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Il Belgio senza governo va … l’Italia con Berlusconi …

Da circa 15 mesi il Belgio non ha un governo, poichè i partiti presenti in Parlamento non hanno ancora raggiunto un accordo su come spartirsi le poltrone, ed allora in questo momento è rimasto in carica il governo precedente dimissionario senza possibilità di fare quasi nulla ma con la supervisione del Re Alberto II. Vi starete chidendo in quali guai sarà il paese: crisi economica, recessione, deficit ed altro come quasi tutte le democrazie occidentali.

Niente di tutto ciò infatti nonostante le agenzie di rating alle calcagna e le preoccupazioni dell’Unione europea per la stabilità politica del Paese, la macchina statale belga continua a lavorare senza grandi problemi. Anzi, lo stallo della politica sembra avere favorito il funzionamento dell’amministrazione pubblica. Il Paese ha gestito con rigore il semestre di presidenza dell’Unione europea, e soprattutto ha visto crescere, anche se di poco, la sua economia, con il Pil che è salito del 2,4%,il Belgio, senza governo, è cresciuto e prosperato, al punto di ridurre il suo deficit dal 4,6 al 3,6%.

Tutto questo ha una spiegazione, infatti i vantaggi di un governo a competenze limitate c’è anche il rigore della politica di bilancio.I ministri belgi, per esempio, sono limitati dalle ‘dodicesime provvisorie’: non avendo un bilancio annuale, ricevono ogni mese un 12esimo dei fondi stanziati lo scorso anno. Una disposizione che permette di risparmiare denaro pubblico, dato che i ministri non sono autorizzati a prendere nuove iniziative. Inoltre, ha ricordato il quotidiano in lingua fiamminga De Standaard, la nuova situazione ha giovato anche all’immagine dei funzionari delle varie amministrazioni, che in Belgio sono divise su due livelli sovrapposti (comunità e regioni) per ognuna delle tre comunità francofona, neerlandofona e germanofona. Abituati a lavorare dietro le quinte, spesso considerati noiosi e sbiaditi, ora si prenderanno tutti i meriti del funzionamento statale. Saranno considerati «guardiani del Paese e della prosperità».

Le amministrazioni hanno anche colto l’occasione per risolvere i problemi che erano stati lasciati in sospeso a causa di altre priorità date dalla politica, come la riorganizzazione dell’archivio elettronico delle pensioni individuali. Un lavoro importante che il ministero del Welfare rimandava di anno in anno. Il Belgio si è così trovato ad avere per oltre un anno quel “governo leggero”, che lascia ampio spazio alla società civile, ritenuto da molti politologi una risposta particolarmente adeguata alle urgenze del nostro tempo.

Esiste ormai un filone di pensiero nella scienza politica che, prendendo le mosse da vari punti di partenza, converge verso l’idea che oggi in prospettiva una società civile molto capace di autogoverno possa fare da sé quasi tutto.

E’ il pensiero che trova un grosso punto di elaborazione nella “Scuola di Bloomington” nata attorno all’insegnamento di Vincent ed Elinor Olstrom, quest’ultima premio Nobel per l’Economia 2009. Una scuola di pensiero politico che prende nome dalla località del Midwest degli Stati Uniti sede dell’Università dell’Indiana ove il “Seminario Olstrom” raduna ogni anno i più autorevoli studiosi di questo orientamento.

Una cultura politica che ha sua ragione di essere nella grande Tradizione nelle antiche libertà romane, medievali e rinascimentali dei popoli ed anche attraverso nell’esperienza dei fueros spagnoli, le quali vennero abolite dalla rivoluzione francese: lei sì accentratrice e statalista.

In tale prospettiva è tra l’altro in corso nell’ambito della scuola di Bloomington una sorprendente riscoperta di Carlo Cattaneo, in particolare ad opera dello studioso italo-canadese Filippo Sabetti, con sottolineature inedite, compresa quella del carattere esplicitamente non anti-cristiano del pensiero di Cattaneo.

Comunque lo si voglia interpretare quello belga è de facto il maggior esperimento di “governo leggero” che si sia registrato non solo in Europa ma in tutto l’Occidente sviluppato, alla luce del pensiero politico di cui anche noi siamo portatori. Il caso belga assume allora valenze positive poichè l’autorità dall’alto del RE Alberto II e il potere dal basso delle regioni e dei comuni permette, senza l’intermediazione dei governi centrali spreconi e statalisti di gestire meglio la cosa pubblica, contemperando autorità e responsabilità, semplificando le procedure e manifestando un nuovo modello di Governance avanzato in cui il Popolo è veramente sovrano.

Cosa accadrebbe all’Italia se applicassimo lo stesso principio? Avremmo il Presidente della Repubblica che firma o respinge le leggi votate da un Parlamento eletto “democraticamente” e un governo “leggero” che al massimo si occupa del necessario e non di altro, spendendo solo i dodicesimi di bilancio, questo sì, varrebbe come tre manovre di Tremonti l’anno.

Nino sala