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Saga Ciancimino. Mafia Messina, le operazioni “Pozzo 2” e Ghota”

Retroscena: sulla messa a posto per i cantieri della GAS – azienda gasdottisiciliana – spa di Vito Ciancimino I Mazzaroti e i Barcellonesi facevano ai Brancato lo sconto dell’ 1%  .

Dopo un travagliato tentativo di arrestarlo Lui, Tindaro Marino, ha deciso di presentarsi spontaneamente alla caserma dei carabinieri della Compagnia di Patti . Cinquantuno anni, imprenditore di Gioiosa Marea. Il suo arresto ha fatto lievitare a 25 il numero delle persone finora arrestate nell’ambito delle due operazioni antimafia “Pozzo 2″ e “Gotha”. Il suo nome figura tra i 27 contenuti nell’ordinanza che il gip del Tribunale di Messina Massimiliano Micali ha firmato in riferimento alla prima inchiesta. Dalle attività investigative portate avanti dai carabinieri del Ros sarebbero emersi saldi legami tra Marino e la famiglia dei Mazzarroti, guidata prima da Carmelo Bisognano , il boss, e poi da Tindaro Calabrese. Per conto dei due “mammasantissima” si sarebbe occupato della “sistemazione” di alcune estorsioni. In primis quella per i lavori di metanizzazione della Gas per la tratta tra Montalbano e la città dello Stretto e di riqualificazione del lungomare di Brolo. In particolare, il cinquantunenne avrebbe consentito che mezzi d’opera riconducibili a esponenti del gruppo operassero sotto le insegne della società. Non solo.

L’imprenditore di Gioiosa Marea avrebbe pure permesso alla criminalità organizzata di giustificare la movimentazione di ingenti somme di denaro pagate dalle vittime delle estorsioni, attraverso sovrafatturazioni o contabilizzazione di operazioni inesistenti ( operazioni emerse , in diverse sedi processuali, anche nella gestione amministrativa dei Brancato nella Gas ma su cui ancora non risultano indagini in corso) . Marino stesso avrebbe beneficiato di parte dei profitti acquisiti in maniera illecita. Ragion per è stata sottoposta a sequestro preventivo dei beni, finalizzato alla confisca, essendo risultati i suoi redditi sproporzionati allo stile di vita mantenuto e al patrimonio accumulato.

Metanodotto, la storia di una tangente con lo sconto alla famiglia Brancato – Il collettore delle tangenti pagate alla criminalità organizzata dalle grandi imprese impegnate in lavori pubblici sul territorio, era Sem Di Salvo che curava direttamente la raccolta dei soldi per consegnarli a sua volta, dopo aver contabilizzato le somme e trattenuto parte di esse per le necessità dell’«associazione», a Giovanni Rao, capo della consorteria che governa la famiglia dei Barcellonesi. A rivelarlo agli inquirenti sono i verbali del collaboratore di giustizia Carmelo Bisognano. Per altro Giovanni Rao e’ uno dei nomi presenti nei contratti di appalto, direttamente stipulati dalla gas gasdotti azienda siciliana con le imprese di mafia, a firma della famiglia Brancato ( prima Ezio Brancato , patron della gas di cianciminiana memoria e poi dalla di lui figlia Monia che del padre assunse ruolo e posizione aziendale dopo la morte di questi avvenuta nell’ agosto 2000) Carmelo Bisognano ha anche dichiarato che, anche con riguardo alla Gas, dopo l’arresto di SemDi Salvo, avvenuto nel 2003 per le operazioni Omega e successivamente per Icaro, a raccogliere i soldi per il “Gotha” mafioso di Barcellona era il sedicente “ragioniere” Giuseppe Isgrò, organico alla Cep di contrada Gurafi e infiltrato anche in altre e numerose imprese che lavorano inerti nell’hinterland di Barcellona. Isgrò, così come faceva Di Salvo, consegnava i soldi a Giovanni Rao. Bisognano e Di Salvo erano legati da fraterna amicizia.

