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Ma il Papa si può dimettere? Perche’ si deve mettere in sicurezza la scelta del successore del soglio di Pietro ?

papa [1]Il Papa si dimetterà? Quando, il 25 settembre 2011, i rumors in Vaticano divennero voci , qualche testata italiana (Libero e La Repubblica) avanzarono l’ipotesi che  Benedetto XVI – in vista degli 85 anni – stava valutando anche la possibilità delle dimissioni. Le fonti venivano dalla stessa Curia romana. Ed invero tutto ciò prende spunto anche dalle parole dello stesso pontefice in un libro intervista uscito nel 2010, in cui il Santo Padre – in via di principio – sottolinea apertamente per il papa «il diritto e in alcune circostanze anche il dovere di dimettersi».

Quindi il Papa Benedetto XVI sarebbe stanco e starebbe pensando di ritirarsi entro un anno (autunno 2012).  A confermarlo una serie di esternazioni come ,  nel corso del programma “Un giorno da pecora” su Radio 2, è  anche il vescovo emerito di Ivrea, monsignor Luigi Bettazzi. Il quale dice di non credere all’ipotesi di un attentato contro Ratzinger, rivelata tempo addietro dal “Il fatto quotidiano” e seccamente smentita come “farneticazione” dal Vaticano; ed ancora sulle pagine di Libero si era poi sostenuto che il Papa sarebbe malato e quindi vicino alla fine del suo impegno pubblico.

Un’ipotesi quest’ultima  che non si allontana di molto da quella sostenuta da monsignor Bettazzi: il quale, pur non parlando di malattia, dice che “Benedetto XVI è molto stanco basta vederlo, è un uno abituato agli studi, non a un ruolo pubblico. E di fronte ai problemi che ci sono, forse anche di fronte alle tensioni che ci sono all’interno della Curia, potrebbe pensare che di queste cose se ne occuperà il nuovo Papa”. Bettazzi ha anche una sua teoria sulle notizie di stampa apparse sul futuro di Ratzinger: “Penso – dice il prelato – sia un sistema  per preparare l’eventualità delle dimissioni. Per preparare a questo choc, perché le dimissioni di un Papa sarebbero uno choc, cominciano a buttare lì la cosa del complotto”. Prima quindi  di  sollevarsi stracciandosi le vesti consiglio a tutti di tenere bene a mente che è stato lo stesso papa  Ratzinger a fare pubblicamente questa ipotesi discutendo di tutto serenamente e alla luce del sole.

I boatos sulle possibili dimissioni del papa si sono moltiplicati, soprattutto sulla stampa straniera. Sono usciti poi articoli che fanno pettegolezzi sullo stato di salute del pontefice. Trovando mezze conferme in qualcuno dei documenti riservati usciti in questi mesi dai sacri palazzi. Del resto un uomo di 85 anni non puo’ avere  le energie di uno di 50 (e lo dimostra il calendario dei viaggi internazionali di Benedetto XVI, ormai ridotti al lumicino) ma certamente sta meglio del suo predecessore che per sostenersi si aggrappava al suo bastone pastorale.

In verità il tema delle dimissioni del papa ha ben altro spessore e merita riflessioni serie e sul significato e sulle conseguenze che avrebbero le dimissioni di Benedetto XVI ha senso parlarne, anzi è doveroso, proprio perché è stato,  come detto, lo stesso papa Ratzinger, nel libro-intervista con Peter Seewald, a proclamare tale possibilità e a lanciarla nel dibattito pubblico forse per cominciarci ad abituare alla possibilità.

Giuridicamente le dimissioni di un Papa sono previste dal Canone 332 del Codice di diritto canonico e storicamente non sono un inedito. Si sono verificati casi del genere sia nei primi secoli cristiani che nel Medioevo. Pensiamo a Celestino V, papa dello gran rifiuto di dantesca memoria.  Lo stesso Paolo VI, stremato dalla malattia,  stava prendendo in considerazione questa possibilità (morì però in quelle stesse settimane). Infine è stato scritto che Pio XII, minacciato di deportazione dai nazisti, sotto l’occupazione tedesca di Roma scrisse una lettera di dimissioni da rendere pubblica in caso fosse stato fatto prigioniero, affinché Hitler non potesse mai dire di avere nelle sue mani il Vicario di Cristo, ma solo il cardinal Pacelli.

