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Avvocati penalisti in sciopero … che fine ha fatto il giusto processo ?

E’ strano questo mondo italico dove il rosso non è più rosso ma rosato, dove il bianco non è più bianco ma grigio perla …

L’Italia si sa è un mondo fatto potenti corporazioni che appaiono insensibili all’evoluzione del sistema sociale e politico di uno stato. Obiettivo, il mantenimento di privilegi, alcuni settecenteschi, che permette ai loro affiliati, enormi poteri.

Gli Ordini professionali sono parte di questo sistema di corporazioni e tra questi l’ordine degli avvocati è probabilmente quello di punta … per ovvie ragioni.

E come spesso accade,  gli avvocati sono quasi sempre in prima linea per rivendicare la specificità della loro categoria professionale.

Questa volta però scioperano, dal 14 al 18 novembre,  per rappresentare il loro disagio di operare in un sistema giudiziario che mostra troppo spesso anomalie procedurali che si evidenzierebbero nella aule giudiziarie che limitano o impediscono gli spazi di manovra del difensore mettendo in serio pericolo il diritto al giusto processo di un imputato.

Il 24 ottobre la Giunta dell’Unione delle camere penali italiane, è intervenuta ancora una volta sul delicato tema della giustizia italiana ed in particolare su alcune prassi giudiziarie che si evidenzierebbero nelle aule dei tribunali finalizzati a diminuire notevolmente la loro capacità di difesa dei loro rappresentati.

Secondo l’Unione delle Camere Penali,  i pubblici ministeri iscrivono tardivamente gli indiziati nel registro degli indagati, in modo da poterli interrogare senza la presenza del difensore;  le intercettazioni riguardano anche le conversazioni tra l’indagato e il suo difensore (una pratica proibita dal codice) e a volte queste intercettazioni finiscono impunemente negli atti. Questa prassi non viene mai censurata (come dovrebbe) dagli organi istituzionali; in alcuni casi il difensore è stato sollevato dal segreto professionale con «provvedimenti abnormi» da parte dei pubblici ministeri (l’ultimo caso sarebbe avvenuto a Napoli); ed infine alcuni i penalisti sarebbero stati incriminati per le loro scelte difensive.