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Giorgio Napolitano in Sicilia. Dai rimbrotti a Sgarbi al bla,bla, bla di Palermo e ferreo silenzio sullo scippo costituzionale ai danni dei siciliani

Giorgio Napolitano, eterno politico che probabilmente nella sua lunga vita non ha mai lavorato al di fuori delle stanze del potere, ammesso che si possa parlare di lavoro per i parlamentari, ritorna dopo il 2009 in Sicilia ed ancora una volta viene a darci una lezione di nazionalismo misto ipocrita e fuori dalla realtà del paese Italia.

 Ancora una volta Giorgio Napolitano, profitta di un palcoscenico appositamente preparato dalla osservante politica feudale siciliana per ripetere i suoi monologhi nazionalistici e la sua tiritera del rispetto della Carta Costituzionale. 

Come nel 2009 mi chiedo come può la Sicilia credere alle parole del Presidente della Repubblica quando il cittadino è considerato “suddito” senza diritti e quando in ogni momento della propria vita deve subire non soltanto la mafia ma anche l’assenza dello Stato e gli abusi dello Stato?  

I siciliani chiedono da sempre seppur inascoltati, giustizia, legalità, lavoro, e i propri diritti e doveri di cittadini liberi. In cambio ottengono assistenzialismo, clientelismo, controllo sistematico del voto, povertà e sfruttamento delle proprie risorse. Cosa ha fatto l’Italia per la Sicilia ?
Nulla. O meglio, ha contribuito con il depauperamento delle risorse isolane a far sprofondare la Sicilia ad un livello di reddito pro-capite pari al del 66% del PIL regionale.

E il presidente, per la verità ignorato dai siciliani, racchiuso nel dorato “protocollo” all’interno delle stanze del potere siciliano e non solo, ci viene a deliziare di “cemento unitario” che qui nell’Isola come noto è spesso DEPOTENZIATO.

Ha continuato a servirci la minestra riscaldata buona per la povera gente, di rispetto della Costituzione  mentre non alza una sola voce, e non l’ha mai fatto nei suoi lunghi sessanta anni di politica, per il rispetto dello Statuto, strumento di autonomia che è parte integrante della Costituzione italiana dove per espressa determinazione di legge, che ricordiamo venne promulgata ben prima della Costituzione stessa e della nascita della Repubblica, doveva essere “calata” nella costituenda Costituzione italiana.

Sappiamo tutti come è andata a finire. Ma almeno il presidente Giorgio Napolitano ci risparmi le sue filippiche nazionaliste.

Non è credibile ora come non era credibile quando era presidente della Camere, né da deputato comunista, nè senatore, né da ministro degli interni ….

Insomma, Giorgio Napolitano è l’essenza di quella politica che si è costruito un potere “monarchico” sull’Italia e ora si è racchiusa nelle stanze del potere che non vuole assolutamente   lasciare alla democrazia del popolo.

La Sicilia chiede da tempo che lo Stato Italiano rispetti i patti costituzionali , che rispetti la Costituzione e lo Statuto Siciliano, che, ricordiamo ancora una volta,  pochi sanno essere stato promulgato ben prima che nascesse la Repubblica.

Il rispetto dello Statuto, cioè la sua piena applicazione con il ripristino dell’Alta Corte, la cancellazione delle province come previsto dall’art. 15 e il ritiro dei prefetti la cui presenza viola lo Statuto e conseguentemente la Costituzione, sono passaggi ineludibili per uno Stato credibile e democratico quale ha la presunzione di voler essere quello italiano.

Come si fa a credere alle parole del presidente dello stato italiano e ai suoi continui richiami al rispetto della Costituzione e delle Istituzioni se lo Stato da lui rappresentato  ha barato, truffato e scippato i siciliani della propria Autonomia?

Come nel 2009 questa domanda non avrà risposta da Giorgio Napolitano,

Lui non risponde alle provocazioni ….  Lui, probabilmente,  risponde solo a domande pre-confezionate!

Evviva il cemento unitario … depotenziato !