Tornando quindi a Benedetto XVI – va detto che la tempesta che ha travolto in questi mesi la Curia vaticana, in particolare la Segreteria di stato, allontana l’ipotesi di dimissioni del papa, il quale ha sempre precisato che esse sono da escludere quando la Chiesa è in grandi difficoltà e perciò potrebbero sembrare una fuga dalle responsabilità. D’altronde nel caso di papa Ratzinger non si tratterebbe di un drastico ritiro in qualche abbazia bavarese, a studiare, a scrivere e pregare (come ha sempre sognato di poter fare in vecchiaia), perché tornando cardinale di fatto tornerebbe a ricoprire anche quella carica di Decano del Sacro Collegio che aveva già nel Conclave del 2005, da cui uscì pontefice.

Azzerate le cariche di tutti gli altri, il Decano – secondo le norme vigenti – celebra la messa solenne «pro eligendo romano pontifice» e guida le congregazioni all’elezione del nuovo papa. In pratica il cardinale Ratzinger – oltretutto da ex pontefice che ha nominato gran parte di quei prelati – si troverebbe a orientare assai autorevolmente la scelta del suo successore. Ferrara non conosce questo dettaglio tecnico, ma proprio tale dettaglio avvalora molto il suo acuto ragionamento e le sue conclusioni.

Ora, verrebbe da escludere l’attualità delle dimissioni, ora che il Papa è nel pieno della sua opera di purificazione della Chiesa, di restaurazione liturgica, di rilancio missionario e dottrinale. Ora che deve raccogliere gli effetti dell’importante viaggio in centro America, il grande raduno sulla famiglia a Milano e soprattutto l’Anno della fede che ha fortemente voluto, con il quale arriverà anche la sua enciclica sulla fede che è il centro del suo pontificato. Tuttavia è anche evidente l’opposizione del mondo e di un certo establishment teologico-clericale alle «grandi intuizioni» di Benedetto XVI e del predecessore, dalla traumatica (per la modernità laica) affermazione di «Cristo unico mediatore di salvezza» allo «sradicamento della speranza messianica incarnata nella rivoluzione politica», dalla chiara messa a punto nei confronti dell’islam arrembante (Ratisbona), alla «ragione che argomenta la fede e si porta nello spazio pubblico» fino alla «legittimità della politica riguardo alle questioni non negoziabili dell’umanesimo cristiano (il discorso al Bundestag e molto altro)».

 Si potrebbe proseguire con la questione della morale in una modernità senza più orientamento umanistico e con il ritrovamento dell’antica liturgia della Chiesa a fronte delle dissennatezze post-conciliari. Con tutti questi fronti aperti le dimissioni sarebbero impensabili. Eppure,  proprio un colpo di reni del genere potrebbe paradossalmente risvegliare tutta la Chiesa e salvare la chiesa e la sua continuità .

Premesso che laicità è santità di ripiego causano evoluzione genetica trasversale che ingarbuglia, incanta e non “eleva”; l’immensa investitura delle soprannaturalità spirituali nelle incarnazioni umane è un plus regalato dal cielo e configurato per iniziare finalmente con l’intelligenza il percorso di redenzione di un mondo perso nel nulla ed eccessivamente istituzionalizzato. Intelligenza quindi a servizio della fede, fede a sevizio dell’uomo, uomo a servizio della scoperta dell’essere e di Dio. Con il papa Ratzinger la Chiesa  potrebbe  un nuovo inizio per cui le  modalità e i riti con cui giungere al nobile risultato  sarebbero solo minusvalenze ininfluenti.

Anche per la Chiesa verrà il tempo delle sue più grandi prove. Cardinali si opporranno a Cardinali; Vescovi a Vescovi. Satana marcerà in mezzo alle loro file, e a Roma ci saranno cambiamenti”. Questo annuncia l’ultima profezia di Fatima, quella tanto temuta e rivelata solo parzialmente sotto l’egida dell’attuale Papa Benedetto XVI, in quegli anni responsabile della congregazione per la dottrina della fede. Su quelle parole affidate dalla Vergine Maria ai pastorelli nel 1917 non furono divulgati particolari approfondimenti, ma la cronaca di oggi può facilmente far comprendere a tutti, non credenti compresi, il messaggio di ammonimento giunto attraverso le parole di quei bambini, ovviamente del tutto ignari delle losche dispute interne alla Chiesa di Roma.