Durante la detenzione di entrambi al 41 bis, nel 2008 (lo rivelano gli atti dell’inchiesta Vivaio) i loro figli, entrambi poco più che maggiorenni, si erano persino fidanzati. Tornando ai soldi delle estorsioni, servivano a finanziare le azioni delittuose del gruppo e soprattutto per mantenere i carcerati e le rispettive famiglie. A pagare il pizzo, le grandi imprese che concedevano alle stesse ditte gestite dalle cosche, come quella di Carmelo Bisognano, commesse nei cantieri. Il boss Carmelo Bisognano aveva avuto la possibilità, tramite un intermediario di cui non si e’ disvelato il nome, di agganciare, il presidente del Cda della “Gas spa”, Ezio Brancato. Società che stava realizzando, con la direzione lavori del proprio ingegnere Giuseppe Italiano la rete del metano in numerosi Comuni costieri e dell’entroterra (cantieri di Mazzarra’ , Rodì, Basicò, Novara, Falcone, Oliveri, Tripi).

Il collaboratore di giustizia ha rivelato di essersi recato nell’ufficio della società a Terme Vigliatore e di ave li’ incontrato il Brancato. Al boss bastò affermare – rilevante: senza proferire minaccia alcuna – che «c’erano delle competenze sul territorio da appianare» e l’amministratore della società Brancato chiese a lui solo quale fosse la soluzione consigliata. Bisognano rispose indicando una cifra: il 2 per cento sui lavori.

L’imprenditore disse che la società stava attraversando problemi e Bisognano rilanciò accordando un ben accettato 1 per cento. Contratto sceleris concluso con pacifica e reciproca soddisfazione. La percentuale chiesta come estorsione veniva calcolata – ha spiegato il collaboratore – solo sulla parte del finanziamento dell’Ue che si aggirava sul 65 per cento.

La prima consegna del denaro, circa 200 milioni di vecchie lire in contanti chiusi in una valigetta, avvenne da parte di Ezio Brancato tra maggio e giugno del 2000 all’hotel Silvanetta di Milazzo. «Soldi che poi consegnai per intero a Sem Di Salvo nella sua casa di Spinesante». In cambio Carmelo Bisognano garantì alla Gas la tranquillità sui cantieri e il quieto vivere. ricorderemo che Vito Cianimino non e’ ancora deceduto ( morira’ nel novembre 2002 ) e che Bernardo Provenzano comanda ancora e entrambi hanno sicuramente avuto un ruolo nella intermediazione tra il boss Bisognano e Ezio Brancato della Gas.

