Spesso si legge di disinformazione istituzionale o di informazione pubblicitaria. Il comunicato stampa del Comune di Marsala che informa della firma del protocollo di intesa tra il Ministero della Difesa e il Comune di Carini “per la valorizzazione ed alienazione degli immobili militari” del territorio non più utilizzati dalle Forze Armate, non si può definire disinformazione, ma più semplicemente “spot propagandistico” elettorale (?) del Sindaco Carini e forse anche del Ministro La Russa visto che probabilmente ci avviciniamo alle elezioni politiche.
Secondo il comunicato del Comune, “la premessa di questo importante risultato è costituita dal fatto che l’Amministrazione comunale intende promuovere un processo di riqualificazione, di razionalizzazione e sviluppo ordinato del tessuto urbano, includendo anche le suddette infrastrutture militari che – di fatto – sono in stato di degrado e abbandono.
Ne consegue che Ministero e Comune costituiranno un gruppo di lavoro congiunto per redigere un “Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari”, propedeutico all’Accordo di Programma” che darà attuazione all’intesa Comune-Ministero. Così, mentre l’area di via Dante Alighieri rimarrà a disposizione della Difesa, ma con una nuova destinazione urbanistica di competenza del Comune; l’ex idroscalo militare di contrada Giunchi, invece, sarà oggetto della cessione allo stesso Comune e della progettualità elaborata dall’Amministrazione”.
A chi non conosce la materia relativa alle alienazioni del patrimonio pubblico e della legge istitutiva dei progetti di valorizzazione delle infrastrutture militari e non solo, dismesse, appare come l’uovo di colombo anche se a tutto ciò manca un dato importante, quello economico.
Ma andiamo a spulciare i fatti. Il Sindaco Renzo Carini parla di valorizzazione delle aree dismesse, quindi è verosimile che parli dei progetti unitari di valorizzazione (PUV) istituiti con la legge 4120/2001che però non sono di competenza esclusiva dei comuni in quanto, come disposto dal comma 262 dell’art. 1 della Legge 27 dicembre 2006, n. 296, infatti, è dell’Agenzia del Demanio la facoltà di individuare, d’intesa con gli Enti territoriali interessati, i beni immobili pubblici per i quali avviare un programma unitario di valorizzazione.
L’avvio di tale processo prevede la sottoscrizione di un Protocollo d’Intesa tra il Ministero dell’Economia e delle Finanze (e non il Ministero della Difesa), l’Agenzia del Demanio e gli Enti Locali interessati, con cui si istituisce un Tavolo Tecnico Operativo composto dai rappresentanti dell’Agenzia del Demanio e degli Enti territoriali interessati per la promozione ed attuazione del PUV.
In fase di avvio delle iniziative, il Tavolo Tecnico ha, tra l’altro, il compito di predisporre il progetto di Studio di fattibilità, per l’implementazione, comunicazione ed assistenza tecnico-urbanistica, economico-finanziaria e giuridico-amministrativa all’attuazione del PUV medesimo.
Ed ancora. Secondo la legge di riferimento, la valorizzazione avviene mediante gare ad evidenza pubblica per la vendita o la concessione dei beni valorizzati a fronte di congrue offerte tecniche ed economiche da parte di investitori (i developer o promotori) che offrono il prezzo o il canone di concessione che consente di raggiungere il rendimento obiettivo, considerato il profilo degli investimenti, e il reddito associati all’intervento.
Una precisazione. Il progetto PUV prevede, dopo che attraverso i vari passaggi istituzionali si avvii, che la realizzazione avvenga in tempi “certi” e non è prevedibile un progetto indefinito, non finanziato, non definibile e non finanziabile.
Senza dilungarci troppo, nel caso dei PUV comunque il Comune è parte di un più vasto progetto ma non lo vede come soggetto primario e decisionale e quindi va da se che tutte le ipotesi formulate dal Sindaco Renzo Carini appaiono come semplice esercizio di spot pubblicitario per fini politici ed elettorali (?), considerato che ci stiamo avvicinando alle elezioni e, sfumata l’Europa, un pensierino per Roma forse il sindaco lo comincia a fare già da adesso.
E passiamo alla seconda ipotesi, ovvero cessione del bene al Comune in cambio, ovviamente, di una contropartita economica.
Escludendo la questione relativa ai PUV perché non di questo sembra si intende nel comunicato, questa presunta cessione, e qui il comunicato ci appare quantomeno confuso, avverrebbe in cambio di una promessa dell’amministrazione comunale di modificare la destinazione d’uso dell’area demaniale di Via Dante.
Premesso che l’amministrazione comunale non ha alcuna competenza sulle aree militari e che quindi il Ministero della Difesa nell’area di Via Dante può costruire anche un grattacielo in deroga alla orme urbanistiche locali, appare quantomeno anomalo che la Difesa possa cedere terreni e strutture in cambio di “ipotetici” aumenti del valore di terreni diversi di proprietà il cui valore, in caso di alienazione, è definito dal mercato.
Ma va ricordato che l’alienazione dei beni del demanio può essere effettuata “solamente” attraverso precise procedure d’asta affidate all’Agenzia del Demanio, e ciò in ottemperanza al del R.D. 18 novembre 1923, n. 2440 e del relativo regolamento 23 maggio 1924, n. 827, del D.L. n. 351/2001, convertito con modificazioni dalla L. n. 410/2001 e del D.Lgs. n. 42/2004, art. 53 e ss..
A questo punto è ipotizzabile che La Russa e Carini abbiano sottoscritto un semplice memorandum di intenti (e non d’intesa), il cui obiettivo, a meno di un chiarimento del Ministro La Russa, appare nebuloso ed inestricabile, considerato che sia nel caso dei PUV che nel caso di alienazioni, l’attore principale è l’Agenzia del Demanio.
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