Dopo la denuncia del lavoratore di Marsala Schola presentata contro l’istituzione per ipotesi di reati gravi quali “falso in atto pubblico, abuso d’ufficio e abuso di potere”, e dopo l’esposto presentato sempre contro Marsala Schola accusata di una lunga serie di violazioni alle norme oltre che di omissione dei suoi doveri di controllo, ecco che per l’ente più chiacchierato d’Italia ma al tempo stesso più misterioso, arriva un’altra tegola.
I sette autisti che sono stati lasciati a casa nel 2008, ovvero non sono stati assunti dalla società che si era aggiudicata l’appalto perché opportunamente ha utilizzato la norma del CSA del bando di gara dove si prevedeva l’obbligo di assumere tutto il personale in servizio ed iscritto sul libro matricola alla data del 31 dicembre 2007 (strana previsione considerato che era notorio che il personale in servizio presso le società in ATI che avevano gestito il servizio nel 2007 con lo stop natalizio avevano proceduto al licenziamento di tutto il personale utilizzato per la specifica esigenza contrattuale …), e che avevano chiesto , inutilmente, l’applicazione del contratto di lavoro previsto dal bando di gara, invece di quello riferito al CCNL del settore servizi, quindi inferiore a quello spettante, hanno finalmente ottenuto giustizia.
Il Giudice del Lavoro del Tribunale di Marsala ha dato loro ragione e condannato la Società Servizi Scolastici e Sociali , e in solido l’Amministrazione Comunale di Marsala, al pagamento di una penale di oltre 300 mila euro quale risarcimento collettivo ai sette autisti ricorrenti.
Perché in solido l’amministrazione appare semplice. Infatti Marsala Schola, da quanto ci viene riferito, non ha provveduto cautelarmente, come richiesto dal legale degli autisti quando ha depositato il ricorso al Giudice del Lavoro, a sospendere il pagamento delle fatture anche in presenza di una palese e grave violazione al CSA che comportava danni al personale e all’erario.
Avevamo notizia della sentenza ma ci era stato chiesto di non pubblicare almeno fino alla data della notifica ma lo scoop del quotidiano La Sicilia, ci ha sciolto da questo impegno.
La questione sollevata dagli autisti, al di là della loro non riassunzione per effetto di quella norma anomala del CSA, è identica, per gli effetti economici, a quanto si è manifestato per l’ultimo contratto d’appalto con l’aggiunta che la società appaltatrice, aveva assunto l’obbligo contrattuale di stipulare con i lavoratori un contratto “non inferiore” alle 24 ore settimanali.
Va da sé che nel calcolo dell’importo base d’asta Marsala Schola ha certamente previsto un corrispettivo economico sulla base del monte ore complessivo minimo e su questo anche i contributi assicurativi.
Invece, la società non a tutti a riconosciuto il minimo di 24 ore settimanali, con il risultato, come afferma il sindacato CGIL/FILCAMS, che alla fine la società ha potuto garantirsi un ingiusto guadagno a spese dei lavoratori e, aggiungiamo noi, anche dell’erario.
Ora attendiamo di sapere cosa succederà perché rispetto agli anni scorsi le nostre inchieste, le proteste dei lavoratori, gli interventi della politica e specialmente del sindacato, stanno facendo saltare i coperchi di una pentola che da troppo tempo bolle e i cui bollore ha provocato,e per certi aspetti continua a provocare, danni economici al personale e all’erario.
Il sindaco di Marsala, Renzo Carini, recentemente ha detto che dovrà valutare la gravità delle “leggerezze” commesse da Marsala Schola.
E mentre lui attende di valutare, altre 42 ricorsi sono stati depositati da lavoratori della CSI presso la Cancelleria del Giudice del Lavoro di Marsala, per aver riconosciuto quel trattamento economico che Marsala Schola non ha saputo o potuto tutelare.
E stavolta la botta sarà forte perchè si tratta di 42 dipendenti e non solo di 7.
Fatti i debiti calcoli, incombe sul Comune/Marsala Schola, una possibile condanna per risarcimento che potrebbe essere calcolata, per difetto, in circa 1,5 milioni di euro.
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