- Osservatorio Sicilia/Mondo e Dintorni - http://www.osservatorio-sicilia.it -

Agricoltura. Alla fine del 2012 scomparirà l’agricoltura moderna

Almeno per una cosa i Maya sembra che ci abbiano  visto giusto. Da quello che sta accadendo in quest’ultimo periodo  è ormai certo che  alla fine del 2012 l’agricoltura moderna scomparirà  dal panorama produttivo nazionale. A differenza della profezia, le cause di questa imminente sciagura sono sicuramente meno inquietanti, più terrene ma altrettanto devastanti. Si tratta  infatti  della miopia della  politica nazionale e comunitaria nell’affrontare i problemi di questo settore.

“A partire dal 2013, l’anno indicato per il raggiungimento del pareggio di Bilancio dello Stato e per l’entrata in vigore della nuova Pac – evidenzia il presidente della Confagricoltura siciliana, Gerardo Diana – per gli agricoltori ci saranno più tasse e meno contributi comunitari. Un mix letale per un comparto già stremato dalla inarrestabile ascesa dei costi di produzione e da prezzi determinati da paesi con economie in via di sviluppo”. 

Il presidente punta il dito nei confronti dell’ultima manovra varata dal governo Monti, che equipara i beni immobili destinati alla produzione a quelli patrimoniali ma anche alla nuova PAC in cui sono previsti tagli all’agricoltura del nostro Paese per oltre 287 milioni di euro.

“Il tutto – precisa Diana – va ad aggiungersi ad una situazione già  precaria a causa del continuo allargamento della forbice tra i costi di produzione ed i ricavi. L’aumento delle accise sul gasolio ha poi prodotto, come effetto immediato per la nostra Regione, un ulteriore  allontanamento dei prodotti agricoli siciliani dai principali mercati nazionali ed europei”.

Diana si dichiara in piena sintonia con la posizione assunta dal presidente nazionale della Confagricoltura, Mario Guidi che al governo nazionale non chiede “contentini”, come quello di ridurre dal 120 al 110 il coefficiente di rivalutazione per la base imponibile dei terreni, ma l’emanazione di  una norma sostenibile per le imprese agricole.

“Oltre ad essere iniqua e punitiva sul fronte dell’imposizione fiscale – evidenzia ancora Diana – la manovra esclude il settore da tutti gli incentivi per la nuova occupazione e per la deducibilità degli oneri ai fini dell’IRAP. Le aree del Mezzogiorno, ad alto impatto occupazionale, dovranno anche fare i conti con il progressivo innalzamento degli oneri previdenziali che renderà ancora più concorrenziali tutte le agricolture mediterranee e che quindi  potranno sfruttare al  meglio le ampie deroghe.