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Dove va la CRI ? Problematiche e anomalie di un sistema “italiano”

CRILa Croce Rossa italiana è da tempo sotto i riflettori e attenzionata dai ministeri di riferimento e dai media. Il MEF, la Corte dei Conti, non ultimo  il Ministero della Difesa per la parte militare, sono intervenuti con ispezioni che hanno rilevato anomalie importanti che sembrano ancora evidenziarsi.

Il nuovo commissario straordinario, Francesco Rocca, ha avuto l’incarico, rinnovato recentemente, di correggere anomalie e disfunzioni e quindi di riportare la CRI, nel suo complesso, ad un ente organizzato, rispettoso della norme e trasparente.

Compito difficile perché all’interno del sistema CRI sembrano evidenziarsi area di potere, in contrasto con l’azione “morale” dell’ente, che appaiono dure a morire sono.

L’Associazione della Croce Rossa Italiana, in virtù delle convenzioni internazionali ed in forza delle leggi vigenti in Italia, dispone, fra i vari organismi volontaristici, di un corpo  ausiliario delle Forze armate dello Stato:  il corpo militare, composto da soli volontari  arruolabili ai sensi del regio decreto 10 febbraio 1936, n. 484.          
L’attribuzione di tali compiti è disciplinata dalla vigente legislazione italiana, mentre l’organizzazione dei servizi cui è destinato il Corpo militare della C.R.I., in tempo di guerra, è determinata dal Ministero della difesa.           
Per quanto riguarda il ruolo svolto dal corpo militare della C.R.I., sin dal 1866, a seguito all’adesione dell’Italia alla prima Convenzione di Ginevra firmata il 22 agosto 1864 «per il miglioramento della sorte dei feriti in campagna», unità sanitarie militari mobilitate della C.R.I. parteciparono agli eventi bellici secondo la regola fondamentale «i militari feriti o malati saranno raccolti e curati, a qualunque nazione appartengano». In tale quadro,  il Corpo militare della C.R.I., in quanto corpo ausiliario delle Forze armate, è destinatario di specifico ed autonomo ordinamento, costituito dalle seguenti fonti normative: Regio decreto 10 febbraio 1936, n. 484 e successive modificazioni, concernente lo stato giuridico, il reclutamento, l’avanzamento ed il trattamento economico del personale militare C.R.I.;  decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 1980, n. 613 e successive modificazioni; decreto-legge 19 novembre 2004, n. 276, convertito con modificazioni nella legge 19 gennaio 2005, n.1; decreto del Presidente Consiglio dei ministri 6 maggio 2005, n. 97, di approvazione del nuovo statuto dell’associazione italiana della Croce rossa. Circa l’autonomia dell’ordinamento del Corpo militare della C.R.I.,si richiama l’ordinanza n. 273, datata 24/30 giugno 1999 della Corte costituzionale, laddove si afferma che: «…il personale militare della Croce Rossa italiana non appartiene alle Forze Armate o alle forze di Polizia dello Stato ed anzi non ha mai ricevuto una disciplina legislativa contestuale con quella del personale statale, appartenente alle Forze Armate o alle forze di Polizia…».  Pertanto, la Corte conclude affermando che non è possibile estendere automaticamente ai militari della C.R.I. le disposizioni legislative rivolte al personale delle Forze armate ed a quello delle Forze di polizia. 

Per meglio inquadrare il problema, si riporta un passo dell’ispezione del Ministero delle Finanze del 2008 ha messo in luce ben 54 capi di “anomalie” …attraverso lo strumento del precetto che non risulta adeguatamente motivato, la Cri ha precettato in servizio attivo trasformandolo in servizio continuativo, senza far ricorso ad alcun reale ed effettivo strumento concorsuale, e quindi in aperta violazione dell’articolo 97 della Costituzione, personale a tempo determinato, il cui impiego è stato rinnovato senza soluzione di continuità, e successivamente stabilizzato con provvedimenti amministrativi dalla stessa Cri, senza che tale procedura abbia mai trovato copertura legislativa”.

Ma se da parte del MeF si rilevano anomalie, non meno “duri” sono le risultanze dell’ispezione del Ministero della Difesa che esaminato  gli atti contabili  degli esercizi finanziari  che vanno dal 2002   al   2009.