Da tenere in conto e’ la circostanza che il pentito non parla mai di Lapis , considerato giudiziariamente il braccio operativo nella gas del Ciancimino. Con la stessa società della Gas il boss si avvicinò sempre di più ai vertici e continuo’ i rapporti, dopo la morte diEzio con gli eredi della famiglia Brancato tra cui la figlia Monia, tanto da ottenere l’affidamento di lavori per la ditta “Teresa Truscello” intestata alla convivente del Bisognano e successivamente per la “Futura 2004″, gestita dalla sorella dello stesso boss. Da significare un particolare rilevante ai fini penali e molto grave. Cioe’ come, a detta dello stesso pentito, gli spostamenti di tali appalti su imprese diverse da quella di Carmelo Bisognano furono necessitati per via della circostanza che nel frattempo il boss risultava essere incriminato per mafia dalla locale procura e pertanto i Brancato , nella persona di Monia che aveva sostituito il padre Ezio e che era sposata felicemente con il figlio Antonello del procuratore nazionale antimafia Giusto Sciacchitano, distaccato alla procura di Messina , onde favorire il boss, avevan provveduto a stipulare contratti di appalto con altri soggetti imprenditoriali vicini al boss e che di fatto lo sostituivano. Anche su tale inquietante circostanza non risultano indagini in corso sulla Monia Bancato la quale, separatasi con il rilevante marito nell’ aprile 2005 e intreciata una relazione duratura con l’amministratore della gas natural, trascorre il tempo tra la Sicilia e la Spagna dove ha investito ingenti somme ereditate dal padre quale liquidazione delle quote della gas a seguito della vendita agli spagnoli. Comunque a Di Salvo bastava sapere solo che «la Gas è a posto». Chissa’ se anche a seguire la vendita agli spagnoli la Gas ha continuato ad essere a posto a maggior ragione che gli spagnoli hanno volut che Monia Brancato rimanesse fino al 2006 procuratore legale della societa’ spagnola ? . la Gas e’ a posto. Il boss collettore di tangenti non voleva conoscer altri particolari, così come per le estorsioni alle imprese Ira e Ferrari impegnate nei lavori del raddoppio ferroviario. Fatti per i quali è indagato oltre a Sem Di Salvo, Giuseppe Isgrò. Diversamente dalla Gas con cui pi’ che di estorsione si tratto’ di un vero e proprio patto sceleris consumano con accordo e soddisfazione reciproca , per ottenere i soldi dalle due imprese Melo Bisognano dovette ricorrere alle minacce, prospettando alle vittime attentati ai cantieri. Le imprese poi cedettero e tra il 2003 e 2004, consegnarono in tre diverse occasioni soldi in contanti tra i 19 e 25 mila euro che in una occasione Bisognano dovette nascondere all’interno di un paio di stivali da lavoro. Bisognano, oltre a riscuotere le tangenti dall’Ira, aveva ottenuto anche dei lavori. Fino al 2003 le tangenti dei lavori del raddoppio erano appannaggio solo ed esclusivamente del clan catanese di Santapaola, rappresentati da Alfio Mirabile, il quale percepiva tutte le tangenti destinate dall’Ira alla criminalità organizzata. Solo in un secondo momento i catanesi provvedevano a versare parte degli introiti alle famiglie del territorio. L’accordo con i catanesi saltò nel 2003, quando Carmelo Bisognano si accorse che Alfio Mirabile non si dimostrava puntuale nella ripartizione dei proventi. Da quel momento l’ex capo dei Mazzarroti pretese dal clan Santapaola di riscuotere direttamente le tangenti, senza intermediari, a nome della famiglia dei Barcellonesi. Da questo quadro investigativosi evidenzia come il ruolo del neo pentito Carmelo Bisognano non e’ certo di una figura minoritaria nel panorama mafioso estorsivo di cosa nostra in sicilia. Ma la cosa che piu’ imoressiona e ‘ come da questi racconti del pentito emerga una posizione della impresa della Gas siciliana , di cui ampiamente ci siamo occupati e ci continueremo ad occupare per via della vicenda del tesoro di ciancimino’s family , che non e’ certo di vittima e di estorta ma semmai di soggetto acquiscente e consenziente rispetto ad accordi di pagamento di messe a posto e pizzo per i cantieri relativi alla metanizzazione fino al punto di accettare di corrispondere alla organizzazione criminale di cosa nostra una percentuale calcolata sul contributo europeo a perdere ottenuto dalle istituzioni europee per la metanizzazione.

Quasi che la mafia sicilana, intesa come organizzazione, sia stata un socio occulto e di rendita della stessa Gas. In tutto cio’ la figura dei Brancato, prima del padre Ezio, gia’ impiegato dell’ assessorato regionale all’agricoltura e uomo della DC della corrente Bodrato e poi Limiano, fondatore sul finire degli anni 80 della societa’ del Gas, secondo i racconti del Ciancimino Junior e del prof. Gianni Lapis, costituzione decisa e di fatto avvenuta nel salotto di Vito Ciancimjno, e poi delle tre eredi D’Anna Maria Brancato ( la intraprendete moglie esperta di investimenti immobiliari), Monia Brancato (l’ esperta figlia avvocato e vera erede esecutiva ed alter ego del padre nella conduzione della azienda del gas e dei rapporti con le imprese in odor di mafia – molti contratti con imprese legate a cosa nostra portano la firma del padre e poi di costei ) Antonella Brancato ( figlia minore , giovane miliardaria con la passione per i gioielli fino a creare un suo marchio).

Una occasione processuale perduta quella della Procura di Catania che su tutto cio’ avrebbe potuto investigare , avendo ricevuto circostanziati esposti da parte dell’ ex legale della Gas, l’ avvocato Giovanna Livreri, e dello stesso socio della Gas, il prof. Gianni Lapis e che invece ha ritenuto di non dovere procedere oltre chiedendo nel giugno scorso l’ archiviazione delle tre eredi Brancato , unitamente ad altri coindagati. Eppure la procura di Catania possedeva agli atti d’ indagine i contratti firmati da Monia Brancato con le imprese di mafia; ma con evidenza non hanno ritenuto potere vedere oltre.

