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Operazione Monti. E’ questa la via giusta ?

Più passano i giorni, le ore, più insorgono nell’opinione pubblica dubbi e contrarietà rispetto all’ipotesi di un governo “tecnico” affidato alla guida del prof. Mario Monti. Il Paese è smarrito, preoccupato, diviso, ma non si può profittare della situazione per calcare la mano.

Il governo Berlusconi ha fallito ed è giusto che si dimetta.

Al suo posto sarebbe opportuno, in via eccezionale e provvisoria, varare un governo di unione nazionale espressione delle forze parlamentari disponibili.

Se proprio si vuole con qualche ministro “tecnico”.

Nell’impossibilità, non resta che sciogliere le Camere e andare alle elezioni anticipate. Altre strade non sappiamo dove potrebbero portare.

Il Parlamento, anche se eletto con questa indegna legge elettorale, è la sede sovrana, perché legittimata dalla Costituzione e dal voto popolare, ad assumere le misure necessarie per fronteggiare e risolvere la crisi.

La soluzione del “tecnico” è la più ambigua.

-Primo: perché si sa, per esperienza e per dottrina, che non esiste il tecnico puro, indipendente, super partes.

Ciascun “tecnico” è collocato all’interno di un sistema di “valori” (meglio sarebbe chiamarli interessi economici e finanziari) che certo non può lasciare dietro il portone di Palazzo Chigi;

Il precedente di Carlo Azeglio Ciampi non può essere invocato. Egli non era un “tecnico”, ma  il governatore della Banca d’Italia, ossia il responsabile del più importante organismo pubblico economico nazionale, e, se permettete, un vero patriota antifascista.

-Secondo: il “tecnico” potrebbe essere usato, furbescamente, dai partiti per non assumersi direttamente le responsabilità delle dure scelte da compiere. Tanto, se le cose dovessero andar male, se ne possono scaricare le colpe sul groppone del malcapitato “tecnico” di turno.

Una disavventura del genere potrebbe capitare anche al prof. Monti e rovinargli la reputazione.

Per queste e altre ragioni, l’operazione-Monti potrebbe essere percepita come un altro colpo di mano dei cosiddetti “poteri forti finanziari” italiani e, soprattutto, internazionali per impadronirsi, senza elezioni democratiche, del governo dell’Italia e demolire quel che resta dello stato sociale e del patrimonio pubblico del popolo italiano.

E’ vero in Italia i problemi ci sono, e sono gravi, ma è altrettanto vero che il nostro Paese, da un certo tempo, è oggetto di un attacco spudorato, pianificato e sapientemente scandito (in sintonia con gli eventi politici) di potenti gruppi di speculatori finanziari internazionali.

L’obiettivo è indebolire l’euro (moneta fastidiosa, perché troppo forte) e quindi il progetto di Unione Europea (un pericoloso “terzo incomodo” nel nuovo scenario di spartizione del mondo).

Ovviamente, per attaccare più agevolmente l’euro hanno fatto leva sulle difficoltà dei Paesi di periferia della sua zona, nell’ordine: Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda, oggi l’Italia.

Domani chissà, anche la Francia del signor Sarkozy che pure si atteggia a padrone di almeno la metà del mondo.

Diverse sono le forze extraparlamentari concorrenti a tale disegno, interne e internazionali.

Per quanto riguarda l’Italia, il principale centro di raccolta e di polarizzazione politica sembra essere la consorteria militante sotto i vessilli di Aspen Institute Italia, derivazione di una potente e ramificata associazione straniera con sede a Washington. Tanto per non perdere l’orientamento.

Non è una società d’incappucciati, ma qualche preoccupazione l’avrebbe dovuto destare.

E’, infatti, un club elitario, bipartisan dove sono iscritti esponenti dei più grandi partiti italiani, dirigenti e manager di grandi aziende, di banche e di società editoriali. Tutti insieme. Appassionatamente! Per fare che cosa?

Un’anomala trasversalità che si esprime già nell’ufficio di presidenza così composto: presidente Giulio Tremonti, ministro del tesoro di Berlusconi; vice- presidenti; Jonh Elkann, presidente della Fiat, e l’on. Enrico Letta vice segretario del Partito democratico.

I principali protagonisti dell’attuale crisi politica, che dovrebbe portare Mario Monti dall’esecutivo Aspen alla Presidenza del consiglio dei ministri, sono quasi tutti suoi colleghi del Comitato Esecutivo di Aspen Institute Italia o loro stretti parenti.

Qualcuno è provvisoriamente in “sonno”.

Nella lista dei nomi (vedi: www.aspeninstitute.it/istituto/comunita-aspen/comitato-esecutivo [1])  non figurano solo gli esponenti dei partiti che non condividono l’operazione Monti. Solo un caso o c’è del losco?

 Agostino Spataro