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Amministrative a Marsala. Ombra lancia il siluro, ora Giulia Adamo chiarisca …

Dopo che il candidato sindaco Salvatore Ombra ha rtirato fuori le note della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare, dove si parla di alcuni comportamenti del candidato sindaco Giulia Adamo presi in esame dalla Commissione nella relazione conclusiva XXIII – 16 bis depositata alla Camera dei Deputati il 18 gennaio 2006, pubblichiamo stralcio della stessa riguardante la questione relativa a Giulia Adamo, fidando che il candidato dell’UDC possa dare ai cittadini di Marsala le giuste risposte. 

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….  L’altro fatto da verificare e` se in tale ritardo possa aver influito il passaggio di alleanze del sindaco da posizioni piu` vicine al presidente della provincia Giulia Adamo (vicina al ministro Micciche` e notoriamente in contrasto con il senatore D’Alı`) a quelle direttamente collegate con il predetto sottosegretario che stranamente si sono prodotte subito dopo la fase di accesso avviata nel marzo 2005.

Tale rapporto di corruttela si estese anche agli appalti relativi al settore dei RSU nel comune di Trapani, come hanno dimostrato indagini condotte nel 2001 (operazione Nettezza urbana) e nel 2002, allorquando sugli sviluppi investigativi della tematica Ecomafia, nella mattinata del 25 giugno 2002, agenti della Squadra mobile e del Nucleo di PT della Guardia di finanza di Trapani hanno dato luogo ad una vasta operazione di contrasto alle infiltrazioni mafiose nel sistema degli appalti pubblici connessi all’ambiente, sequestrando le imprese che tramite il controllo di «Cosa nostra» si sono aggiudicate vari appalti nel settore dello smaltimento  dei RSU dei comuni di Trapani ed Erice.

Secondo quanto riferito dai magistrati trapanesi nell’audizione del 26 ottobre 2004, sono emersi elementi connotanti una infiltrazione della criminalita` nel settore degli appalti pubblici e della raccolta e trattamento dei rifiuti solidi urbani. Il relativo procedimento penale e` stato caratterizzato dall’arresto, nel 2001, di tutti i soggetti di riferimento del mandamento di Trapani, nonche´ dalla confisca e dal sequestro di sei societa` che si occupavano  della gestione dei rifiuti solidi urbani. Lo stesso procedimento ha anche posto in luce il controllo mafioso su tutti gli appalti del settore nella Nettezza urbana.

In Commissione su richiesta di diversi commissari, sono emerse le infiltrazioni nel settore della sanita`. A partire dall’omicidio di Capizzo Giuseppe di Mazara del Vallo risultato vicino al politico locale e sorvegliato speciale di pubblica sicurezza, ex deputato regionale, Giammarinaro Giuseppe, candidato alle regionali del 2001 nella lista «biancofiore» a sostegno di Cuffaro.

La Commissione dovrebbe approfondire il sistema degli appalti gestiti dalle aziende sanitarie, il ruolo dei politici del livello del Giammarinaro nella intermediazione politica al fine di individuare i responsabili amministrativi, i dirigenti sanitari ed i primari e inoltre va verificata la gestione della sanita` privata nel settore delle aziende di riabilitazione ed assistenziali.

Per le aste pubbliche veniva applicato il seguente sistema: «Cosa nostra controllava dall’esterno tutti gli imprenditori che erano ad essa asserviti e quindi presentavano offerte preventivamente concordate, per cui – nonostante le carte fossero regolari – era Cosa nostra a decidere a monte chi dovesse aggiudicarsi l’appalto».

Per cio` che concerne lo sforzo costante intrapreso da «Cosa nostra» per condizionare esponenti della politica locale un provvedimento restrittivo ha riguardato anche l’ex senatore Pizzo Pietro, presidente del Consiglio comunale di Marsala, ritenuto responsabile del reato di cui all’articolo 416-ter del codice penale, in relazione all’articolo 416-bis, per avere ottenuto la promessa da parte di esponenti dell’associazione di tipo mafiosa denominata «Cosa nostra» e segnatamente di Concetto Mariano e per il suo tramite di Bonafede Natale, rappresentante della locale famiglia mafiosa di Marsala, di avere procurati voti, a fronte dell’erogazione della

somma di 100 milioni di vecchie lire, in favore del figlio Francesco candidato nella lista del «Nuovo PSI» alle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea regionale siciliana del 24 giugno 2001; promessa in concreto attuata attraverso il procacciamento di voti da parte di appartenenti a quel sodalizio.

Le indagini relative alla fase II ed alla recente fase III del progetto Peronospera hanno evidenziato la contiguita` mafiosa dei deputati regionali UDC Costa Davide e Norino Fratello, mentre per quanto riguarda l’amministrazione comunale e` stato tratto in arresto per concorso in associazione mafiosa il presidente del consiglio comunale Pizzo Pietro e l’ex capo dell’Ufficio appalti Esposto Rosario. Un consigliere comunale dell’UDC Laudicina Vincenzo e` indagato ed ha reso dichiarazioni confessorie in ordine alle proprie responsabilita` oltre che dei soggetti ora citati.