Ora finalmente si presenta un’altra opportunita’ di approfondire e fare chiarezza su veri rapporti tra cosa nostra e le imprese di mafia con la gas dei ciancimino e in particolare il gruppo Brancato , che dalla vendita della gas ha recuperato 60 milioni di euro, e che a tutt’ oggi risulta intoccato da attivita’ investigative e giudiziarie tanto sulle persone che sui come hanno conseguito i loro beni. Nella speranza questa volta che non pesi la circostanza per cui Ezio Brancato sia stato il consuocero dell’ alto magistrato Giusto Sciacchitano, che all’epoca del contratto sceleris tra Ezio Brancato con Carmelo Bisognano per il pagamento del 2% ( poi scontato all’ 1 % a cosa nostra sui finanziamenti a fondo perduto per i cantieri del peloritano) era di stanza, quale procuratore della Dna applicato, alla Procura di Messina.

 La stessa che ha indagato sulle attivita’ criminali del boss Carmelo Bisognano. Ma anche di tali indagini sugli eventuali favoritismi del procuratore nazionale Sciacchitano al consuocero Brancato e alla societa’ del Gas , dove il figlio Antonello Sciacchitano prestava lavoro quale dirigente a 150 milioni di lire all’ anno, si sarebbe dovuto approfondire alla Procura di Catania presso cui pendeva esposto in tale senso ; ma i pm di quella procura hanno preferito chiedere l’ archiviazione che il Gip di Catania, nello scorso giugno, ha concesso senza indugio alcuno. Anche la procura di Palermo, con i pm Ingroia e Di Matteo , nello stesso mese di giugno appena scorso , era arrivata alla conclusione opposta rispetto alla procura di Catania e al suo Gip, richiedendo per la vedova Brancato : D’ Anna Maria , il rinvio a giudizio per la liquidazione a Massimo Ciancimino , quale socio d fatto di Ezio Brancato e della Gas , di una buona uscita di euro 4.700 a seguito della vendita del 13 gennaio 2004 della Gas siciliana alla spagnola Gas Natural per 126 milioni d euro. in atto si e’ in attesa della fissazione dell’ udienza per il rinvio a giudizio dinanzi al Gip d Palermo Dr.Ziino. Le indagini su Messina dovrebbero potere contribuire all’emersione della verita’ su un gruppo familiare, quello dei Brancato , che appare sempre piu’ coinvolto in rapporti con cosa nostra e che a tutt’oggi non viene invitato a rispondere di tali inquietanti relazioni a maggior ragione che i Brancato piu’ di altri avrebbero avuto il dovere di denunciare laddove godevano di primari rapporti familiari e aziendali con magistrati che certamente li avrebbero potuti legittimante proteggere. Per molto meno molti cittadini italiani hanno conosciuto le patrie galere o quanto meno gli arresti domiciliari e il patrimonio conseguito illecitamente sottoposto ad indagini.

L’esempio piu’ prossimo e’ proprio il socio storico di Brancato nella Gas siciliana , il prof. Gianni Lapis. Ogni riferimento investigativo e’ documentato e documentabile sin dal 2002, ovvero da quando i Ross di Monreale cominciarono le indagini sulla Gas a seguito del ritrovamento dei pizzini a mani del boss Giuffre’. La procura di Palermo , guidata dagli allora aggiunti Pignatone e Lari hanno perduto l’opportunita’ investigativa di chiamare i Brancato a rispondere delle loro responsablita’ . A seguire La Procura di Catania ha deciso di declinare questa opportunita’ con una quant meni discutibile archiviazione . Ora e’ il turno della Procura di Palermo guidata dall’aggiunto Igroia e il sostituto Di Matteo e Paolo

Guido e della procura di Messina con il procuratore capo Lo Forte. Vedremo se lo strabismo giudiziario permarra’. Ovviamene l’ occhio, anche quello investigativo, vede quello che a mente vuole!

Virginia Di Leo