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I politici italiani. I Lao-Tzu del terzo millennio

Quelli che vorrebbero prendere il mondo e governarlo   io vedo che non possono afferrarlo;  perché il mondo è un recipiente spirituale  e non può essere forzato.   
[chiunque si propone di governare il mondo mette tutto, e specialmente se stesso, in pericolo]     

Chiunque lo forza lo guasta.        
Chiunque lo afferra lo perde.       

Più sono nell’impero le restrizioni ed i divieti  e più il popolo diventa povero.

Più leggi e regolamenti vengono dati  e più sono i ladri e i rapinatori.

Io non agisco e il popolo viene modificato. 
       
Io godo della pace ed il popolo diviene onesto.  

[se non hai fiducia nella natura e nelle altre persone, non puoi avere fiducia in te stesso]

Io non uso la forza e il popolo diviene ricco.     

Io non ho ambizioni ed il popolo ritorna al bene ed alla vita semplice.         

Quando il governo di tutto si disinteressa,   il popolo è unito.     
Quando il governo in tutto si intromette,  il popolo è frammentato.

Governare un gran regno  è come friggere pesciolini minuti. 
[non rigirarlo troppo nella padella, altrimenti si spappola!]

Il migliore utilizzatore di uomini mantiene se stesso al di sotto di quelli.

Quando il popolo non teme la tua autorità, allora sopravviene la grande autorità.     

Il popolo soffre la fame perché chi sta sopra divora troppe tasse.

Il popolo con difficoltà si governa perché chi sta sopra s’affaccenda.

Il popolo dà poca importanza alla morte perché chi sta sopra cerca l’intensità della vita.

Questo affermava 2.500 anni fa Lao-Tzu.
Ne emerge la figura di un governante discreto e umile; che preferisce rimanere in secondo piano, nell’ombra; che predilige l’agire all’apparire.    

I nostri cari politici rappresentano l’incarnazione di questa figura, ne sono la quintessenza!

Forse anche la sesta …!

Sikeloi