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Ancora una rasoiata della Corte Costituzionale allo Statuto. Grazie del suo silenzio Presidente Napolitano

I vassalli

I vassalli

Il difensore della Costituzione non parla. Si tratta della Costituzione che riguarda la Sicilia e i siciliani sono italiani di serie “B”, che quando mister Berlusconi farà il ponte, saranno, forse, italiani ma certamente non di serie “A”.

 I vicerè siciliani si dolgono, ma in definitiva si adegueranno. Loro sono la “casta” feudale al servizio del colonizzatore.

La Corte Costituzionale ed il parlamento italiano hanno solo agito di conseguenza colonizzando la Sicilia e la sua economia fregandosene della Costituzione scritta e, come volevasi dimostrare, l’Italia repubblicana e patria del “diritto” romano, culla della civiltà, con la lunga mano della Corte politicizzata, ha dato un’altra bella rasoiata allo Statuto di Autonomia siciliano e stabilito che lo Statuto è stata una solenne presa in giro ad un intero popolo governato da vicerè e vassalli della patria colonizzatrice.

La Corte Costituzionale, ancora una volta con una sentenza che di diritto e di giustizia non ha nulla,  nega alla Regione Siciliana la riscossione delle imposte sui redditi dei dipendenti statali che operano nell’Isola e l’Iva sulle operazione commerciali ricadenti nel territorio siciliano”.

Tutti a battersi il petto i politici siciliani che con zelo alquanto sospetto, ricordano che l’attuale dello Statuto deve essere ancora con la riforma tributaria del 1973. Ma fino ad oggi questi signori dove sono stati ?

Si lamentano, a cominciare dal presidente Lombardo, ma non faranno nulla e si adegueranno. Tanto alla fine loro, la casta, è ormai saldamente entrata nel castello della monarchia politica e feudale siciliana.

Questo nuovo duro colpo alle disposizioni “costituzionali”  dimostra ancora una volta che la “casta” politica siciliana, degnamente rappresentata in parlamento, nelle istituzioni nazionali, vedi presidente del Senato e ministri vari con una sequela di sottosegretari, continua ad essere vassalla di Roma.

Ed ora, ipocritamente, si battono il petto senza fare però mea culpa.

Se invece di pensare alle poltrone pensassero ad imparare a fare politica regionale non sarebbe male.

Un stage collettivo al nord, nei collegi della Lega Nord potrebbe dare a loro qualche “insegnamento” su cosa significa rappresentare degnamente il territorio.