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Elezioni ordine dei giornalisti in Sicilia. Come da copione … siciliano

A Palermo, continua la battaglia di un gruppo di giornalisti precari e disoccupati a sostegno della legalità e della trasparenza, a partire dal momento di democrazia più alto all’interno della nostra stessa categoria.

 Il voto per il rinnovo del consiglio nazionale e regionale dell’ODG. In sintesi, la storia che dà il via alla nostra battaglia, fatta a colpi di ricorsi e presidi davanti alla sede regionale dell’ODG, a Palermo. Tutto comincia la settimana precedente alla seconda convocazione per il voto, svoltasi il 23 maggio scorso. Anche la data (anniversario strage di Capaci) in Sicilia, deve fare molto pensare e riflettere tutti, circa il senso che della legalità si ha e deve avere.

La vicenda comincia quando, Marta Genova, una brava e giovane collega (precaria e disoccupata) stanca di essere rappresentata da pensionati e gente che da anni riveste gli stessi incarichi in seno all’ORDINE, ben lontana dai problemi della categoria (precariato, disoccupazione, assenza di tutele contrattuali, sindacali e retribuzioni lontanissime dalle tariffe previste dallo stesso ODG), decide di candidarsi al consiglio nazionale elenco pubblicisti. Riceve subito telefonate da parte di colleghi dell’ODG e del sindacato -che nelle mail inviatele- le comunicano l’impossibilità della sua candidatura, e dicendosi dispiaciuti, sostengono che sia determinata dalla mancata anzianità.

Lei, ostinata non si lascia né intimidire, né intimorire e va avanti. Si presenta alla prima convocazione, quella in cui come stabilisce la legge istitutiva dello ODG (69/1963) il presidente sceglie gli scrutatori tra i presenti in sede.      

ART. 5 (Votazioni : Il presidente dell’Ordine, prima dell’inizio delle operazioni di votazione, sceglie cinque scrutatori fra gli elettori presenti. Il più anziano fra i cinque per iscrizione esercita le funzioni di presidente. A parità di data di iscrizione prevale l’anzianità di nascita(…)

Marta Genova è tra questi. C’è soprattutto perché scopre attraverso un giro di e.mail ed sms arrivati a vari colleghi, che alcuni – vicini per così dire al consiglio ed alla presidenza uscenti e ricandidati- erano stati contattati giorni prima ed inviatati a presentarsi al seggio per fare gli scrutatori. E quando arriva il suo turno, Marta, registra ancora una volta gli “inviti” fatti dal presidente e dal consigliere uscenti e ricandidati, a non presentarsi alle elezioni per i motivi inesistenti di cui sopra.

A partire dall’anzianità non maturata (falso perché Marta lo documenta legge alla mano) e da uno stato di morosità (altrettanto falso perché Marta ha con sé i bollettini dei versamenti che ne attestano la regolarizzata posizione). Tutto questo Marta lo racconta in un video che viene diffuso su youtube. Ma dopo tre giorni viene fatto sparire, per non meglio precisate violazioni di condizioni e termini d’uso. Un fatto gravissimo di per sé, ma ancora più grave perché i protagonisti di questa vicenda sono tutti giornalisti, compresi quelli che hanno evidentemente chiesto ed ottenuto la rimozione del video.

Un fatto senza precedenti e che potrebbe costituire un altrettanto grave precedente per il futuro, in un momento in cui la nostra categoria si batte contro la legge sulle intercettazioni a garanzia della libertà di stampa. Il nostro lavoro non è soltanto nostro, ma è prima di tutto di chi lo riceve. E allora per chi non avesse potuto vedere il video, sotto troverete allegato il link al sito di senzabavaglio.info del collega Massimo Alberizzi (Corriere della Sera), sul quale è stato nuovamente caricato. Youtube ce ne impedisce la ripubblicazione.     

Nel frattempo il ragionevole dubbio che nei seggi allestiti a Messina e Catania, possano esserci state delle irregolarità prende corpo. La proclamazione degli eletti pubblicisti è avvenuta al secondo turno, nessuno è andato al ballottaggio fissato invece per oggi 30 maggio 2010. Marta presenta formale richiesta -come il regolamento dell’Ordine prevede ed anche le legge sulla trasparenza al presidente dell’Odg Sicilia- per avere consegnati gli elenchi dei votanti e degli aventi diritto al voto per i pubblicisti nei seggi di Messina e Catania, relativi alla tornata del 23 maggio scorso. Ma dai vertici siciliani del nostro Ordine, solo diniego e nessuna spiegazione che possa giustificare quello che l’articolo 8 della legge 69 /1963 sancisce.           

