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Vittime del racket,vittime dello Stato? Due imprenditori palermitani s’incatenano davanti al Viminale.

Questa mattina due imprenditori palermitani, Valeria Grasso e Ignazio Cutrò , si sono incatenati davanti al Viminale in segno di protesta contro uno Stato assente;uno Stato che “mi ha prima usato per istruire un processo al gotha mafioso del bivonese e della bassa quisquina e poi mi ha abbandonato al mio destino” dice Valeria Grasso.

Quest’ultima, in particolare, grida la propria delusione: “Non vorrei convincermi anch’io che denunciando i miei estorsori, esponenti del clan Madonia che taglieggiavano la mia palestra, di avere fatto il più grande sbaglio della mia vita”

Il coraggio di denunciare sembra non essere premiato. Se le istituzioni sono incapaci di difendere chi si ribella alla mafia,cosa possiamo aspettarci se non il silenzio di chi subisce le estorsioni?

Diciamolo chiaramente,non tutti nascono coraggiosi…non tutti vogliono rischiare la propria vita. Probabilmente,pagare il pizzo è persino meno dispendioso che denunciarlo.

I due palermitani stanno perdendo i frutti di tanti anni di sacrifici.

Ci sono patologie nel nostro sistema,quali le estorsioni,che si conoscono. Hanno dei nomi,dei volti…sai come affrontarli,se vuoi.

L’iter è chiaro e semplice fino alle denunce e alle testimonianze nei processi,dopo… il totale abbandono.

Ma chi li difende i cittadini da istituzioni e politici che  scaricano le responsabilità ai propri “compagni di merenda”, pur continuando a mangiare nello stesso piatto dell’indifferenza?

Nella speranza che qualcuno fornisca delle spiegazioni a Valeria Grasso,Ignazio Cutrò e a tutti i coraggiosi imprenditori che hanno denunciato il pizzo,ci uniamo al loro appello: “non lasciateci soli ! ”

Sabrina Gottuso