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Il nuovo codice antimafia: criticità e proposte di modifica.

“Un’occasione perduta”- è questa la definizione data da Vito Lo Monaco presidente del Centro Studi Pio La Torre al nuovo Codice delle misura di prevenzione antimafia.Il Codice non è quel testo unico di leggi antimafia che molti si auspicavano per ordinare, una volta per tutte, la caotica legislazione formatasi in clima emergenziale negli anni delle famose stragi di Mafia. Dalla “strage di Ciaculli” alle stragi di Capaci e via D’Amelio si sono susseguite una serie di emanazioni di leggi importanti che oggi sono state sorprendentemente messe da parte. Basti pensare all’efficace Legge Rognoni-La Torre che ha introdotto le Misure di prevenzione patrimoniali o al D.lg. 2004\10 che ha istituito l’Agenzia Nazionale per il recupero dei beni confiscati alla Mafia.

 “Giuristi e Operatori del movimento antimafia si trovano concordi nell’affermare che il Governo Berlusconi non ha voluto accogliere quanto era stato proposto da un largo schieramento sociale, politico, rappresentativo del movimento antimafia del 7 luglio alla Camera dei Deputati promosso dal Centro studi Pio La Torre, tranne lo stralcio dei primi dieci articoli che avrebbero cancellato dalla memoria legislativa la Legge Rognoni-La Torre”- continua Lo Monaco.

Il grave difetto del nuovo codice sarebbe quello di aver adottato nel sequestro di prevenzione modalità del procedimento fallimentare, che impone di soddisfare subito i creditori e non dopo la confisca com’ è previsto in quello di prevenzione. Il Codice prevede, infatti, la vendita dei beni confiscati per soddisfare i creditori, contraddicendo lo spirito della Rognoni-La Torre e della legge 109. Cosi facendo, i creditori e le banche creditrici vanno soddisfatte prima dell’interesse pubblico vendendo anche beni di elevato valore per soddisfare crediti di piccolo importo.

Nonostante siano state apportate parziali integrazioni, il codice appare ancora inadeguato e rischia di mettere in pericolo l’intero sistema dell’azione di contrasto alle mafie. Il disegno di legge presentato nell’agosto 2010 aveva già evidenziato gravi limiti che emergevano dalla mancanza di proposte finalizzate a potenziare gli strumenti penali e di prevenzione.

Secondo il giudice Francesco Menditto i limiti principali si avrebbero in tema di disposizioni sull’amministrazione delle aziende sequestrate, sul procedimento di tutela dei terzi e sulla disciplina dei beni immobili ipotecati.

“E’ chiaro che la nuova disciplina rischia di determinare un completo svuotamento dei patrimoni di sequestro ,con la chiusura delle aziende e pesanti riflessi sul piano occupazionale, danneggiando gli interessi dell’erario e rendendo impossibile la realizzazione dell’obiettivo di destinazione a fini sociali dei beni confiscati”- afferma il giudice Antonio Balsamo.

Un testo che nasconde molte ombre non può che destare l’attenzione di tutti gli addetti ai lavori , che da mesi ormai cercano di dialogare con governi vecchi e nuovi. Sembra ,insomma, che al nuovo Presidente del Consiglio Prof. Monti non sia richiesto solo di risanare l’economia italiana; incombe sul Governo un compito che né a destra né a sinistra hanno saputo adempiere con efficacia: salvare la legislazione antimafia.  

Sabrina Gottuso