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118 Sicilia. Lo stallo e le responsabilità di Massimo Russo

Ancora problemi per il 118 in Sicilia. Massimo Russo, assessore alla sanità, si trova ora davanti ad un altro grande problema: il numero complessivo degli addetti e delle ambulanza che la Corte dei Conti, con la richiesta di 39 milioni di euro per danni erariali all’ex presidente Cuffaro e agli assessori che si sono avvicendati intorno alla torta feudale negli anni, giudica eccessivo.

Questo problema si aggiunge allo stallo in cui si trova il 118 le cui responsabilità sono interamente da attribuire all’assessore ed al suo entourage regionale che probabilmente non lo ha saputo probabilmente adeguatamente consigliare. Si dovrà pensare a ridurre personale e mezzi ?

Provando a metterci nei panni del Commissario CRI, Francesco Rocca, e dimenticando per un momento il credito di oltre 90 milione vantato dalla SISE/CRI per retribuzione dovuta al personale per straordinari e per previdenza ed assistenza da corrispondere all’INPS, non si può non addossare tutte le responsabilità di questo empasse a Russo ove si ricordi l’altalena delle proposte messe dall’assessore in campo quando si decise di non rinnovare il contratto alla SISE.

In prima battuta propose la fondazione CRI/Regione da noi definita (af)fondazione, per poi, forse consapevole che la fondazione sarebbe stata uno sbaglio, ripiegò su una più semplice società CRI/Regione per virare improvvisamente nel “fumoso” consorzio ASP/Regione costituito a fine 2009 con la grande ambizione di far decollare il nuovo soggetto entro il 31 dicembre 2009.

Cosa impossibile per diversi motivi. Il primo strutturale, il secondo organizzativo, ed il terzo per carenza di un programma di transizione che tenesse conto della complessità dell’operazione e della necessità di trovare  una soluzione per il passaggio, se tecnicamente e legislativamente possibile, del personale dalla SISE alla SUES.

Come era prevedibile si è arrivata alla proroga del contratto per tre mesi alla SISE, si disse non rinnovabili perché entro il 31 marzo la SUES sarebbe stata operativa. Impegno da parte della Regione nei confronti della CRI/SISE, l’anticipo 11 milioni di euro al mese che nella pratica sono diventati 8 perché la Regione è in regime di esercizio provvisorio. Agli oltre 90 milioni di euro si aggiungono quindi altri soldi che sono come benzina sui conti dell’ente regionale perché va da sé che il tanto decantato assestamento dei conti della sanità va a farsi friggere …  

Dopo discussioni, riunioni, confronti con sindacati e quanti hanno interesse nella questione, siamo praticamente all’anno zero ma nel frattempo la CRI ha predisposto la liquidazione della SISE e la reimmatricolazione con targa civile dei mezzi (erano targati CRI).

Entro il 31 marzo, come era prevedibile, la SUES non è stata in grado di iniziare le attvità e quindi,  l’ulteriore proroga che mette in piazza tutte le deficienze progettuali ed operative di una operazione pensata male e gestita peggio, con conseguente “silenzio” istituzionale.

Tra i problemi sul tappeto quello del personale sembra irrisolvibile in quanto Massimo Russo ha lanciato una proposta che a molti è sembrato proprio una minaccia, e cioè, ha chiesto ai dipendenti di rinunciare alle loro aspettative economiche relative allo straordinario pregresso, circa 10 mila euro per dipendente, a fronte di una assunzione nel consorzio a tempo indeterminato e ad orario intero e non part time.

La proposta non sta ne in cielo né in terra per diversi motivi. Anche ammesso che la proposta prontamente accettata dai sindacati (e ti pareva …) eccetto la CGIL, fosse normativamente praticabile, c’è da considerare che la CRI si troverebbe completamente sotto scacco poiché l’accordo Regione sindacati, che peraltro appare quantomeno non valido,  non precluderebbe il ricorso al Giudice del Lavoro da parte dei dipendenti contro la CRI, unica vera debitrice nei loro confronti.

L’eventuale transazione, cioè l’accettazione del 20% del dovuto, dovrebbe essere sottoscritta dalla CRI/SISE con ogni singolo dipendente e non dai  sindacati e dalla Regione, mentre quest’ultima dovrebbe trasferire alla prima l’ammontare del debito da corrispondere percentualmente ai lavoratori e pagare l’INPS.

Sembra che la CRI, per agevolare quanto più possibile il passaggio, fermo restando tutte le perplessità normative, abbia chiesto senza successo alla Regione una manleva, ovvero un impegno dell’ente regionale a farsi carico di ogni onere derivante da eventuali ricorsi del personale contro la CRI per mancata corresponsione dello straordinario.  

A tutto ciò va aggiunto che fino ad oggi non sembra che l’assessore Russo abbia chiarito con quale procedura intende assumere il personale. Ovvero, se la legge prevede che un ente pubblico per assumere personale deve bandire un concorso pubblico, quando intende bandirlo ?

Un guazzabuglio dal quale sarà difficile uscirne senza strascichi anche giudiziari, e la responsabilità dello stallo riteniamo siano dell’assessore alla sanità, Massimo Russo e del suo entourage che probabilmente non ha saputo consigliarlo adeguatamente.

A questo punto un politico dopo aver constatato il fallimento di una così importante operazione politica, in qualsiasi altra parte del mondo, rimette il mandato.

Ma qui siamo in Sicilia e ben difficilmente Russo presenterà le sue irrevocabili dimissioni, anche se le responsabilità politiche sono soltanto sue.