Questo sarebbe il vero choc della profezia a cui è esposta e sta subendo la Chiesa,  l’antidoto: un altro Uesto è il vero scho

straordinario choc ;  un Papa che si dimette perché ritiene spiritualmente un dovere assecondare un rinnovamento e rilancio che non cancelli il suo stesso magistero, ma anzi lo rilanci, ha direttamente la possibilità di influenzare con maggiore fondamento la successione. Scongiura il verificarsi di tremende profezie e innova radicalmente, promuove un’età regnante che renda meno ingovernabile il popolo di Dio ,  toglie  stagnazione dello spirito difensivo alla domus di Pietro. Di certo se c’è un Papa capace di fare un tale gesto non puo’ essere che Benedetto XVI.

La riflessione coglie nel segno. D’altronde , e sono parole del papa, Egli ha professato la totale consegna di sé nelle mani del Signore che deriva dalla sua certezza granitica che è Gesù stesso a guidare la Chiesa ed è sempre lui a rinnovarla attraverso i carismi, suscitando santi e profeti, infine con un’imponenza di fatti soprannaturali nei tempi moderni – da Lourdes a Fatima e Medjugorije – che pare inedita nella storia bimillenaria della Chiesa: Medjugorije significa un mare di conversioni che non ha eguali negli anni del post-concilio e che nessuna burocrazia clericale aveva progettato né immaginato.  Il Papa cerca quindi il miracolo del rinnovamento della Chiesa , un rilancio della stessa per trovare slancio futuro. Imprevisti e miracoli fanno la storia della Chiesa.

La conferma di questa necessità impellente ed irrinunciabile di rinnovamento della Chiesa deve essere letta anche alla luce di quanto accaduto appena un paio di mesi fa. La cronaca si era infatti occupata delle malefatte interne al Vaticano e il coinvolgimento, ancora una volta dei vertici porporati in affari poco puliti e complotti interni.  Al centro sempre montagne di denaro, che nessun si potrebbe mai sognare, e giochi di potere per salvaguardare gli interessi di cordate di vescovi e cardinali,  le une contrapposte alle altre. E le fonti che disvelano queste inquietanti trame sono per assurdo tutte interne al Vaticano trapelate per vie per ora sconosciute, ma forse prodotto di qualche coscienza scomoda che vorrebbe vedere finalmente avviata una genuina opera di risanamento. 

Quanto, quindi, ci accingiamo a riferire e riportare è  quanto è stato notiziato, anche se in modo frammentario, dai quotidiani nazionali ed esteri e in particolare da tre fonti quali La Repubblica, L’Avvenire, Il Fatto Quotidiano, Il Foglio di Ferrara e il redazionale Antimafia2000.  Noi quindi ci siamo limitati a rendere completo il quadro dei fatti assemblandoli per una visione complessiva del fenomeno. 

La prima è l’incredibile vicenda di Monsignor Carlo Maria Viganò, oggi nunzio apostolico per la Santa Sede a Washington. Un carteggio interno reso noto dal giornalista di La7, Gianluigi Nuzzi, racconta dell’enorme lavoro svolto dal prelato per risanare le casse del Governatorato vaticano chiuse con un bilancio disastroso nel 2010. Nello svolgere il suo compito, affidatogli direttamente dal Santo Padre, Viganò si rende conto che la ragione di spese esose e ammanchi di bilancio è da ricercarsi in un sistema di appalti truccati e fatture gonfiate con le quali si dissanguavano i conti dell’Istituto. Infatti in un solo anno, con una gestione oculata Viganò non solo riporta in pari il bilancio ma apporta nelle casse a lui affidate profitti per decine di migliaia di euro.

Chiaramente la sua opera di pulizia ha intaccato gli interessi di coloro che da quella gestione malata traevano benefici e guadagni illeciti che non hanno tardato a fargli sentire il suo disappunto. In una serie di lettere che il monsignore indirizza direttamente al Papa e al Segretario di Stato Tarcisio Bertone  (che potremmo indovinare con buona approssimazione essere il nuovo Papa in pectore) si leggono chiaramente i nomi di coloro che si sarebbero macchiati dei reati e delle manovre messe in atto dai suoi molti nemici per isolarlo e possibilmente renderlo innocuo.  Ecco un esempio dei suoi allarmanti rapporti a Benedetto XVI: “….Sul medesimo Mons. Nicolini sono poi emersi comportamenti gravemente riprovevoli per quanto si riferisce alla correttezza della sua amministrazione, a partire dal periodo presso la Pontificia Università Lateranense, dove, a testimonianza di S.E. Mons. Rino Fisichella (presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione ndr.) furono riscontrate a suo carico: contraffazioni di fatture e un ammanco di almeno settantamila euro. Cosi pure risulta una partecipazione di interessi del medesimo Monsignore nella Società SRI Group, del Dott. Giulio Gallazzi, società questa attualmente inadempiente verso il Governatorato per almeno due milioni duecentomila euro e che, antecedentemente aveva già defraudato L’Osservatore Romano, come confermatomi da Don Elio Torreggiani (direttore generale della Tipografia Vaticana Ndr) per oltre novantasettemila Euro e I’A.P.S.A., per altri ottantacinquemila, come assicuratomi da S.E. Mons. Calcagno (presidente dell’Apsa, l’Amministrazione del Patrimonio della Santa Sede, Ndr). Tabulati e documenti in mio possesso dimostrano tali affermazioni e il fatto che Mons. Nicolini è risultato titolare di una carta di credito a carico della suddetta SRI Group, per un massimale di duemila e cinquecento euro al mese”. 