ART. 8 – Reclamo contro le operazioni elettorali:        
(Contro i risultati delle elezioni, ciascun iscritto agli elenchi dell’Albo può proporre reclamo al Consiglio nazionale dell’Ordine, entro dieci giorni dalla proclamazione.
Quando il reclamo investa l’elezione di tutto il Consiglio e sia accolto, il Consiglio nazionale provvede, fissando un termine non superiore a trenta giorni e con le modalità che saranno indicate nel Regolamento, a rinnovare l’elezione dichiarata nulla).        

Infatti non avendo ricevuto alcuna comunicazione, né gli elenchi in questione e proprio per la contingenza dei tempi (10 giorni il termine peretorio per la presentazione di eventuale ricorso) Marta, la sottoscritta ed altri quattro colleghi, decidiamo di rivolgerci all’autorità giudiziaria, presentando un esposto alle procure di Catania e Messina – che hanno la competenza territoriale per i seggi oggetto della nostra richiesta- allestiti nelle due province. Come il video, anche la copia dell’esposto è allegata di seguito. Ad oggi, mentre si vota per il turno di ballottaggio e la scadenza dei 10 giorni è imminente, e nonostante in due diverse procure altrettanti pm abbiano copia dell’esposto a seguito del quale potrebbero avere già inviato la richiesta di consegna degli elenchi come da nostra istanza, noi, restiamo ancora in attesa.

In attesa di avere garantito il nostro diritto alla trasparenza a garanzia della legalità, da parte di chi ha il dovere di rispettare entrambe le condizioni per mandato e per legge. Le risposte ricevute dal presidente dell’ODG Sicilia si sono limitate soltanto alla seconda parte dell’ART. 8 e cioè, che gli elenchi ci verranno consegnati entro 30 giorni, perché questo è il termine previsto dalle legge. Ma è falso. Perché questa è una fase successiva a quella dell’eventuale ricorso.           
E allora al presidente dell’ODG SICILIA, Franco Nicastro, candidato ed oggi (30 maggio 2010) impegnato nel ballottaggio per il consiglio nazionale chiediamo:    
1) Perché le reiterate richieste vengono inascoltate?
2) Perché il rifiuto a consegnare gli elenchi?
3) Perché si dà dell’Art. 8 un’interpretazione parziale e diversa da quella che nello specifico deve essere?         
4) Ed ancora perché della legalità se ne fa un uso strumentale ed interpretativo?  

Intanto, oggi il presidio sotto la sede regionale dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia in via Crispi a Palermo, è stato supportato anche dalla presenza di alcuni liberi cittadini e rappresentanti di associazioni come Muovi Palermo, che assieme a noi, hanno chiesto la consegna degli elenchi nel rispetto della legalità e della trasparenza. Sulla vicenda registriamo anche l’assoluto silenzio di tanti colleghi. Giornalisti, che al di là di ruoli ed incarichi, di essere giornalisti non dovrebbero smettere, né dimenticare di esserlo mai. Quotidiani, tv, agenzie di stampa, nessuno, della nostra vicenda ha parlato. Tranne un quotidiano on line a diffusione regionale siciliainformazioni.it. Il direttore del giornale, Salvatore Parlagreco, arrivato nella sede dell’Ordine per votare- a differenza di quasi tutti i colleghi presenti ed indifferenti alla vista dei fogli di protesta attaccati sulle pareti dell’ingresso alla sede di via Crispi- ci ha chiesto cosa stesse accadendo. Lo ha chiesto anche la presidente dell’ODG Sicilia, Franco Nicastro, che ha dato la sua versione. Per questo vi rimandiamo all’articolo, che chiaramente spiega, una vicenda che non trova spazio sui giornali e le tv, dove per anni abbiamo lavorato da precari.

E’ questo non è un problema solo siciliano. Così come nessun collega ieri, si è visto al sit-in di protesta organizzato davanti al teatro Massimo di Palermo, in concomitanza con la manifestazione a Roma, contro il DDL sulle intercettazioni..         
Eppure ieri, da difendere c’erano legalità, trasparenza e libertà di informazione.
Esattamente quello che noi chiediamo ed auspichiamo, siano garantite prima di tutto all’interno della nostra categoria. Altrimenti, vorrebbe dire, che la casta non è solo quella della politica”.            

Mariella Magazù        

http://www.senzabavaglio.info/index.php?option=com_seyret&Itemid=0&task=videodirectlink&id=16 [1]

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