituzionale, illegittima, una gaffe istituzionale, una prevaricazione illegale, un’invasione centralistica contro l’autonomia” questi, in soldoni, i commenti di alcuni addetti ai lavori.
Qualche saggio invece sottolinea come questo governo Monti può fare tutto, ma proprio tutto, anche quello di sospendere le garanzie costituzionali in nome della salvezza dell’Italia (o delle banche).
La prova provata della sospensione della democrazia nel Paese culla del diritto, è quella che qualche giorno addietro, lo ricorderete di certo, il vostro Premier (nostro certamente non lo sentiamo) aveva azzittito il Presidente di Confindustria, Squinzi, sol perché aveva affermato che le misure adottate da questo governo tecnico, non democraticamente eletto, fossero una vera “macelleria sociale”. E lo aveva azzittito dicendo che tali affermazioni avrebbero fatto male all’Italia così da far salire lo spread (termine molto di moda). Ridiamo per non piangere. In effetti ha proprio ragione chi dice che questo governo, come quello di Pinochet, può fare tutto, ma proprio tutto, lo rigridiamo, allarmati, con la forza della disperazione.
Dopo aver tolto la possibilità della libertà di parola adesso si vorrebbe cancellare anche l’Autonomia Siciliana, conquistata col sangue dai nostri padri, e con essa anche lo Statuto che è Costituzione.
Questo perché Casini spinge verso l’azzeramento di Lombardo “autonomista”, ma anche di qualsiasi altro capo di un governo autonomo da Roma se non fosse omologato al partito centrale, e vorrebbe governare da Roma ogni angolo della Sicilia come faceva prima e per anni con Cuffaro, il quale copiosamente teneva a galla l’UDC con i consensi siciliani.
Adesso, a prescindere da Lombardo, che può aver fatto bene, può aver fatto male, bisogna che i siciliani abbiano consapevolezza di ciò che sta per accadere ancora dopo 150 anni di colonizzazione e si comportino da “SICILIANI”, quelli dei Vespri, non con la violenza ma con la determinazione dei mezzi della democrazia partecipata, con la rivoluzione delle matite, se ancora Monti ci consenta di votare.
Poi appare singolare che due come Giampiero D’Alia e Ivan Lo Bello, compartecipi della conduzione del governo regionale, il primo fino a qualche settimana fa, il secondo ancora in atto con propri rappresentanti (Venturi, di Confindustria, proprio alle Attività Produttive) si accorgano solo ora che la Sicilia sia stata governata male. Dove sono stati finora? C’erano quando si compivano le scelte, le nomine, le strategie politiche insieme con Lombardo e che oggi dichiarano come scellerate.
Dove era Lo Bello quando Venturi commissariava tutte le ASI mettendo il proprio uomo di fiducia Alfonso Cicero a liquidare tutte quelle strutture per poi nominarlo alla guida dell’IRSAP? Questa non è lottizzazione mirata? Appare appena il caso di ricordare che Alfonso Cicero è figlio del defunto deputato regionale Antonino Cicero coinvolto nel 1992 nell’operazione della magistratura nissena di mafia e politica denominata“Leopardo” (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/11/18/dieci-anni-di-malaffare-tra-voti-appalti.html). Ci dicono pure di stare attenti a toccare questi “professionisti dell’antimafia” perché detengono alcune leve che potrebbero farci male. Assomiglierebbero tanto a Monti anche loro, possono fare tutto, ma proprio tutto? Offriamo loro i polsi pur di non derogare alle nostre idee.
Anche l’on.le Leontini, certamente non amico di Lombardo, si ribella rispetto all’invasione di campo di Monti. “Non si capisce il senso integrale delle sollecitazioni del presidente del Consiglio - dice Innocenzo Leontini – Esiste un formale impegno dell’Ars che ha messo all’ordine del giorno dell’Aula del prossimo 31 luglio le dimissioni del presidente della Regione e, pur comprendendo appieno le preoccupazioni di Monti anche sul rischio default della Sicilia, questo deve bastare. L’autonomia del parlamento siciliano, comunque, non si deve ledere”.
Così attacca in una nota il senatore Giovanni Pistorio, presidente del Gruppo Misto a Palazzo Madama e coordinatore regionale siciliano del Movimento per le Autonomie.
