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Si al diritto all’autodeterminazione delle nazioni “abrogate” e dei popoli

La Costituzione della Repubblica Italiana in questi giorni viene tirata in ballo da più parti e solo raramente nella sua INTEREZZA e nel suo “SPIRITO”.
Ad esempio, pare, a noi Indipendentisti FNS, che le LIBERTA’ di pensiero, di associazione, di far politica, siano SOTTOVALUTATE, a favore, di volta in volta, del pensiero unico di questo o di quel Partito politico italiano. Mentre la “libertà di pensiero” significa anche che ogni cittadino può rimettere in discussione tutto, anche il modello dell’Italia che è stato ridisegnato nel 1946-47 e sancito dalla Costituzione del 1948.
 
Ciò vale a proposito dell’ordinamento centralista, federalista, regionalista o confederalista. E dei modi pacifici, legittimi, costituzionali nei quali questi obiettivi possono raggiungersi.

 Da RIDISCUTERE e SMENTIRE anche l’assioma, secondo il quale l’Italia SAREBBE costituita da un solo Popolo e da una sola Nazione, che, peraltro (proprio per l’ITALIA!) non è stato MAI storicamente e giuridicamente fondato.  E che viene smentito quotidianamente anche da chi vorrebbe che l’Italia fosse uno Stato pluri-etnico, riferendosi però ai Popoli Extraeuropei. E ignorando che l’ITALIA è già uno “STATO” PLURIETNICO e PLURINAZIONALE (oltre che Plurilinguistico) sin dalla sua nascita e cioè dal 1861.

Certamente, la cultura ufficiale preferisce confondere le acque e le idee, giocando con la realtà di piccole MINORANZE etniche o linguistiche (massimo rispetto da parte nostra). Ma la cultura ufficiale finge di dimenticare  le NAZIONI ABROGATE o le NAZIONI SENZA STATO. O le Nazioni, come la NAPOLITANIA e la SICILIANA ed anche la SARDA, che sono diventate colonie interne dello Stato Italiano. Nazione e Popoli che sono vivi e vegeti e rivendicano il loro diritto alla esistenza.

Va da sé che, in questo caso, chi seppellisse i diritti costituzionali sarebbe più in torto di coloro che, – magari straparlando, – ne invocano l’applicazione concreta.

 Ciò vale, ovviamente, anche nel caso in cui si proponesse di trasformare l’attuale ordinamento della Repubblica Italiana in quello di uno Stato Federale o Confederale. Come, quando e per quello che si potrà. Ed in linea con i principi, appunto, espressi dalla lettera e dallo SPIRITO della Carta Costituzionale vigente.

Ci siano consentite alcune riflessioni a ruota libera.

La Repubblica Italiana è sempre stata plurietnica, plurilinguistica e plurinazionale.

Ancor di più lo era il Regno d’Italia nato nel 1861. Si pensi ai “vari” Cavour, ai “vari” Vittorio Emanuele e compagnia suonata. E allo stesso Garibaldi che, nei momenti più drammatici, si esprimeva in FRANCESE.  

E – diciamolo francamente – anche se abbiamo pochissime affinità ideologiche e anche se può non piacerci – la NAZIONE PADANA esiste da molti secoli, ancor prima di quella ITALIANA. E Cavour, fino al 1859, ne voleva fare il REGNO dell’ALTA ITALIA.

Furono gli INGLESI a dare il taglio UNITARIO al Risorgimento.

 Ci pare doveroso, infine, che sia rispettato il DIRITTO ALL’AUTODETERMINAZIONE che oggi anima e nobilita la funzione dell’ONU e che è trionfante nella GIURISPRUDENZA del Diritto Internazionale contemporaneo.

A N T U D U !   

Corrado Mirto e Giuseppe Scianò
FNS