“È venuto il momento di dire basta: il sindaco si dimetta!”. Lo dice Angelo Capodicasa, deputato del Partito Democratico, commentando le dimissioni del vice sindaco di Licata, Gaetano Lombardo.
“Da quando si è insediato Angelo Graci – sottolinea Capodicasa – sono 23 gli assessori che si sono dimessi: un turn over forsennato che lo ha costretto a ricorrere a cittadini di località vicine, l’ormai ex vice sindaco era un cittadino della vicina Grotte (Ag). Spero, che almeno questa volta, il sindaco, Angelo Graci, colga l’occasione per rassegnare le sue, tanto attese, dimissioni”.
Lo scorso novembre, il Sindaco, l’assessore comunale ai servizi sociali ed il vice presidente del Consiglio Comunale di Licata sono stati arrestati con l’accusa di corruzione aggravata in concorso per atti contrari ai doveri d’ufficio, secondo l’accusa avrebbero intascato una tangente per lo svolgimento di uno spettacolo in occasione dei festeggiamenti del Santo patrono. Successivamente il GIP, nel revocare le misure cautelari, ha riconosciuto la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza ed ha imposto al Sindaco il divieto di dimora a Licata che, da allora, risiede nella vicina località balneare di San Leone (Agrigento) da dove amministra la città.
“Non è ammissibile – continua Angelo Capodicasa – che si faccia scadere nel ridicolo una vicenda amministrava che ha, purtroppo, un aspetto drammatico, la città di Licata non può più permettersi questa paradossale situazione: con un Sindaco, che non può mettere piede in città, senza un consiglio comunale – sostituito da un funzionario regionale – e con una Giunta fatta di cittadini provenienti da comuni vicini”.
“Il Partito Democratico – aggiunge il deputato del Pd – è intervenuto a tutti i livelli, e continuerà a farlo, per denunciare questa insostenibile situazione ma è venuto il momento dell’assunzione delle responsabilità”.
“È ora che il sindaco si dimetta – conclude l’esponente democratico – o che il Presidente della Regione assuma i dovuti provvedimenti, affinché a Licata vengano riaffermate le più elementari condizioni di democrazia e legalità”.
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