Quasi quattro anni fa scrivemmo in modo molto chiaro circa la “supposta” democrazia italiana. Scrivemmo che i partiti italiani si erano sostituiti ai baroni e ai principi, ma con una cattiveria maggiore degli appartenenti alla casta dal sangue blu.
Il Centro destra aveva approvato la famigerata legge porcata sperando di vincere le elezioni che invece perse malamente nel 2006. Con la caduta di Prodi, e a seguito di nuove elezioni, la legge porcata ha rimesso in ordine le cose secondo i desiderata di Berlusconi.
Ma cosa è cambiato con la supposta repubblica rispetto alla monarchia assoluta? Tanto. In peggio ovviamente.
Un tempo, dicevamo, c’era la monarchia, un solo re, tanti principi e baroni, tanti signorotti ed un popolo alla fame. Dal 1948 c’è la repubblica con un presidente, un parlamento, una Corte Costituzionale, tante regioni, tante province, migliaia di comuni, migliaia di enti inutili e centinaia di migliaia di politici che fanno capo ai grandi notabili romani ma il popolo è sempre quello che conta niente.
Il potere prima era della monarchia oggi è del popolo che lo esercita nei modi previsti dalla Costituzione. Ma ad esercitarlo in definitiva sono sempre quei pochi notabili che da oltre cinquant’anni in un modo o nell’altro riescono a trovare il modo di rimanere al potere anche contro le intenzioni del popolo sovrano.
Al parlamento ci sono persone che non hanno mai lavorato un giorno. Dall’università sono passati agli scranni parlamentari e vivono di politica, remunerati sopra ogni logica e ragionevolezza, da decenni. E si sono pure inventati i senatori a vita, quasi a voler rimarcare il potere d’essere comunque al di sopra di tutti. Anche i presidenti della repubblica diventano senatori a vita mentre in tutto il mondo escono addirittura dalla vita pubblica…
Si sono trovate nel tempo tutte le soluzioni truffaldine per impedire la libera rappresentanza del popolo sovrano inventando gli sbarramenti e le liste bloccate e nomine da parte del capo.
In verità si è trovato il modo per chiudere la porta alla rappresentanza democratica delle minoranze per blindare il potere dei maggiori partiti. Insomma, siamo in una situazione di monarchia assoluta dei partiti. I notabili della politica possono considerarsi i monarchi non di territori ma di fette della politica e combattono per mantenere il potere ed incrementare la loro sfera di influenza sugli altri e per la loro sopravvivenza politica.
Oggi parlano tutti della inutilità delle province e fanno finta di dimenticare che è stato permesso alla Regione Siciliana con un colpo di mano incostituzionale di reintrodurre con una legge regionale con la denominazione “regionali” queste istituzioni che per Costituzione sono state abolite dall’ordinamento regionale. Lo Statuto del 1946 non è stato modificato e non poteva esserlo visto che le modifiche possono essere effettuate solo attraverso una legge di revisione costituzionale. La Sicilia rappresenta quindi l’anomalia nelle anomalie.
Si parla, per le amministrative, di una vittoria della democrazia perchè il presidente della Regione, della Provincia e i sindaci dei Comuni vengono eletti con voto disgiunto da quello dei partiti che lo appoggiano. Ma in realtà la legge elettorale è senza capo nè coda ma ha un unico obiettivo: quello di confondere l’elettorato e di trarre vantaggio dalle variabili e dalla complessità del sistema di voto.
Innanzi tutto con argomentazioni e norme macchiavelliche le elezioni dei presidenti dei consigli provinciali e comunali e dell’ARS sono lo stesso giorno di quelle dei deputati e dei consiglieri e questa commistione crea non pochi problemi agli elettori. Ma la votazione nello stesso giorno e con la stessa scheda del presidente/sindaco e consigliere comunale è stata fatta perché in definitiva i notabili hanno voluto blindare le candidature dei presidenti e dei sindaci che loro decidono. In pratica la lobby politica decide chi deve presentarsi e dove. Una assicurazione delle coalizioni che così si garantiscono quei voti che con una vera votazione disgiunta, cioè fatta con due schede o in giorni diversi, potrebbero andare ad altri candidati.
Così si impedisce a personalità del mondo civile di competere ad armi pari contro i prestanome dei partiti. Ne abbiamo avuto una chiara dimostrazione nelle comunali di Palermo dove le potenti macchine messe in modo dalle due coalizioni nazionali, quella di Cammarata e quella di Orlando, hanno letteralmente annullato gli altri candidati.
Ne abbiamo avuto una riprova alle politiche del 2008 dove abbiamo potuto vedere che il nome di Berlusconi e di Fini era in tutte le circoscrizioni italiane e non in un solo collegio.
Insomma, truffe dopo truffe e si cerca sempre di controllare ed orientare il voto secondo i propri interessi. Questa è democrazia.
La maggior parte degli elettori vota il candidato deputato all’ARS o consigliere senza sapere che in questo caso il suo voto vale anche per il presidente/sindaco al quale magari non vorrebbe dare il proprio voto.
Diverso e veramente disgiunto sarebbe il voto se le elezioni del presidente o del sindaco avvenissero almeno un mese prima del rinnovo dell’ARS e dei consigli. Una lotta delle intelligenze e dei programmi insomma. Solo così si potrebbe affermare senza tema di smentite che il presidente o il sindaco è scelto dagli elettori e la maggioranza all’ARS e nei consigli realmente quella rappresentativa dei partiti.
Fintanto che la legge elettorale non permetterà veramente di eleggere il presidente o il sindaco direttamente e senza inciuci, non si potrà parlare di libera espressione del voto e di presidente/sindaco eletto direttamente dal popolo.
Le elezioni del presidente della regione e della provincia (incostituzionale in Sicilia), e dei sindaci vanno effettuate in giorni diversi da quelli dei consigli regionali, provinciali e comunali.
Allora si che si può parlare di libero voto disgiunto, il resto sono solo fandonie politiche.
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