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Centrale Edipower Valle della Mela. Il silenzio degli.. innocenti !!!

Il nostro silenzio non significa che ci sentiamo appagati del risultato A.I.A., in un certo senso siamo soddisfatti solo per le problematiche emerse.

E quanto afferma il preisdente della TAT, Crisafulli, che continua,  ad esempio, si deduce le istituzioni sono state sempre e strategicamente assenti sulle problematiche ambientali, che ormai tutti hanno ben compreso che il fascino del capitale inebria molto facilmente gli individui di governo e di potere.  Ma alla fine cosa è successo?

Nulla, i soggetti che avrebbero dovuto porre in essere i provvedimenti normativi e le prescrizioni per rendere  efficienti gli impianti per non inquinare non hanno ancora ad oggi agito, e non crediamo lo facciano, peggio ancora, forse non lo possono fare.

Il nostro sistema , nella Valle del Mela in particolare, non è in grado di tutelare il patrimonio naturale, la salute dei cittadini, il patrimonio culturale etc. neanche la sicurezza dei lavoratori, degli addetti alle industrie.

Infatti sappiamo che i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza  nella Centrale Termoelettrica Edipower di San Filippo del Mela hanno denunciato ai soggetti responsabili nonché agli stessi dirigenti della Società, perdite di gas di combustione ai gruppi 1 e 2, perdite di vapore valvola “A” gruppo 1, perdite di olio su turbina  SF2 e turbina SF5 perdita di vapore, senza che si siano verificati gli interventi di messa in sicurezza e di ripristino della efficienza, quello ch’ è peggio che le denuncie non riportano alcun protocollo.

Come si può pensare che una industria come la Edipower non preveda la definizione di un protocollo per la posta interna ? 

C’è qualcosa di strano in tutto questo, e chissà quant’altro viene “mitigato” senza che nessuna sappia niente.

Questo silenzio ha solo significato, la ricerca di un accomodamento “in house” come sempre si è fatto, fuori i visitatori e le commissioni, altro che opere di adeguamento e di ambientalizzazione, sistemiamo tutto come sempre nel passato si è fatto, ma chi fa presupporre questo? 

Il silenzio del Comune di S. Filippo del Mela e del suo Sindaco non è buona cosa, a questo si aggiungono i problemi politici che in Sicilia non mancano mai, ed ecco che le condizioni per costruire un buon accomodamento ci sono. Cosa è stato del proclama di rivendicazione dei danni del Sindaco di Pace del Mela? Una boutade?

A detta di molti che lo consideravano utopico, Latouche, aveva sicuramente buone ragioni per esprimersi con certa veemenza.

Serge Latouche filosofo ed economista francese, da molti considerato borderline, tiene  a Perugia una Lectio Magistralis sulla “Decrescita come uscita dalla crisi“.

 Egli ha una visione della tutela dell’ambiente per certi aspetti interessante, ma sulla decrescita non è riuscito ad ottenere i necessari consensi.

La teoria della decrescita, è comunque una forma di pensiero non violento, rivolto nei confronti del pianeta.

Il pubblico, numerosissimo e costretto a stringersi all’inverosimile per ascoltare il professore francese, è stato comunque ripagato con un’ora e mezza di analisi e teoria, a metà tra sogno e realtà, utopia e concretezza.

Peraltro in un ottimo italiano, secondo il teorico della Decrescita, fanno della società dei consumi una “società totalitaria soft“, in cui l’uomo non è più padrone del suo destino perché è sottomesso “all’imperialismo dei mercati“, al “dominio della mano invisibile“.

Una società simile è destinata pertanto a condurci inesorabilmente a quella che gli esperti chiamano “la sesta scomparsa delle specie”, un’estinzione di massa come quella che cancellò dal pianeta i dinosauri.

La differenza è che stavolta si viaggia a una velocità impressionante.

“Bisogna stare seduti bene per sentire quello che sto per dire – ha avvertito Latouche rivolto al pubblico in sala – ogni giorno si estinguono tra le 50 e le 200 specie”.

