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La storia secondo Lucio Villari “… u vittimu, u svittimu, u persimu di vista, u sett’ e mienzu durau veru picca …”

Mi ha colpito e fatto riflettere un commento sull’eventuale indipendenza di Sicilia e Napolitania, così come l’ho letto in un social network nel quale bazzico.
In sostanza, si avanzava un dubbio, una preoccupazione (per quanto non è che al lettore importasse poi tanto di Sicilia e Napolitania …!), quello di cadere … dalla padella alla brace! Di passare dal “dominio italiota” a quello di camorra e mafia!

Ora, a meno che non ci si voglia accontentare della magra consolazione che, prima del 1860, mafia e camorra non sarebbero esistite, a meno che non ci basti il chiamare “sorella” o “fratello” chi la pensi come noi ed il tacciare semplicemente e banalmente di “ignoranza” colui che dissenta dal nostro modo di vedere le cose, … a meno di tutto questo, il commento del lettore mi ha fatto riflettere, … ha messo a nudo un problema reale, immanente, enorme, … a prescindere dalla sua conoscenza o meno a menadito della storia!

Riferendomi alla Sicilia, alla mia Sicilia, OGGI la mafia esiste e pesa come un macigno sulla vita sociale ed economica, sulle possibilità di sviluppo e di vita serena per un’intera collettività, … c’è poco da fare!

E NON serve a nulla affermare … “sì, ma prima non c’era”!

Chiediamoci, semmai, se davvero abbiamo fatto di tutto per liberarcene!

A parte la retorica, s’intende!

“… u vittimu, u svittimu, u persimu di vista, u sett’ e mienzu durau veru picca …”

In occasione della recente visita del presidente della repubblica italiana a Palermo, il professor Lucio Villari ha tenuto una lectio magistralis nel corso della quale ha sostenuto che la rivoluzione cosiddetta “del sette e mezzo”, dal 15 al 22 settembre 1866, sarebbe stata solo una rivolta clerico-mafiosa, tralasciando come, nella realtà, essa abbia avuto connotazioni prettamente popolari, … artigiani, contadini, preti, ex impiegati, parte della borghesia, … giovani, tantissimi giovani …, la stragrande maggioranza dei quali indipendentisti!

Tralasciando come essa sia stata sedata da quarantamila soldati dell’esercito italo-piemontese, … mentre Palermo veniva bombardata dal mare!

Un po’ troppi … ppi quattru parrini e quattru mafiusi …

Tralasciando come i morti siano stati migliaia, … come i rastrellamenti e le esecuzioni siano proseguiti per un paio di anni …

Del resto, se anche sulla rete le cifre cominciano ad essere aggiornate, … se si comincia a parlare di trentacinquemila rivoltosi solo in provincia di Palermo …

Per quanto ancora in difetto, … già un po’ troppi … ppi parrari ri quattru parrini e quattru mafiusi …

La repressione fu talmente dura, che coloro i quali avevano partecipato alla rivolta … cercarono di negarlo, di nasconderlo, … per salvare loro stessi e le loro famiglie!

Ma pare, si dice, che tra loro si riconoscessero per un verso, un meraviglioso verso, “… u vittimu, u svittimu, u persimu di vista, u sett’ e mienzu durau veru picca …”!

Ma v’è dell’altro che, da solo, dovrebbe inorgoglirci e renderci fieri del nostro essere siciliani!

Pare che molti giovani venissero anche da fuori Palermo, dai centri vicini. E che, nel momento in cui Palermo fu sul punto di soccombere, siano stati lasciati liberi di andar via, di tornare alle loro case.

Non lo fecero, combatterono e molti morirono per una città che non era la loro, … per ideali che erano invece loro o che avevano fatto loro, in una impari lotta contro prepotenza e sopruso!

Ne vennero anche da Corleone, la città dei Bentivegna e dei mafiosi d’alto rango, apertamente schieratisi dalla parte degli italo-piemontesi.

Eppure la mafia di allora non osò impedirne la scelta di campo, … avrebbe forse rischiato di mettersi contro un popolo intero!
La forza del popolo!

Ecco, dovremmo andare fieri del loro coraggio e da questo trarre spunto per il nostro, di coraggio, … “la Sicilia sarà libera se si sarà, prima, liberata dalla mafia” … e di certa classe politica indecente e collusa ..!

Tutto il resto non conta, … se è nato prima l’uovo o la gallina, … se io la penso come te o se tu non la pensi come me …