Per tutta risposta il Papa lo nomina nunzio apostolico, cioè ambasciatore presso la prestigiosa sede di Washington, forse la più importante in assoluto. “Promoveatur ut amoveatur” si dice in questi casi, e vuol dire: “Promosso affinché sia rimosso”. Monsignor Viganò capisce perfettamente il senso di quella promozione e lo scrive direttamente al Santo Padre il 7 luglio 2011: “Beatissimo Padre, con profondo dolore e amarezza ho ricevuto dalle mani dell’Em.mo Cardinale Segretario di Stato la comunicazione della decisione di Vostra Santità di nominarmi Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America. In altre circostanze tale nomina sarebbe stata motivo di gioia e segno di grande stima e fiducia nei miei confronti ma, nel presente contesto, sarà percepita da tutti come un verdetto di condanna del mio operato e quindi come una punizione”.

E’ il motivo che sconvolge il prelato. La sua missione di ripristinare ordine nei conti compiuta con devozione e successo invece di generare apprezzamento lo ha reso un fastidioso ostacolo per gli interessi di alcuni potentati. Non si arrende però e indirizza il suo sdegno direttamente al segretario di Stato Mons. Narcisio Bertone: (cosi’ nella sua missiva si legge) “Nella lettera riservata che Le avevo indirizzato il 27 marzo 2011, che affidai personalmente al Santo Padre attesa la delicatezza del suo contenuto, affermavo di ritenere che il cambiamento cosi radicale di giudizio sulla mia persona che Vostra Eminenza mi aveva mostrato nell’Udienza del 22 marzo scorso non poteva essere frutto se non di gravi calunnie contro di me ed il mio operato (….) ed ora, dopo le informazioni di cui sono venuto in possesso, anche in sincero e fedele sostegno all’opera di Vostra Eminenza, a Cui è affidato un incarico così oneroso ed esposto a pressioni di persone non necessariamente ben intenzionate (….) con tale spirito di lealtà e fedeltà che reputo mio dovere riferire a Vostra Eminenza fatti e iniziative di cui sono totalmente certo, emerse in queste ultime settimane, ordite espressamente al fine di indurre Vostra Eminenza a cambiare radicalmente giudizio sul mio conto, con l’intento di impedire che il sottoscritto subentrasse al Card. Lajolo come Presidente del Governatorato, cosa in Curia da tempo a tutti ben nota. Persone degne di fede hanno infatti spontaneamente offerto a me e S.E. Mons. Corbellini, Vice Segretario Generale del Governatorato, prove e testimonianze dei fatti seguenti:1. Con l’avvicinarsi della scadenza di detto passaggio di incarichi al Governatorato, nella strategia messa in atto per distruggermi agli occhi di Vostra Eminenza, vi è stata anche la pubblicazione di alcuni articoli, pubblicati su Il Giornale, contenenti calunniosi giudizi e malevole insinuazioni contro di me. Già nel marzo scorso, fonti indipendenti, tutte particolarmente qualificate – il Dott. Giani (Domenico Giani, ex finanziere ed ex agente dei servizi segreti italiani nel Sisde poi nominato direttore dei servizi di sicurezza e Ispettore Capo della Gendarmeria del Vaticano ndr.) il Prof. Gotti Tedeschi (Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello IOR, l’istituto finanziario del Vaticano, ndr.) il Prof. Vian (Gian Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano ndr.) e il Dott. Andrea Tornielli, all’epoca Vaticanista di Il Giornale, – avevano accertato con evidenza uno stretto rapporto della pubblicazione di detti articoli con il Dott. Marco Simeon, almeno come tramite di veline provenienti dall’interno del Vaticano. A conferma, ma soprattutto a complemento di tale notizia, è giunta a S.E. Mons. Corbellini e a me la testimonianza, verbale e scritta, del Dott. Egidio Maggioni (ex presidente della società pubblicitaria SRI, Socially Responsible Italia Spa in rapporti di affari con il Vaticano ndr.), persona ben introdotta nel mondo dei media, ben conosciuta e stimata in Curia, fra gli altri, dal Dott. Gasbarri (direttore amministrativo di Radio Vaticana, ndr.), da S.E. Mons. Corbellini e da Mons. Zagnoli, già responsabile del Museo Etnologico-Missionario dei Musei Vaticani. Il Dott. Maggioni ha testimoniato che autore delle veline provenienti dall’interno del Vaticano è Mons. Paolo Nicolini, Delegato per i Settori amministrativo-gestionali dei Musei Vaticani.

