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Report. Sui costi dell’autonomia siciliana la Gabanelli è disinformata …

Lettera aperta del Prof. Costa alla Gabanelli, conduttrice di Report con la quale, con garbo, rappresenta alla giornalista come sul caso dell’autonomia siciliana si siano dette cose inesatte aumentanto, se mai ce ne fosse stato bisogno, il uogo comune di una Sicilia “per forza di cose” sprecona. Almeno sui costi della P.A. la Gabanelli sbaglia perchè la Regione Siciliana sopporta spese per istituzionali nazionali che in altre regioni sono sostenute dallo stato.

Il testo della lettera ….Gent.ma Gabanelli,
La seguo sempre con molta attenzione e sono sicuro della sua onestà intellettuale. Per questo le scrivo la presente certo che non lascerà inascoltato quanto le segnalo.
Lei ha dedicato la sua ultima puntata al federalismo fiscale e, accodandosi a molti luoghi comuni, ha “sparato” sull’Autonomia Siciliana, senza forse conoscere come stanno realmente le cose. La sua trasmissione ha detto cose non vere. E questo è grave.

 

Non è vero che la Sicilia non contribuisce alle spese dello Stato.

Se è vero che molti tributi restano in Sicilia al 100 %, è anche vero che allo Stato sono riservati (sempre al 100 %) altri tributi che complessivamente fruttano circa 13 miliardi l’anno: si tratta delle imposte di produzione, delle entrate da monopoli e di quelle da giochi e scomesse. Questo senza contare che anche il “riscosso” degli altri tributi, trattenuto integralmente in Sicilia, non è che una parte del “maturato” nella stessa Regione. In pratica le Regioni che hanno altrove la sede legale e in Sicilia solo una filiale, un ramo, etc. non versano una lira alle casse regionali. Per farle un esempio, il Banco di Sicilia versava alcune centinaia di milioni l’anno che adesso, in quanto Unicredit, sono versate a Milano. Ma quelle imposte “non sono prodotte” a Milano, bensì in Sicilia com’era sino a pochi anni fa. Tanto che, per ipotesi di scuola, se la Sicilia fosse un paese a sé, queste sarebbero tassate nuovamente in Sicilia e non nel Continente. Quindi, l’affermazione che la Sicilia non contribuisce alle spese statali, è formalmente e sostanzialmente falsa.
Poi anche il dato sui dipendenti regionali è assolutamente sballato. Per Statuto la Sicilia dovrebbe farsi carico di tutta la spesa pubblica, escluse solo le forze armate. Tale previsione si è realizzata solo in parte, non solo per la motorizzazione civile come lei dice, ma anche per i musei, le guardie forestali, etc.
In pratica quelli che in gran parte d’Italia sono dipendenti statali, in Sicilia sono dipendenti regionali pagati con i soldi dei Siciliani (quel 100 % di cui si diceva prima). Saranno quindi anche fatti nostri quanti sono o no?

Vero è che non tutto il personale dello Stato è stato ancora trasferito alla Regione (scuola, università, polizia, il costo di mezza sanità circa), ma se questo avvenisse, voi che fareste? Gridereste ancora di più allo scandalo perché i dipendenti della Regione sono ancor di più aumentati? Non funziona così. La Sicilia non è una Regione, come riduttivamente pensate voi, è praticamente uno Stato, e infatti sostituisce lo Stato quasi dappertutto.

Comunque, a conti fatti, tra trasferimenti al fondo sanitario (circa 2 miliardi), altri piccoli trasferimenti alla Regione e trasferimenti agli enti locali, spese dirette per quelle funzioni che lo Stato non ha ancora trasferito alla Regione, ogni anno lo stato spende in Sicilia circa 12 miliardi di euro, ben meno quindi di quelle che preleva. Io faccio il docente di Ragioneria all’Università, e le posso fornire tutti i dati che le servono, se vuole. Se ricarichiamo sulla Sicilia anche il costo di spese comuni che si svolgono fuori dall’Isola (spedizioni militari, debito pubblico, rappresentanza diplomatica), forse andiamo un po’, ma solo un po’, sopra quello che la Sicilia riceve. Insomma lo scandalo è inventato a tavolino, come non ha senso la “spesa standard” in una Regione che per Statuto deve vivere delle proprie risorse. Se le spende male, sono i Siciliani che pagano, non gli Italiani.

E infine una considerazione elementare, che manca da tutto ciò. Se l’Italia è un paese unito, sarebbe fisiologico che lo Stato redistribuisca risorse dalle regioni a reddito più alto verso quelle a reddito più basso. Si può anche predicare una redistribuzione nulla, ma a questo punto si sta dicendo ai Siciliani e ai Sardi che è molto più conveniente per loro chiedere l’indipendenza. Se già oggi lo Stato riceve dalla Sicilia (che è mediamente più povera del resto del Paese) più di quello che dà (perché, mi creda, le cose stanno effettivamente così, nonostante la disinformazione organizzata cui, purtroppo, anche Report si è accodata), che senso ha dire che è ancora troppo e che la Sicilia deve contribuire ancora al Paese? In fondo l’Italia non ce l’ha prescritta il medico; ricordate sempre che ci avete conquistato con la forza e con la frode.

Ora avete dei doveri di solidarietà e di coesione economica nei confronti di tutto il Paese che voi, o i vostri predecessori, avete voluto costruire. Altrimenti, mi permetta, se siamo così tanto un peso morto, perché non ci abbandonate al nostro destino? Il vero fatto è che all’Italia non conviene, mentre conviene mettere le mani addosso alle nostre risorse e al nostro portafoglio, trovando sempre qualche complicità in loco.

Senza però arrivare all’indipendenza, lo sa che lo Statuto integralmente applicato costringe la Sicilia a vivere delle proprie risorse al netto solo di un unico trasferimento per recuperare il gap infrastrutturale?
Perché non ci fate applicare il nostro Statuto e ci lasciate in pace? In fondo non vi chiederemmo più una lira. Credo che la cruda realtà è che voi vogliate “anche” i nostri soldi per pagare i “vostri” debiti. E questo, alla lunga, non può funzionare.
Mi dia la possibilità di replicare a Report, anche in pubblico contraddittorio. Le porterò fatti e numeri.

Con grande stima.
Massimo Costa
Università degli Studi di Palermo