Credo, a nome certamente personale, di dover chiarire la mia posizione nei confronti delle programmazioni dei festeggiamenti per l’unità d’Italia. Parlo di quei festeggiamenti che sono già iniziati e che continueranno in Sicilia: non mi pronuncio, infatti, su quelli che avverranno fuori di essa.
Scrivo qui poiché l’utenza è notevole, e spero che questo post venga letto da un numero considerevole di persone. Chiaramente, per questo, non penso AFFATTO di parlare in nome di tutti coloro che hanno in qualche modo fatto parte o che fanno tuttora parte dell’associazione culturale Sikeliotes. Credo altresì possa trattarsi di uno spunto interessante su cui ragionare e su cui confrontarsi: anche questa è cultura, e se la Sikeliotes si fa promotrice di ‘cultura’ in tutti i suoi aspetti (adesso, per la verità, molto poco, causa impegni di studio e lavoro), allora rientriamo senza dubbio nell’argomento.
Io l’unità d’Italia non la festeggio, perché… perché non riesco a trovare il motivo per cui festeggiarla. Non condivido la ‘romanticità’ con la quale ancora oggi si parla (e si straparla) di uomini dall’ambiguo passato che se nel 1860 avessero perso la guerra oggi sarebbero dichiarati, da tutti gli Stati italiani che esisterebbero ancora, degli assassini e criminali di guerra.
Ciò per farvi comprendere l’ambiguità stessa dell’informazione che pretende di essere ’storica’ e che di ’storico’ tout court ha ben poco.
Dire sempicemente “Sì, ma assassini come Garibaldi o Bixio hanno unito l’Italia, e questo ci basta”, è davvero una risposta sensata? Perché, in Sicilia, siamo tanto grati a QUESTA unità? Parlo di QUESTA unità perché immediatamente prima del 1860 gli Stati italiani avevano in mente ben altri tipi di ‘unità’, un’unità confederale, un’unità di realtà diverse per storia e per economia: insomma, una Lega Italica.
Molti di voi non sanno, probabilmente, nemmeno che in seguito alla rivoluzione del 1848 contro i Borbone (che fu, senza dubbio alcuno, INDIPENDENTISTA) la Sicilia, con a capo del Governo Ruggero Settimo, ebbe la prima Costituzione dell’Italia ‘risorgimentale’, come ancor meno di voi sapranno, probabilmente, che tale costituzione, nel suo Art. 2, recitava: “La Sicilia sarà sempre Stato indipendente. Il Re dei siciliani non potrà regnare o governare su verun altro paese. Ciò avvenendo sarà decaduto ‘ipso facto’.
La sola accettazione di un altro principato o governo lo farà anche incorrere ‘ipso facto’ nella decadenza”. Non si fa alcun cenno ad un’improbabile ‘unità’, non come l’attuarono quei Piemontesi, aiutati dagli importanti finanziamenti inglesi, che solo 12 anni dopo invasero la Sicilia dandole la speranza di una statualità autonoma, solo in ’solidarietà’ con gli altri Stati italiani, non in unità con essi.
Ma non naufraghiamo tra fatti e misfatti storici. Al di là di ogni cosa, perché dovremmo essere ‘fieri’ di essere italiani, in Sicilia? Mi auguro di aprire un dibattito (che sia CIVILE) e di leggere ciò che proporrete come spiegazione, oltre che vostre altre eventuali considerazioni sull’argomento.
Lorenzo Mercurio
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