Le indagini non hanno, invece, allo stato evidenziato responsabilita` o episodi di condizionamento riguardanti esponenti della pubblica amministrazione, anzi risulta che il sindaco Galfano, richiesto da Magistrati e funzionari di Polizia, ha fornito una preziosa e coraggiosa collaborazione alle indagini riferendo alcuni tentativi di interferenza avviati da elementi mafiosi ed ha anzitempo autonomamente sollevato dall’incarico il citato Esposto.

Dopo le citate operazioni il Consiglio comunale si e` sciolto volontariamente grazie all’impegno dei consiglieri del centro-sinistra e di una parte del centro-destra. E ` stato nominato un commissario dalla regione, mentre il Ministero dell’interno ha comunque avviato immediatamente le procedure per l’accesso ispettivo con una dinamica molto diversa da quella sinora adottata per il comune di Castellammare dove l’avvio delle ispezioni prefettizie e` iniziato solo dopo un anno dalla inchiesta giudiziaria senza pervenire ancora ad una determinazione.

Anche le figure di Francesco Canino e Francesco Spina (il primo piu` volte deputato e assessore presso l’Assemblea regionale siciliana, il secondo gia` segretario provinciale del partito della Democrazia Cristiana e parlamentare nazionale) hanno formato oggetto di attenta valutazione a causa dei loro rapporti con l’organizzazione mafiosa trapanese capeggiata da Vincenzo Virga. Dalle notizie acquisite emerge in particolare il ruolo centrale svolto dal Francesco Canino non solo nell’ambito delle vicende politiche trapanesi (egli era il punto di riferimento di numerosi soggetti impegnati politicamente e, secondo alcune fonti, continua tuttora ad esserlo), ma anche in seno a un vero e proprio comitato d’affari, del quale facevano anche parte diversi imprenditori e alcuni mafiosi come il Virga o i Coppola di Locogrande, che gestiva la spartizione illecita degli appalti pubblici della zona. Merita di essere ricordata in proposito la vicenda relativa all’arresto in flagranza nell’anno 2000 per concussione dell’assessore comunale Vito Conticello (trovato in possesso della somma di denaro di 10 milioni di lire consegnatagli da alcuni imprenditori per un piccolo appalto), il quale ha poi confessato di essersi messo a disposizione di «Cosa nostra» per farle ottenere appalti e che il soggetto di riferimento. 

In tale senso si evidenziano le indagini che hanno portato al disvelamento di quindici casi di concussione presso la provincia di Trapani, all’arresto di Antonino Palmeri, dirigente dell’Ufficio tecnico comunale del comune di Castellammare del Golfo, all’arresto dell’ingegnere capo della provincia regionale Grillo per cottimi fiduciari, di un tecnico del comune di San Vito lo Capo e di Filippo Messina responsabile dell’Ufficio  tecnico del comune di Trapani; questi ultimi hanno reso ampie dichiarazioni confessorie ammettendo il sistematico ricorso alla turbativa d’asta per molti incanti indetti negli ultimi anni dalla provincia regionale e dal comune di Trapani.

Tuttavia, nel corso delle rispettive audizioni, ne` la professoressa Giulia Adamo, presidente della provincia di Trapani, ne` l’avvocato Girolamo Fazio, sindaco di Trapani, hanno saputo analizzare il ruolo che «Cosa nostra » ha svolto negli appalti di rispettiva competenza e non hanno saputo dare spiegazioni convincenti rispetto alle questioni che commissari della opposizione e della maggioranza hanno sollevato.

La prima, in particolare, non ha fornito sufficienti informazioni e chiarimenti sulle vicende di turbativa degli appalti che hanno coinvolto gli ingegneri Cascia Salvatore e Grillo Battista, entrambi designati direttamente dalla Adamo. Addirittura il Cascia e` stato nominato attraverso la  procedura di mobilita` da altro ente nonostante dentro l’organico della provincia vi fosse una platea di tecnici di qualificata esperienza.

Non risulta alla Commissione che la Adamo abbia posto in essere alcun atto di indirizzo amministrativo tendente a definire una doverosa vigilanza dell’ente sugli appalti.

Inoltre, l’amministrazione Adamo non si e` mai costituita parte civile in tutti i processi mafia. E` da notare inoltre che presso la giunta Adamo sono presenti i diretti riferimenti – perche` da essi segnalati – dall’onorevole Costa, dall’onorevole Canino e dall’onorevole Giammarinaro e dall’onorevole Fratello tutti coinvolti in pesanti inchieste giudiziarie per collusioni mafiose.

Infine e` da rilevare che l’amministrazione Adamo non abbia mai recepito in atti amministrativi l’apposito atto di indirizzo del consiglio provinciale che in data 14 aprile 2005 ha definito una serie di punti strategici ai fini del controllo negli appalti e nel sostegno alle imprese confiscate”.