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Sonia Alfano: Cavalierato per Gheddafi, ai morti di Ciaculli niente: “Vergogna!”

Palermo, 1 Dic. “Questa mattina ho ricevuto una lettera che Marino Fardelli ha scritto al premier Silvio Berlusconi in rappresentanza dello zio, il carabiniere Marino Fardelli, e dei parenti delle vittime della Strage di Ciaculli.

 Nella lettera Fardelli esprime la sua indignazione avendo appreso dalla stampa della richiesta di Berlusconi del Cavalierato di Gran Croce per il colonnello Gheddafi, a fronte del benchè minimo riconoscimento a quei militari che quel giorno persero la vita in quello che fu l’inizio di una sanguinosissima guerra di mafia”.

Lo dichiara Sonia Alfano, Presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia.

“Faccio mia la sua indignazione, così come la sua domanda finale: ‘vale più la vita di un caduto in servizio per difendere lo Stato Italiano o quella di un suo ‘amico’ che non ha fatto nulla per l’Italia… anzi?’. Quest’ennesimo affronto del premier nei confronti dei veri eroi, di quelli che meriterebbero non una medaglia, ma il semplice riconoscimento del loro valore – sottolinea Alfano – testimonia che ormai quell’uomo non ha più limiti e freni, e questa lettera piena di dignità, ovviamente non lo scalfirà nemmeno”. Il Presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia si rivolge infine a Giorgio Napolitano: “Pacche sulle spalle e passerelle alle commemorazioni ufficiali non giovano alla memoria di chi ha dato la vita per la verità e la giustizia. Non crede – conclude Sonia Alfano – che sia il caso di esporsi e difendere con forza i valori che ci hanno trasmesso quei servitori dello Stato e quelle vittime innocenti della mafia la cui dignità continua a essere calpestata impunemente?”  

Nella strage di Ciaculli, primo grande attentato della mafia nei confronti delle forze dell’ordine avvenuto il 30 giugno del 1963, morirono, oltre Fardelli, anche il tenente dei carabinieri Mario Malausa, i marescialli Silvio Corrao e Calogero Vaccaro, l’appuntato Eugenio Altomare, il maresciallo dell’esercito Pasquale Nuccio e il soldato Giorgio Ciacci.