La testimonianza del Dott. Maggioni assume un valore determinante in quanto egli ha ricevuto detta informazione dallo stesso Direttore de Il Giornale, Sig. Alessandro Sallusti, con il quale il Maggioni ha una stretta amicizia da lunga data. 2. L’implicazione di Mons. Nicolini, particolarmente deplorevole in quanto sacerdote e dipendente dei Musei Vaticani, è confermata dal fatto che il medesimo Monsignore, il 31 marzo scorso, in occasione di un pranzo, ha confidato al Dott. Sabatino Napolitano, Direttore dei Servizi Economici del Governatorato, nel contesto di una conversazione fra appassionati di calcio, che prossimamente oltre che per la vittoria del campionato da parte dell’ lnter, si sarebbe festeggiata una cosa ben più importante, cioè la mia rimozione dal Governatorato”.  

La missiva prosegue per ben altri sei punti in cui Mons. Viganò sostiene dettagliatamente la propria causa, ma non serviranno a nulla giacché la decisione è stata presa.  Come da prassi il Vaticano ha dapprima cercato di ridimensionare la faccenda, con un freddo comunicato pubblico di presa di distanza, ma la solidità dell’inchiesta di Nuzzi e soprattutto il montante fastidio di molti credenti, stufi per l’ennesimo scandalo ha spinto la burocrazia vaticana ad assumere un atteggiamento di estrema durezza con il prelato colpevole di aver messo nero su bianco nomi e cognomi di coloro che disonorano la Chiesa di Cristo. Probabilmente la carriera di ambasciatore americano non durerà molto per Monsignor Viganò, non c’è posto per gli inflessibili nel gran bazar del tempio. Si potrà consolare con la fede in ciò che Cristo insegnò: “Beati coloro che saranno perseguitati a causa del mio nome” perché ha avuto il coraggio di verità in una spelonca di ladri. Non è però l’unica vicenda emersa in poche settimane a dare grattacapi alla Chiesa. 

A ciò si aggiunge l’ultima operazione sospetta del settembre scorso segnalata alla Banca d’Italia sul trasferimento di 23 milioni di euro, attraverso il Credito Artigiano, alla Jp Morgan Frankfurt (20 milioni) e alla Banca del Fucino (3 milioni) che gli inquirenti ritenevano poco trasparente. Lo Ior è infatti considerato come una banca extracomunitaria cui vanno applicate le norme di controllo secondo quanto disposto dal decreto 231 del 2007 che regola in modo “rafforzato” le transazioni economiche dei paesi che non fanno parte della “white list”, cioè che non operano in un regime di trasparenza tale da fugare i sospetti di riciclaggio. In una parola sola Paesi Off-shore.

Questa classificazione non è mai piaciuta a Benedetto XVI che ha infatti personalmente fatto istituire uno strumento di controllo interno l’Aif (Autorità di informazione finanziaria) dietro l’emanazione di una specifica legge per la “prevenzione e il contrasto del riciclaggio dei proventi di attività criminose”. Per questa ragione, anche se non è la sola, la procura di Roma aveva accettato di far dissequestrare le cifre in questione che secondo le spiegazioni dei vertici della banca vaticana inquisiti, il presidente Gotti Tedeschi e il direttore Cipriani, erano frutto di un giroconto per acquistare bond tedeschi, ma l’inchiesta era rimasta comunque aperta.

