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Essere precari in Sicilia, il 14 l’ARS discute del ddl sulla stabilizzazione

Ho letto alcune proposte di modifica del disegno di legge presentato dal Presidente della Regione Siciliana e, tra le piu’ varie, quella che ritengo possa essere assolutamente rischiosa per la stabilità occupazionale dei lavoratori precari, riguarda la costituzione di un’azienda “partecipata” a prevalente capitale pubblico, nella quale andrebbero riversate le quote regionali destinate al finanziamento per la prosecuzione dei contratti di diritto privato per i lavoratori del bacino asu, lsu, e legge regionale 85/95. In tal modo, essi si troverebbero ad essere incardinati in uno dei soliti “carrozzoni” senza sviluppo, che verrebbero in seguito lapidati dal connubio di interessi pubblici e privati, restando praticamente fuori da ogni legittimo controllo (la trasmissione televisiva Report insegna ogni domenica).

A quanto pare, poi, il ddl regionale 645/A non ha previsto la finestra di stabilizzazione in favore di  una parte di precari, per i quali gli enti attingono al fondo nazionale per l’occupazione e alle vigenti disposizioni in tema di ammortizzatori sociali, che si trovano ad essere impegnati per conto della Regione in lavori di pubblica utilità, i quali pertanto rischiano di essere esclusi dai piani di fuoriuscita.

Ora, nonostante il gran parlare, i dibattiti accesisi ed le confutazioni estese sulla problematica del precariato siciliano in relazione alle proposte legislative, che circolano nelle stanze governative e assembleari, la maggior parte delle organizzazioni rappresentative dei precari, lavoratori compresi, continuano a non capire che il processo di conversione diretta dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato è ormai giunto al capolinea e che ogni tentativo di inserire nella legislazione regionale degli articolati diversi, tramite i quali si tenta di filtrare il paniere legislativo nazionale, che invece continua a perfezionarsi in materia di organizzazione del lavoro e dei rapporti insiti, non può che scontrarsi con i paletti apposti inesorabilmente dal potere legislativo centrale, il quale continua a stringere la morsa sulla finanza pubblica e sul lavoro pubblico.

In pratica il ddl Lombardo, incardinato nei lavori d’aula dell’A.R.S. per essere dibattuto giorno 14 Dicembre, pone definitivamente una pietra sopra la possibilità che venga eliminato il precariato siciliano dal panorama globale del lavoro, la cui trasformazione volge insistentemente verso quell’instabilità occupazionale, che consente alle maestranze padronali di Regione, Provincia e Comuni (in tal senso sindaci, presidenti, dirigenti e segretari comunali e provinciali) di sottoporre al loro controllo la forza-lavoro, con il risultato conseguente di rendere incerta l’esistenza degli stessi profili professionali acquisiti, con maggior danno per quelli specialistici.

Dunque, la precarietà occupazionale diviene regola non occasionale nella contingenza, che limita fortemente lo sviluppo e la liberazione delle energie umane e consuma il dramma della scomparsa di alcune figure professionali non fungibili ed altamente specializzate, non a caso l’esempio degli operatori della polizia locale i quali col ddl 645 non troverebbero più una collocazione giuridica.

Solo se la Regione Siciliana avesse competenza esclusiva sulla legislazione lavoristica, si potrebbe sperare nel miracolo della risoluzione di questa nuova “questione meridionale”, che sta esplodendo con la forza di un’anomalia tutta nostrana. Il passaggio che viene fatto all’interno del disegno di legge regionale sul precariato riguardo alla finanziaria del 2007, in materia di stabilizzazione, potrebbe avere risvolti positivi solo a condizione che gli enti locali abbiano adottato anzitempo atti deliberativi certi, per mezzo dei quali hanno assunto, non solo in linea di principio o di enunciazione, gli strumenti offerti dalla normativa finanziaria nazionale e in una certa misura quelli della manovra correttiva di Luglio.

E quindi si pensi ai piani di fuoriuscita, alle dotazioni organiche, alla statuizione delle risorse finanziarie necessarie all’ancoraggio dei posti di lavoro resisi disponibili a seguito dei pensionamenti o ad altra causa di estinzione del rapporto di lavoro. In definitiva, gli enti locali devono avere predisposto, per tempo, un piano occupazionale opportunamente determinato e qualificato, nel quale la razionalizzazione delle spese, l’ottimizzazione delle risorse umane e la ristrutturazione dei propri servizi in termini di efficacia ed efficienza devono intervenire come strumenti operativi, per la realizzazione dell’obiettivo attuale e preminente dell’estinzione del processo ultraventennale di precarizzazione del lavoro pubblico.

Ancora, il ddl 645 e tutti gli emendamenti proposti sono una trappola, sia per gli enti, sia per i lavoratori e senza bisogno di alcun commento l’articolato, che si propaga sul tema della finanza pubblica, del patto di stabilità, della spese correnti del personale e del contenimento della spesa e sulle procedure assunzionali ad evidenza pubblica, si spiega da solo in maniera chiara e lapidaria, giacché esso ha la presunzione di misurarsi con la normativa nazionale di riferimento, laddove il legislatore regionale pretende di informare la legge alla presunta autonoma capacità legislativa nella materia del lavoro, riconducendo però, di fatto, il disegno nell’ambito del dettato normativo nazionale.

Insomma stiamo assistendo alla rappresentazione giullaresca di un canovaccio che viene riscritto da oltre venti anni da politici , che pur consapevoli dei limiti della loro azione, tuttavia si affannano nel raggirare i precari, veri protagonisti della “piece”. Tanto é vero che agli occhi dei lettori più attenti e meno coinvolti emotivamente risaltano le incongruenze e le contraddizioni di tutta una normazione elaborata in tutta fretta, nel tentativo abnorme di chiudere una pagine triste della politica isolana.

Di conseguenza, l’unica norma che potrebbe garantire a tutti i precari la stabilizzazione a tempo indeterminato, superando oltre allo steccato economico-finanziario anche quello temporale, senza quindi passare per le limitazioni previste nei richiami di legge del ddl 645/A, dovrebbe essere emanata dal Parlamento nazionale, o dal Governo centrale su delega delle Camere.

In definitiva, qualunque cosa accada il 14 Dicembre prossimo nell’aula dell’A.R.S., non sarà per niente positiva e risolutiva della questione qui brevemente confutata, considerato che i legislatori della Regione Siciliana stanno dimostrando ancora una volta di volere solo raggirare il problema, lasciando che esso si risolva per consunzione.

                                                                                      Nello Russo