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Scuolabus. Da Marsala Schola un comunicato tardivo e contradditorio

Forse spinti dalla nostra anticipazione di ieri, oggi Marsala Schola fa sapere, dopo aver lasciato a piedi stamani qualche migliaio di bambini senza aver dato alle loro famiglie giusta e preventiva comunicazione, di aver revocato il servizio di trasporto scolastico alla CSI Italia, dichiarando la stessa Società decaduta – con decorrenza immediata – dall’aggiudicazione dell’appalto per inadempienze contrattuali”.

Il motivo di tale decisione, peraltro come già da noi scritto alquanto anomala visto che la CSI da parte sua aveva annunciato a mezzo Ufficiale Giudiziario lo scioglimento del vincolo, viene imputato alla “mancata trasmissione dei contratti di lavoro stipulati con il personale dipendente, in conformità alle previsioni del capitolato speciale d’appalto”.

Un comunicato tardivo perché andava fatto subito così da evitare disagi al pubblico che non è stato informato, e contradditorio perché non chiarisce le dichiarazioni della CSI che da parte sua, il 10 dicembre, cioè dodici giorni fa, ha comunicato di essersi sciolta dall’impegno.   

Secondo il comunicato stampa di Marsala Schola, “al personale impiegato nel servizio scuolabus avrebbero dovuto applicarsi condizioni economiche non inferiori a quelle previste dal CCNL autoferrotranvieri e con orario settimanale minimo di lavoro per ciascun dipendente di 24 ore”.

Quest’ultima affermazione, esplicitata all’art. 15 del CSA, dimostra come tutti i problemi relativi alla questione bando, procedura e trattativa privata, provengano da lontano ed hanno precise responsabilità.

Cosa significa condizioni economiche non inferiori a quelle previste dal CCNL dei ferrotranvieri? Niente.

Non si può sottoscrivere un contratto di servizio di pulizie con “salari” diversi da quello previsti dalla categoria e questo, pensiamo, tutti quanti ne sono a conoscenza.  

Ed allora ? Allora andava previsto semplicemente che al personale doveva essere applicata il contratto di categoria dei ferrotranvieri.

Tutto finito dunque? Pensiamo proprio di no. Ci sono troppe responsabilità in questa questione. E ci sono danni all’erario di cui qualcuno dovrà pur risponderne.