Ovviamente, si tratta per lo più di batteri, di specie invisibili, ma non solo di queste (ci sono ad esempio anche le api: in Italia ne sono scomparse ben 23 miliardi in pochissimo tempo).

Campanelli di allarme talmente clamorosi che portano Latouche a dire: “Non siamo più minacciati dalla catastrofe, siamo già nella catastrofe“. 

L’ultimo rapporto dell’I.P.C.C.C. (Intergovernmental Panel on Climate Change) afferma infatti che anche se smettessimo da oggi di bruciare anche una sola goccia di petrolio non potremmo comunque evitare l’innalzamento di due gradi della temperatura globale entro la fine del secolo, senza nulla dire sulle emissioni in ambiente.

Conseguenze? “Centinaia di milioni di emigrati dell’ambiente, la metà del Bangladesh sott’acqua, ma anche una buona parte dell’Italia“. E questo, secondo il professore francese, è “lo scenario migliore“, perché i due gradi potrebbero diventare sei e allora possiamo “dire addio alla specie umana”.

E qui arriviamo alla parte centrale della lectio del professor Latouche: creare una alternativa alla società della crescita per uscire dalla crisi.

Arriviamo cioè alla Decrescita. Sulla lavagna allestita per la lectio compare allora un cerchio (“un circolo virtuoso“) con 8 “r” collocate tutte intorno.

E’ il progetto politico di Latouche, “l’utopia concreta della Decrescita“.

Le 8 “r” rappresentano 8 parole d’ordine:

rivalutare (prima di tutto la sobrietà),
riconcettualizzare (la scarsità e l’abbondanza, il pubblico e il privato),
ristrutturare (il sistema produttivo, costruendo cose più utili),
rilocalizzare (“non è ammissibile che 8.000 camion trasportino ogni giorno acqua San Pellegrino dall’Italia alla Francia ed acqua Evian dalla Francia all’Italia”),ridistribuire (“l’occidente rappresenta il 20% della popolazione mondiale e consuma più dell’86% delle risorse naturali”),riutilizzare (“per risparmiare risorse naturali e creare posti di lavoro”),riciclare (“ciò che non è possibile riutilizzare”), ridurre (“la nostra impronta ecologica, ma anche gli orari di lavoro”).

Ma i critici di Latouche e del suo movimento hanno gioco facile a dire: sono tutte cose astratte, se volete essere credibili dovete fare proposte concrete e presentare un programma.

E allora ecco che, per concludere la sua lectio, il professore francese decide di stare al gioco e di presentare il suo “programma elettorale“.

“Ho sognato che mi candidavo alle elezioni presidenziali con un programma elettorale di pochi punti”.

Proponevo di ridurre del 75% la nostra impronta ecologica, introducendo una tassa ambientale sui trasporti, per favorire il consumo a ‘chilometri zero’.

Al tempo stesso proponevo di ricostruire l’agricoltura contadina, rinunciando all’uso dei pesticidi, di trasformare i guadagni di produttività in riduzione dell’orario di lavoro e altre cose simili. Sulla base di questo programma mi sono candidato, sono stato eletto con il 51% e ho iniziato ad applicare il programma.

.. “La settimana dopo sono stato assassinato”.

Qual’è la morale della favola?

In Primis: – Ciò che non è ancora possibile a livello globale, può comunque esserlo a livello locale od individuale.

In Secundis: – Ciò che non è possibile oggi, potrebbe esserlo domani.

In Tertiis: – Ciò che non è possibile qua è già possibile altrove, come in America Latina”.

In conclusione, per Latouchela Decrescita è una scommessa che non siamo sicuri di vincere. Ma in ogni caso, vale la pena di tentare“.

Latouche disconosce sia l’esistenza della Valle del Mela,  che  le realtà politiche locali ed i  relativi sistemi !!

Salvatore Crisafulli