Se fosse così, e sarebbe auspicabile, allora come si spiega l’illegalità diffusa nell’Isola ? Il Procuratore Capo di Palermo, Francesco Messineo, parlando all’aula bunker del carcere dell’Ucciardone ha affermato che : ” …la mafia e’ in difficoltà e appare indebolita, ma c’e’ ancora molto da fare, ci sono ancora molti latitanti da prendere. Va intensificata la lotta senza quartiere al ‘pizzo, e’ un compito molto difficile ma lo porteremo avanti e il consenso dei cittadini ci conforta. La scuola può e deve svolgere un ruolo determinante”.
Concordiamo con il procuratore solo parzialmente. Se la mafia è stata indebolita ed è in difficoltà, il Procuratore dovrebbe spiegare ai siciliani perché la Sicilia vive in perenne stato di precarietà determinato dalla diffusa illegalità specie nel mondo del lavoro che vede il dipendente privato spesso umiliato con salari ridicoli e turni di lavoro massacranti e senza diritti.
Come si spiegano certi appalti anomali ? Certe strane coincidenze di imprenditori liguri amici di politici siciliani, che si candidano nell’Isola e vincono appalti pubblici milionari ?
Come si spiega che imprese che non rispettano contratti pubblici continuano impunemente ad operare nella quasi “assenza” di azioni da parte degli enti appaltantisenza e senza che le autorità preposte intervengano ?
Come si spiegano situazioni di conflitto di interessi che vedono magistrati, mogli o mariti di presidenti di società pubbliche, e quindi chiaramente di nomina politica, e che operano nella stessa città ?
Come si spiegano le assunzioni pubbliche in Regione o negli enti locali, spesso riconducibili a parenti ed amici di politici o alti funzionari, assunti per chiamata diretta o con incarichi di consulenza o altro?
Come si spiega che enti pubblici decidano azioni di co.marketing con società controllate e di cui fanno parte soci privati senza che questi intervengano con proprie quote?
La lotta “esclusiva” alla mafia operaia ha lasciato crescere vertiginosamente l’illegalità “non mafiosa”, ma ugualmente grave, perché sta paralizzando la crescita sociale ed economica della Sicilia.
La mafia, per stessa ammissione della Magistratura, è ormai presente nei gangli del potere economico, politico, finanziario ed istituzionale, e da questa posizione garantisce generale impunità a quanti in Sicilia, “onesti” industriali e commercianti, sfruttano sistematicamente il lavoratore siciliano.
Ma la forza della mafia sta in quella che viene definita la “burocrazia” istituzionale siciliana. Provare per credere …
Ed allora, forse la mafia operaia, quella dei Provenzano e dei Riina, quella dei Lo Piccolo ed altri, è stata indebolita, ma sicuramente, il famoso secondo e terzo livello, ormai “governa” la Sicilia e non solo.
L’obiettivo finale della mafia/massonica in Sicilia, e secondo quanto scaturisce dalle inchiesta sui furbetti del quartierino e della cricca romana/ligure, è stato raggiunto, ovvero, gli affari di gruppi di potere intrecciati col potere politico stabilmente controllato e foraggiato.
Il futuro dei giovani siciliani, che hanno ripreso ad emigrare, non è più a rischio. Semplicemente non esiste più !
Malgrado ciò, sapendo di aver perso, si canta sempre vittoria e si ricordano, ipocritamente, i morti di mafia.
Ed allora noi, che non siamo adetti ai lavori, ma semplicemente cittadini che cercano di far cronaca, ci chiediamo: ma di che cosa parlano questi signori?
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