Sono passati pochi giorni da quando la ludoteca Ubuntu, centro internazionale culturale per bambini extracomunitari,è stata location del casting per una serie televisiva che parlerà di mafia e sembra strano pensare che dalla fiction alla realtà il passo sia breve.
Spenti i riflettori,chiusi i provini,trovata qualche faccia “interessante”,poche ore dopo, il centro è stato oggetto di intimidazioni da parte dei soliti mafiosetti di quartiere.
Un masso di 30kg è stato scagliato contro il ludobus, le gomme sono state tagliate ed è stato rotto un faro; inoltre,sono stati recisi i contatti elettrici del faro esterno della ludoteca ed è stata trovata della colla nella serratura.
Nessuna relazione tra i danneggiamenti e il casting sia chiaro! Non sarà di certo quest’ultimo ad aver infastidito “qualcuno”.
Piuttosto,c’è da dire che la mafia non si ferma neanche di fronte ai bambini.
Il Centro Ubuntu è noto infatti per essere un prezioso aiuto alle famiglie extra-comunitarie della zona (Ballarò) ma non solo.Si pone come obiettivo un intervento socio-educativo rivolto ai bambini di tutte le etnie che ,in questo modo, possono ricevere un aiuto scolastico e trovare anche un accogliente luogo ricreativo, senza rischiare d’incorrere nei pericoli che la strada offre gratuitamente ogni giorno.
Fin qui,nulla lascerebbe pensare ad un luogo scomodo per la malavita ,se non fosse che il centro ha sposato pubblicamente la legalità condividendo spazi,idee e azioni con Radio 100 passi,Circolo Tavola Tonda e associazione Acunamatata.
La “colpa” di Ubuntu è quella di costituire una valida alternativa all’illegalità,li’ dove istituzioni e servizi latitano da anni.
Provvedere ai bisogni delle famiglie più umili,togliere “braccia” alla mafia,educare alla legalità è una chiara manifestazione di contrarietà alle leggi mafiose,le uniche che sembrano vigere in una zona difficile come Ballarò.
Questo,nella mentalità criminale, spiega le gravi intimidazioni subite da Ubuntu ma non spiega la totale assenza delle istituzioni.
Il fondatore dell’associazione, Fabrizio Ferrandelli, e tutti i volontari non hanno intenzione di arrendersi; continueranno il loro operato con o senza l’appoggio formale delle istituzioni.
Il pensiero comune è che,ormai,le parole servono a ben poco. E’ per questo motivo che l’associazione ha scelto di rispedire al mittente tutti gli attestati di solidarietà provenienti dalle Istituzioni che credono di poter fare antimafia senza agire concretamente per risolvere una volta per tutte il problema.
Si tratta sicuramente di una decisione di forte impatto ma è in linea con la concretezza di chi opera tutti i giorni a contatto con la mafia e sa che in un solo istante tutti i sogni di una vita e il lavoro di ogni giorno possono andare in fumo.
Basta commemorazioni,sosteniamo gli eroi di tutti i giorni!
Borsellino,Falcone,Impastato non sono morti per essere ricordati in qualche manifestazione o in qualche discorso solenne; sono morti perchè hanno agito combattendo per degli ideali….gli stessi di chi adesso rischia tutto,proprio come i ragazzi di Ubuntu.
s.b.
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