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Le discussioni su Garibaldi e l’impresa comprata …

Egregio Dottor Michele Santoro

 Rispondo alla lettera pubblicata sulla sua testata giornalistica, recante osservazioni sul contenuto dell’articolo da me inviato e da Lei gentilmente pubblicato. Non vedo contraddizioni nel mio scritto, che non aveva come oggetto tematico una discussione sull’evento Garibaldino da un punto di vista storico, poiché  ben conosco i giudizi che specialmente negli ultimi decenni sono stati dati sull’impresa dei Mille e sulle motivazioni che ne ha permesso la realizzazione.  Su questo potremmo discuterne a lungo e ad esempio cercare di comprendere come solo mille uomini sono riusciti a conquistare un Regno sicuramente ben organizzato per quei tempi, dal punto di vista della presenza dello Stato nelle periferie, con un esercito ben organizzato ma nonostante ciò l’Eroe dei due Mondi è riuscito a non arrendersi e non essere sconfitto, tranne che in alcuni casi come nella fortezza di Messina.

Si può essere d’accordo con quelle che sicuramente sono le sue idee, condivise dal Sig. Giovanni Salemi di Marsala e dal Sig. Carlo Mangano di Palermo che ripropongono le sue stesse precise valutazioni sull’impresa Garibaldina.

Allora, secondo Lei, noi marsalesi dovremmo restare dignitosamente fuori da questo 150esimo anniversario? E perché? Perché condividiamo le Sue stesse idee su Garibaldi e sull’affermazione che quell’impresa impoverì sicuramente, forse in maniera definitiva, il Sud e lo soggiogò agli interessi degli industriali del Nord Italia? Secondo Lei, pur pensando e osservando quell’impresa che fù legata alla nostra Città , dobbiamo con un atto di autolesionismo privarcene poiché il nostro essere puri ci deve rendere soddisfatti anche se i pubblici festeggiamenti finanziati dallo Stato Italiano favoriscono e si indirizzano verso Trapani o Salemi, privandoci dal risvolto turistico che ha questa iniziativa? Festeggiamenti che, aldilà di fare un analisi costi/benefici che sicuramente ci dirà che tutto ciò rappresenta “un non corretto” utilizzo di risorse statali in un momento di crisi, possono produrre qualcosa di positivo in una delle due industrie che in Sicilia sono rimaste: l’Agricoltura e il Turismo.

I suoi attenti lettori sostengono che il mio pensiero sia contraddittorio, anche se da un lato rivendico il ruolo di primo piano di Marsala in queste manifestazioni e dall’altro invito la Politica Marsalese degli ultimi 25 anni a farsi da parte e lasciare il posto ad un iniziativa privata che, trovi proprio nella base di quell’orgoglio di appartenenza a questa nostra città e questa nostra Sicilia l’occasione di porre fine a quella che ritengo sia una vergogna ed una prova della nostra pochezza.

Colgo l’occasione per rafforzare quanto detto nel mio precedente scritto: Lei sicuramente non da importanza al fatto che più di 10 o 20 aziende marsalesi imbottigliano Vino D.O.C. Marsala (fenomeno strettamente legato con l’impresa dei mille) e considerando il binomio che vi è tra una tipologia di Marsala e l’Eroe dei due Mondi (Marsala Dolce Garibaldi), potrebbero mettere sul mercato bottiglie numerate di serie speciali dedicate all’impresa dei mille, che sicuramente avrebbero immediata collocazione tra i collezionisti ed i turisti; proprio in un periodo di crisi dei vini da tavola ma non dei vini da Dessert Siciliani. Con il 50% di quegli introiti si potrebbe finanziare un Monumento semplice che  storicamente affermi lo sbarco di Garibaldi a Marsala, come afferma la più famosa  Porta della stessa città, attirando sempre lo sguardo dei turisti.

Questo assolutamente  a prescindere dalla valutazione positiva o negativa sull’epopea dei mille, che non è oggetto in alcun modo dello scritto che ha sollecitato le Sue critiche e quelle dei Suoi Lettori.

Concordo con Lei che il buon Sgarbi sconoscendo la Storia e anche quella del nostro Vino Marsala ha presentato pubblicamente una bottiglia con l’immagine dell’epopea Garibaldina per un vino che storicamente non ha nulla a che fare con quelle che già 150 anni fa erano le tipicità agro-alimentari che rendevano famoso il nostro territorio ed in particolare la nostra città, Marsala.

Fino a 40 anni fa, il nostro vino da tavola era solo quell’ambrato ottenuto per vinificazione con macerazione delle nostre uve bianche, per intenderci quello che oggi forse solo una cantina imbottiglia nel nostro territorio e non a caso con un nome particolare “UNICO”.

Antonio Ferracane.