Le rivolte interne alla Libia hanno portato il nostro paese a scendere in campo di guerra assieme ad altre potenze democratiche. Di cosa si tratta? Della classica esportazione della democrazia, espressione ormai quasi in disuso? Missione-Attività internazionale? Forti interessi economici? Il fatto sta, che paesi che hanno da tempo consolidato un regime democratico sono impegnati in un teatro di guerra con un paese non-liberale; solo qualche settimana fa, per esempio, la Francia ha attaccato per prima la Libia con un raid aereo.
Per rispondere alla domanda che dà il titolo all’articolo è importante prendere in considerazione il rapporto che intercorre tra Democrazia e Guerra. È ricorrente l’idea che i paesi democratici si comportino diversamente nel sistema internazionale rispetto a quelli non-democratici per via della loro natura pacifica. Questa idea che ha origini lontane e si è radicata nel pensiero politico fino a poco tempo fa.
Chi ha dato i maggiori contributi su questo argomento ha preso in considerazione la natura delle istituzioni politiche dei paesi che le guerre le fanno. Ma regimi politici diversi fanno la guerra con una frequenza diversa? La risposta è no. E i paesi democratici sono più pacifici rispetto a quelli non-democratici? La risposta è ancora una volta: no.
Non è possibile affermare che i paesi democratici sono più pacifici -cioè fanno meno la guerra- rispetto a quelli non-democratici. Le democrazie fanno la guerra tanto quanto la fanno le non-democrazie. Generalmente non iniziano una guerra ma, intervengo in conflitti in corso di cui non sono state neanche attaccate; basti pensare all’Iraq 1991 e 2003, all’ex Jugoslavia 1995, all’Afghanistan 2001 e l’attuale guerra in Libia, dove un paese democratico, la Francia, seguito subito da altri paesi democratici, pur non essendo stato attaccato interviene in una guerra interna in corso.
Quindi ciò che differenzia i regimi politici diversi tra loro è che, generalmente, i paesi democratici non attaccano per primi, non iniziano una guerra e se lo fanno, lo fanno verso stati piccoli e poco potenti perché poi, per quanto riguarda numero di morti e magnitudo, cioè il tempo passato in guerra, possiamo rilevare come non ci sono differenze fra i paesi democratici e quelli non-democratici.
I paesi che hanno consolidato un regime democratico sapete perché -senza fare un’analisi attenta sulla questione- risultano essere più pacifiche? La risposta è perché queste non si fanno la guerra tra loro. Questa è quella che viene tecnicamente chiamata in letteratura “pace democratica” che coincide con la zona euro-atlantica dove vi è anche un alto grado di liberismo. Le cause che portano a questa pace nei loro rapporti reciproci sono tre: istituzionali, normative ed economiche.
La congiuntura di queste tre cause porta alla creazione di una comunità di stati che riportano le stesse caratteristiche dove escludono l’uso della forza nei loro rapporti reciproci, creando una comunità di sicurezza. C’è stato nel corso della storia qualche caso dubbio o eccezione alla “pace democratica” come per esempio la Germania 1914. Per fare una giusta ed attenta analisi sui casi specifici è opportuno prendere in considerazioni le definizioni di guerra e soprattutto di democrazia, visto che di questa ve ne sono diverse; resta comunque il fatto che i regimi democratici non sono più pacifici rispetto a quelli non-democratici, ma lo sono nei loro rapporti reciproci.
Il nostro paese, che se ne dica, ha un regime politico democratico (e chi sostiene il contrario -perché c’è chi sostiene il contrario- dovrebbe –penso- passare un po’ di tempo in uno dei paesi in rivolta in questo periodo) è impegnato oltre in Libia in altri 21 paesi: Afghanistan, Congo, Bosnia, Egitto, Kosovo, Libano, Marocco, Giorgia, Palestina, Sudan, Somalia ecc. con oltre 7.800 militari. In molti di questi paesi non vi è un vero e proprio conflitto armato e i nostri militari si trovano lì per assolvere i doveri che derivano da accordi internazionali sottoscritti dal nostro paese, dalla Carta delle Nazioni Unite come anche da quelli che derivano dalla Comunità Europea.
In alcuni paesi abbiamo avuto anche dei caduti, sono state e sono guerre vere e proprie: sono conflitti che non abbiamo cominciato, dove non siamo i diretti interessati, non siamo stati attaccati e siamo intervenuti successivamente a guerra in corso. Inoltre, non siamo in conflitto con nessun paese democratico: la letteratura della “pace democratica” risulta essere confermata dal nostro paese. Marilena Cutino
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