Il MD,  per assicurare l’organizzazione  ed il funzionamento  del Corpo Militare della CROCE ROSSA ITALIANA per  la  preparazione del personale  e dei materiali necessari, ha proceduto negli anni al finanziamento alla CRI di circa 125 milioni di euro ma dubbi sul loro corretto impiego vengono rilevati e confermerebbero le perplessità dell’allora Ministro  della Difesa – On Prof Antonio Martino,  che con  lettera   n1/14371/11.8.48/02 in data 21.03.2003  ha evidenziato un anomalo utilizzo da parte della CRI dei fondi erogati dalla Difesa, sottolineando  la dubbia  legittimità ed invitando  l’allora Commissario Pro –tempore (Scelli) a razionalizzare l’impiego, privilegiando le attività addestrative  e  formative  del personale militare, nonché  il mantenimento dei  relativi  mezzi.

Non sembra che le perplessità espresse dal Ministro Martino siano state fugate, anzi, proprio dalla relazione del Ministero della Difesa, emergerebbe un uso improprio dei fondi della Difesa destinati al personale militare della CRI:

E riferendosi all’ispezione del Ministero della Difesa, i deputati Turco, Beltrandi, Bernardini, Coscioni, Mecacci e Zamparutti, con interrogazione a risposta scritta n.  4/06304, depositata in data 1/3/2010, rilevano che “ ….. da oltre tre anni dall’amministrazione centrale della CRI non sono ancora stati assegnati all’ispettorato nazionale del Corpo militare della CRI, nonostante le incessanti richieste, circa 14 milioni di euro che il Ministero della difesa ha destinato esclusivamente al Corpo militare per l’ammodernamento e il potenziamento delle strutture operative mobilitabili che vengono impiegate su richiesta delle Forze armate. Ciò mina l’operatività e l’efficienza del personale determinando malcontento e frustrazione”.

Con l’interrogazione a risposta scritta, n. 4/06407 depositato in data 1/3/2010, gli stessi interpellanti rilevano che “…  relativamente all’anno 2003 l’ispezione ministeriale ha rilevato un erroneo impiego del contributo della difesa per il pagamento degli oneri relativi al trattamento economico del personale militare per 12.235.852,32 euro (intero contributo di 11.359.986,00 euro con una eccedenza di 875.866,32 euro a carico delle risorse del Comitato Centrale), nonché residui passivi 2003 1.429.748,78 euro di cui ne risultano ancora esistenti 143.18,97 euro alla data del 15 ottobre 2009. Relativamente al contributo straordinario per «Antica Babilonia» IRAQ 2003-2006, a tutt’oggi non risultano definite varie spese del corpo militare relative all’anno 2003 per complessivi 2.812.685,00 euro mentre per la rimanente somma di 2.079.766,00 euro direttamente impiegata dal comitato centrale non risultano documentate le relative spese e/o impegni, quali residui passivi”.    

Ma se la questione economica è sotto la lente del MD, non sembra che la questione relativa al personale abbia subito miglioramenti considerato che per quanto riguarda il personale “PRECARIO”, la CRI sembra perseverare in comportamenti contrari alle norme di legge che lei stessa ha rilevato … , Una contraddizione non di poco conto.

La proroga dei richiami  dello stesso personale militare effettuata con le due ultime ordinanze commissariali  la n° 142/09 e  la n°   417/09, firmate del commissario Rocca, lo confermerebbero.

E questo ci fa pensare che la soluzione del problema è ben lungi dall’essere prossima.

Precedentemente  la CRI ha richiamato in servizio senza stipendio, e per esigenze addestrative, personale volontario militare, e ciò appare in palese violazione  all’art 116  del Rd 484 1936.  Richiami senza assegni che in alcuni casi sarebbero stati effettuati anche per l’emergenza in Abruzzo.

A questo punto sorgono spontanee alcune domande.

Il Commissario nazionale CRI può contare su dirigenti e presidenti di comitati in grado di dargli i giusti consigli ?

La nomina del nuovo Ispettore Militare può risolvere il delicato problema del personale militare?  

Possiamo auspicare per la CRI un futuro di trasparenza e rispetto delle norme gestionali ed organizzative?