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Caos culturale

eraclito [1] “Caos: di tutte le cose padre, di tutte le cose re”. Credo che questo frammento di Eraclito racchiuda in se la nostra mediterraneità. Vengo e mi spiego.  Il Mare Mediterraneo tra le sue onde ha dato vita alle culture su cui oggi si fonda la nostra civiltà. Senza dubbio possiamo affermare che la cultura è nata dal, nel e per il mare nostrum. Il suo dinamismo ha determinato il dialogo, il confronto e dunque le contaminazioni culturali che oggi segnano la nostra identità. Ci portiamo sulla pelle, nei nostri sguardi e nel nostro modo di comunicare questo enorme patrimonio. Tale grandiosità fa discendere due importanti  refluenze : motivazione alla cura del nostro patrimonio culturale; ambizione di progettazione culturale.

Questi i due poli del caos che ci attanagliano quando dalle nostre parti, nello specifico a Marsala, si discute di cultura.  In questo recente periodo, abbiamo assistito ad un dibattito enorme sulla cultura: storia, archeologia, teatro, poesia, cinema, letteratura, pittura, scultura. Sembra che da un momento all’altro una inondazione culturale possa abbattersi sulla città. Ci sentiamo di dire, con un filo di voce: il caos sia risorsa. Tutto questo non può e non deve diventare l’esercizio oratorio di qualcuno; una icona di cui fregiarsi; un atteggiamento demagogico.

Allora eccomi con  alcune riflessioni.

Bene indignarsi per la chiusura di uno splendido teatro, trovo che sarebbe ideale accostare all’indignazione un’analisi del fabbisogno culturale e una valutazione economica, si insomma un progetto con una base solida fatta di conoscenza delle dinamiche sociali, culturali e di individuazione di risorse, per dirla alla francese capacità di produrre ingegnerie culturelle .

Bene confrontarsi sul processo storico e organizzare dibattiti pubblici, forse è venuto il tempo di creare una calendarizzazione condivisa delle attività,  per evitare la contestuale presenza d’ iniziative,  tutte valide, per carità, ma spesso povere di fruitori.

Bene porre l’attenzione sui beni archeologici e ambientali, impariamo a sviluppare l’interessamento sulle necessità di tali beni, cominciamo a documentarci sulle reali esigenze dei nostri  monumenti archeologici e delle nostre aree protette.

Tra qualche giorno saremo chiamati ad eleggere il nuovo primo cittadino e/o cittadina, sapremo poi a scrutini terminati rimanere fermi sull’onestà intellettuale? Sapremo rintracciare le reali priorità delle politiche culturali? Sapremo ancora alzare la testa quando si darà seguito alla corsa alle poltrone di sottogoverno deputate alla gestione culturale della nostra città e alla insaziabile sete di finanziamenti?

Lo scopriremo solo vivendo.

 Barbara Lottero