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Palermo come Genova. Possibili bombe d’acqua secondo la Protezione Civile regionale.

Le immagini terribili alle quali abbiamo assistito impotenti in questi giorni potrebbero non essere un caso eccezionale. Dopo Genova e le numerose città liguri messe in ginocchio dalle esondazioni, si profila un inaspettato pessimo quadro geologico anche per Palermo.

La Protezione Civile ha ,infatti, diffuso un elenco di 30 punti a rischio alluvione nel territorio siciliano. Il capoluogo siculo rientra nella mappatura delle zone a rischio frane e allagamenti. Lo sostiene Mario Tozzi, geologo del CNR;  “Ci sono città, oltre Genova, sedute su “bombe d’acqua”, tra queste Palermo sotto il cui suolo scorre il Kemonia e il Papireto. Per non fare danni i fiumi devono respirare, devono avere possibilità di sfogarsi”, aggiunge sempre Tozzi. 

Il pericolo deriverebbe quindi dai due fiumi sotterranei, cancellati apparentemente dal cemento, ma pur sempre attivi. A rischio sarebbero, in particolare, le zone di Belmonte Chiavelli e via Messine Marine, dove il pericolo “allagamento” è più che una possibilità, si dà addirittura per pericolo “accertato”.

La mappa delle zone a rischio evidenzia un quadro preoccupante anche in altre province siciliane.

A Messina si temono fenomeni franosi e problemi idraulici, rispettivamente nelle frazioni collinari del messinese e a Barcellona Pozzo di Gotto; in quest’ultima il rischio deriverebbe dalle difficoltà di funzionamento delle reti fognarie.

A Catania sono a rischio le zone di Villaggio Santa Maria Goretti e la zona industriale a causa della bassa pendenza dei canali.

Nel ragusano e nel trapanese si evidenziano altre zone a rischio quali Avola e Licata per il primo e Mazzara del Vallo per il secondo, dove si verifica spesso il “marrobbio” cioè l’innalzamento delle acque della zona portuale.

Al centro delle polemiche degli ultimi giorni è l’abusivismo edilizio che da decenni divora il suolo di molti territori ,sia siciliani che del resto della nazione.

L’abusivismo non sarebbe, però, l’unica causa di frane e allagamenti che negli ultimi anni hanno distrutto intere città. Se pensiamo al caso di Giampilieri, è stato dimostrato che le costruzioni non fossero abusive ma le fallacie nella manutenzione ordinaria hanno dato vita agli stessi effetti distruttivi, in un territorio che per sua natura è soggetto a numerosi eventi franosi.

Sarà per questo che i cittadini di Giampilieri sono stati dimenticati? Forse fa più notizia che una città importante come Genova venga piegata nel giro di 20 minuti da migliaia di litri d’acqua, ma che fine hanno fatto tutte le promesse d’aiuto pronunciate all’indomani dell’evento siculo dello scorso anno?

L’esempio di Genova, un pericolo annunciato da giorni che diventa realtà, deve non solo far pensare ma anche agire. Il maltempo in Sicilia non è ancora arrivato ma lo farà a breve e ,sebbene la Protezione Civile è già in allerta e ha iniziato a dispiegare le sue forze lungo tutta l’isola, nessuno dei cittadini sembra conoscere il reale rischio che corre a causa dell’ampio permissivismo e pressapochismo di una gestione del territorio poco puntuale ed efficiente.

Insomma, deve “scapparci per forza il morto” oppure si può sin da oggi correre ai ripari, prima che Palermo e gli altri territori siciliani si trasformino nella Genova dell’orrore?

Interrogativi questi che qualcuno si dovrà porre per evitare l’ennesima tragedia ma come sempre attendiamo risposte dall’alto della politica e di chi gestisce il territorio.

Nell’attesa che qualcuno si svegli e faccia qualcosa, dedichiamo questo articolo a chi in questi giorni ha perso la vita, alle famiglie inconsolabili e alle generazioni future, affinchè non vivano come noi nel terrore che un nuovo evento tragico possa realizzarsi nuovamente.

Sabrina Gottuso