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Il manifesto del popolo siciliano

sonolatuabandiera2 [1]“Siamo convinti che il quadro che offre la Sicilia di oggi sia quello della più tetra desolazione: imprese che fuggono, ragazzi disoccupati a vita, declino demografico, ma – forse ancor peggio – degrado ambientale e sociale, sfiducia profonda in se stessi. C’è chi vorrebbe ritorcere contro di noi ogni responsabilità, additando in un generico malgoverno, o in una generica inciviltà dei Siciliani l’origine di tutti i mali.
Troppo comodo! Il malgoverno è figlio di un sistema che non lascia speranza, che non dà offerte politiche realmente alternative e che piega la schiena ad un popolo trasformato in massa di schiavi, costretto a vendere il proprio voto per la sopravvivenza o a evitare le urne, messe lì da uno stato visto come una dominazione qualunque. L’inciviltà, vera o presunta, nasce poi dall’abiezione e dal degrado stesso in un circuito vizioso apparentemente senza fine. La schiavitù ha invece radici e catene ben visibili a chi le voglia vedere. La Sicilia è oggi colonia non dichiarata dello Stivale e del Continente. Essa esporta (o regala) tutto ciò di cui dispone (risorse naturali, umane, etc.) in cambio di un piatto di pasta o di prebende per gli intermediari locali, veri parassiti e sanguisughe, che poi servono anche da schermo per pilotare l’atavico malcontento dei Siciliani.

E invece – va detto con coraggio – è proprio l’abbraccio con l’Italia e con l’Europa che, così come è stato concepito, porta la nostra società ad una lenta asfissia mortale. Essa poi deve importare tutto ciò che le serve, e anche ciò che non le serve, proprio dai suoi aguzzini che così la impoveriscono e la avviliscono giorno dopo giorno.
Noi abbiamo però l’antidoto. Questo sta in quella Costituzione Regionale che i nostri padri conquistarono con l’intelligenza e con il sangue nella primavera del 1946 e che ancora aspettiamo invano che venga attuata. Abbiamo la soluzione a tutti i nostri problemi, abbiamo il diritto di sognare e ci ostiniamo a negarlo a noi stessi.

L’idea di fondo è così quella riprendere la lettera dello Statuto siciliano, ancora inattuato dopo 65 anni circa, e questa volta attuarlo per davvero, adattandolo soltanto qua e là ai cambiamenti politici e istituzionali nel frattempo sopravvenuti, ma anche blindandolo dai sotterfugi istituzionali attraverso i quali i poteri forti italiani lo hanno nel tempo completamente eluso. Non vogliamo dare un articolato di legge; a questo penseranno i politici quando sarà il momento.

Vogliamo costruire una bandiera nella quale si possano riconoscere tutti i Siciliani che non ci stanno a morire poco per volta, che credono in questa Terra, che la amano, e che razionalmente vogliono avere un obiettivo sul quale coagulare tutte le proprie forze. Per questa ragione si condensano le rivendicazioni del Popolo Siciliano in una piattaforma politica di quindici punti fondamentali. Ci limitiamo all’economia. Gli altri comparti dell’Autonomia verranno con naturalezza subito dopo. Attraverso questi, ad esempio, si potranno defiscalizzare gli idrocarburi, o irrobustire stipendi e pensioni, o creare la fiscalità di vantaggio, o accorciare la filiera remunerando produttori e consumatori a danno dei soli intermediari parassitari, o neutralizzare ogni forma di speculazione internazionale ai danni della nostra piccola Patria. Solo così questa potrà essere un vero laboratorio di civiltà, benessere e libertà da esportare in tutta Italia e in tutta Europa.

Il dado è tratto. 

Professor Massimio Costa,
docente di Economia all’università di Palermo