Dal ventre molle del Vaticano però proprio in questi giorni in un articolo de Il Fatto Quotidiano,  si leggeva di una circolare interna e riservata agli uffici papali nella quale ci si chiedeva come e quanto dovesse essere efficace l’operato dell’Aif e se soprattutto le nuove regole dovessero essere retroattive o da applicarsi solo a partire dal mese di aprile 2011, quando è entrato in vigore il nuovo regime. La Santa Sede nelle parole del suo portavoce Lombardi, indaffaratissimo a parare colpi a destra e a manca, ha spiegato che si trattava solo di un appunto interno con normali richieste di chiarimento cui era seguita la direttiva di procedere a tutto campo.

Sarà, ma il caso vuole che nell’ultimo anno lo Ior ha spostato gran parte dei fondi prima depositati presso nove banche italiane, di cui è cliente, fra le quali Intesa Sanpaolo e Unicredit, in istituti di credito tedeschi. Nessun mistero – rispondono gli economisti papali – sono più convenienti e costano meno. O sono più provvidenzialmente lontani dalle procure italiane? Insomma se pur Benedetto XVI abbia cercato di avviare importanti iniziative di risanamento dell’etica finanziaria del suo stato, intrighi e scandali continuano ad emergere smentendolo nei fatti.

La settimana nera della città del Vaticano si è infatti conclusa con un clamoroso scoop di Marco Lillo, uno dei cronisti di punta de Il Fatto Quotidiano, che ha rivelato una lettera scritta dal Cardinale colombiano Darío Castrillón Hoyos al segretario di Stato nella quale lo avverte di un possibile complotto di morte ai danni del pontefice. La missiva dai contenuti davvero incredibili riferisce che il vescovo di Palermo, Mons. Romeo nel suo ultimo viaggio privato in Cina avrebbe non solo confidato delle lotte di potere interne al Vaticano, compresa la difficile convivenza tra il Santo Padre e proprio Mons. Bertone, ma anche profetizzato il decesso del papa entro 12 mesi e persino il designato successore. Mons. Lombardi non ha potuto che accertare la veridicità del documento, ma ovviamente non si è potuto sbilanciare sul contenuto definito “sconclusionato”.

Vero o meno, lo squallido spettacolo che si dispiega agli occhi dei fedeli e non solo ci restituisce l’immagine di una corte monarchica infestata da lotte di potere, inganni, corruzione e tradimenti. Nulla a che fare con l’insegnamento Cristico, nulla a che fare con il sacrificio quotidiano di decine di sacerdoti sparsi in tutto il mondo a combattere per la sopravvivenza e dare da bere agli assetati e da mangiare agli affamati.

A tutto ciò’ si aggiunga il rapporto tra la Cupola mafiosa e il Vaticano per i miliardi di provenienza illecita riciclati nella banca vaticana per conto di Cosa Nostra. Ed ancora la divisioni di potere interna al Vaticano che, in tutta la sua devastante gravità, potrebbe andare di scena , nel  conclave, per la designazione del successore di Pietro, tra cardinali filo Opus Dei, e cardinali filo massonici di Alleanza Vaticana e cardinali  filo sinistrorsi degli Illuminati. Ecco quindi calzante la profezia di Fatima accettata dalla Chiesa  : “Anche per la Chiesa verrà il tempo delle sue più grandi prove. Cardinali si opporranno a Cardinali; Vescovi a Vescovi. Satana marcerà in mezzo alle loro file, e a Roma ci saranno cambiamenti” a cui fa eco la profezia laica  di S. Malachia che vuole Giovanni Paolo II il penultimo papa prima della fine del mondo.

Secondo questa profezia il papa successivo a Giovanni Paolo II è caratterizzato dal motto latino De Gloria Olivae. Secondo molti interpreti tale motto identifica un papa latino americano o un africano, il famoso Papa Nero che allineava la profezia alle centurie di Nostradamus che appunto prevedeva un papa nero per il nuovo millennio. L’avvento al soglio pontificio di Benedetto XVI scongiurava le profezie di Malachia e Nostradamus e la conseguente fine del mondo. Ora però , i piu’ attenti osservatori e studiosi vaticanisti hanno notato come nello stemma di Benedetto XVI nel cantone destro dello scudo (a sinistra di chi guarda) vi è una testa di moro (un re negro) con labbra, corona e collare rosso appunto il De Gloria Olivae, il Papa Nero di Malachia prima dell’Apocalisse o della Parausia >>. Ecco perché il Papa deve dare una prova di forza e un  forte “colpo di reni” se vuole riformare la Chiesa salvandola dal concreto baratro prospettato dalla profezia di Fatima e da tutte le altre profezie pagane e deve consentire che avvenga nella Chiesa il  vero miracolo: Via i mercanti dal Tempio!

Giovanna Livreri