- Osservatorio Sicilia - http://www.osservatorio-sicilia.it -

Non più di mille … Inchiesta di Giacomo Di Girolamo & C.

Da anni il dibattito sui media sembra essere dominato dalle facili previsioni sulla morte del giornalismo di inchiesta.  Un giorno sì e l’altro pure gli esperti di cose della comunicazione, seduti in una comoda poltrona, pronosticano la fine del giornalismo di inchiesta, anzi no: del giornalismo tout court. E amen. Sarebbe opportuno che questi signori facessero un bel viaggio e non per visitare la Columbia University tempio di giornalismo americano.

Basterebbe, per esempio, visitare la piccola redazione di Marsala.it, giornale online siciliano di cui è direttore Giacomo Di Girolamo per rendersi conto che non solo esiste ancora del buon giornalismo in giro per l’Italia ma esiste anche ottimo giornalismo di inchiesta.

Il libro che vi apprestate a leggere è appunto la dimostrazione del come sia possibile fare ottima informazione d’approfondimento, rispondere ai legittimi dubbi dei cittadini, dare un senso e una logica a una grande incompiuta compiendo, scusatemi l’arditezza linguistica, un’impresa che negli ultimi cinquant’anni nessuno aveva provato a compiere. 

Giacomo Di Girolamo, Antonella Genna, Francesco Timo hanno scandagliato il mare alla ricerca di documenti sulla storia della mancata realizzazione di un monumento. Non un monumento qualsiasi ma quello che doveva servire a ricordare l’origine stessa dell’Italia contemporanea, del nostro paese così come lo conosciamo: unico e unito nelle sue molteplici differenze.

Un monumento identitario dedicato a Garibaldi e allo sbarco dell’Eroe dei due mondi a Marsala, nel trapanese. L’occasione, certo, viene data ai tre cronisti dalle celebrazioni del 150° anniversario dello sbarco dei Mille. Ma è un’occasione che risponde a una precisa richiesta che proviene dalla società se si considera la gran mole di materiale che i lettori di Marsala.it e gli ascoltatori della radio hanno fornito ai tre giornalisti.

Può sembrare, ovviamente, pura retorica ma questa storia del monumento allo sbarco dei Mille o a Garibaldi è prepotentemente una metafora dell’essere italiani: non è nemmeno la cronaca di un’incompiuta ma la storia stessa di una compiuta storia di abulia e disinteresse storico, politico e sociale. Perché la proposta di fare un monumento viene lanciata nel civico consiglio il 9 giugno del 1860, meno di un mese dopo lo sbarco: ma la decisione viene rinviata a tempi migliori per mancanza dio risorse finanziarie. A seguire ci sono le storie di incarichi dati e non pagati, di  ricorrenze mancate, di promesse e illusioni. Fin o ad arrivare alla posa della prima pietra da parte di un garibaldino convinto, anzi del più convinto tra i sostenitori di Garibaldi: l’allora presidente del consiglio Bettino Craxi che qui a Marsala posa la prima pietra il 14 giugno 1986. E’ interessante questo viaggio nelle carte che fanno i tre giornalisti perché  dà il dettaglio delle lungaggini, delle ipocrisie, delle falsità che la coscienza collettiva ma soprattutto i singoli protagonisti della vita pubblica sono capaci di costruire pur di giustificare l’incapacità a concludere un’opera che i cittadini, per orgoglio e senso di appartenenza allo stato, aspettano da 150 anni. 

Nino Amadore