«Se la lettera del Presidente del Consiglio è il preludio ad una procedura di commissariamento della Regione Siciliana, evidente – afferma il senatore – sappia il professor Monti che si tratta di un atto abnorme e fuori dalla Costituzione, in quanto mancante di qualunque presupposto formale e sostanziale. È del tutto evidente l’interesse di pezzi del sistema politico nazionale di evitare a qualunque costo le elezioni anticipate in Sicilia, espropriando la nostra comunità del diritto fondamentale in democrazia. È in corso per questo una mistificazione sullo stato delle finanze regionali che viene smentita dai dati reali e oggettivi, assolutamente omogenei a quelli di altre amministrazioni regionali, con il valore aggiunto per la Sicilia di processi di risanamento, o già realizzati come nella sanità o efficacemente in corso come quelli sulla spesa corrente. Il Presidente Monti, se informato correttamente, non potrà che constatarlo. Aderire, da parte del Governo centrale, a queste pressioni generate da ragioni di interesse partitico e lobbystico, violando i principi fondamentali dell’autonomia statutaria, rappresenta un atto gravissimo dal punto di vista costituzionale. In un paese democratico l’atto istituzionale più trasparente è restituire la parola al popolo, in questo caso a quello siciliano. Per questo chiedo al Presidente della Regione di dimettersi e convocare immediatamente le elezioni regionali».
Ci giunge infine ad articolo pubblicato e che riprendiamo una nota del Governatore Lombardo con una sua dichiarazione:
“C’è un attacco spietato all’autonomia, un attacco spietato che parte soprattutto dall’UDC che non vede l’ora di rimettere le mani sulla Sicilia che ha governato per molti anni, dal 2001 al 2008.
Oggi l’UDC vorrebbe riconquistarsi una verginità. Ma non mi dicano i rappresentanti di quel partito, sia nazionale che regionale, che non sapevano cosa succedeva in Sicilia: di quanta gente si assumeva nella formazione o cosa voleva dire il piano dei termovalorizzatori, perchè sappiamo che lo sapevano e chiaramente lo diremo ai quattro venti durante la campagna elettorale che quando sarà il momento di farla sarà molto, molto interessante. Così come sapevano le tante altre cose che abbiamo avuto modo di appurare e che chiaramente dovremo spiegare per filo e per segno ai siciliani.
La morte dell’autonomia la vuole anche Confindustria eppure mi pare che, non vorrei sbagliarmi, abbia qualche rappresentante all’interno del governo regionale. E non parliamo di qualche sindacato, come la Cisl, che appena la Confindustria dice “pio” non fa altro che amplificare le parole della stessa, vista la stretta parentela che la lega all’associazione degli industriali.
Allora cosa dire: questo governo e questo Stato il cui intervento viene invocato da più parti – intervento del tutto illegittimo oltre che costituzionalmente improprio – mi pare che in questi giorni abbia problemi ben piu gravi di quelli della Sicilia. Ma il governo nazionale fa le manovre, lo spendig review, e cala la mannaia dei tagli sulla povera gente e sulle regioni più deboli che pagano sempre per prime.
Lo spread ha superato i 500 punti, il debito pubblico ha raggiunto in questi giorni il record di circa 2000 miliardi di euro. Se il governo centrale ci desse le risorse che ci spettano, diverse centinaia di milioni di euro, non avremmo problemi di liquidità neppure oggi: le anticipazione di fondi fas, la premialità della sanità che non ci viene trasferita.
Un governo, quello nostro invece, che ha fatto la riforma della formazione e quella della sanità, ha bloccato il grande affare dei termovalorizzatori portando a casa un piano dei rifiuti che porterà la differenziata a livelli europei bloccando peraltro l’affare o il malaffare delle discariche.
Ma di cosa stiamo parlando se ancora non si riesce, per responsabilità del governo centrale, ad attivare l’aeroporto di Comiso sul quale la regione ha investito svariate decine di milioni e che chi ci governa fuori dalla Sicilia ha lasciato e ancora lascia marcire sotto il sole?
La sola verità è che abbiamo avviato una rivoluzione che non sta bene agli apparati, al potere centrale, ai padroni di oggi ed ai nostalgici di ieri. Ma noi andremo avanti per difendere gli interessi dei siciliani finché Dio vorrà”.
Una sfida all’arma bianca, ma non tra Lombardo, i lombardiani, i suoi alleati e i partiti centralisti, bensì tra chi dell’autonomia istituzionale e politica ne ha fatto un vessillo e chi invece ha la necessità di normalizzare la nazione Sicilia per continuare ad asservirla ad interessi esogeni all’Isola.
Commenti






