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La crisi economica? In Sicilia niente è cambiato, tutto gratis come prima

denaroQualche tempo fa scrivemmo che la crisi in Sicilia non è mai arrivata. Questa convinzione nasceva dalla lettura dei dati macroeconomici siciliani che indicano la Sicilia come regione “con forti pressioni” economiche ma che vive molto al di sopra delle proprie possibilità.

Questo perché a fronte di un reddito medio “dichiarato” di circa il 40% rispetto alla media del nord Italia, i siciliani continuano tranquillamente a spendere in vacanze, ristoranti, telefonici, auto, etc.

Una situazione anomala così come è anomalo il fatto che ancora oggi la Regione Siciliana continui a pagare agli studenti siciliani, l’abbonamento degli autobus per le tratte extra urbane e che in molti comuni, in verità la quasi totalità, gli asili nido, il cui costo medio per bambino è di circa tremila euro in più della media nazionale (circa 11 mila euro/anno contro i circa ottomila), è a totale carico delle casse pubbliche.

Queste sono solo due delle anomalie siciliane e che fanno inc..re gli amici della Lega perché in Italia, ovvero oltre lo stretto, salendo per lo Stivale, il contributo medio di una famiglia per l’asilo nido è di circa 250 euro/mese e le famiglie degli studenti pagano interamente l’abbonamento per l’autobus, spesso senza alcuna riduzione “studenti”.

La Sicilia, è uno “stato/nazione” assistenzialista e a nessuno passa per la mente che certi privilegi sono un costo salatissimo per l’economia dell’Isola.

Ognuno pensa per sé e il politico è sempre ben lieto a tenere vivo il fuoco del mendicante, mentre l’Isola sprofonda verso il “quarto mondo”.

Se in Italia gli sprechi sono circa 80 miliardi l’anno, la Sicilia può, a ragione, vantare il primato degli sprechi di denaro pubblico perché circa il 30% della spesa corrente è finalizzato ad assistenze feudali, mentre il debito pubblico, leggi mutui, aumenta di giorno in giorno.

Si taglia la sanità, i servizi essenziali, e si mantiene in vita un vergognoso sistema assistenziale.