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 Calogero Pace ha scritto il 22 Novembre 2010 9:19

Spett. Redazione,
Vi invito ad approfondire la storia e i risultati del CRES prima di esprimere giudizi affrettati.
Il CRES ha dato la possibilità di lavorare nel settore della ricerca a moltissimi giovani siciliani (tesi di laurea, tirocinii post-laurea, contratti di ricerca, etc.).
Moltissimi di noi hanno poi trovato la loro strada altrove nel mondo dell’Università o della Ricerca, ma probabilmente non avrebbero potuto farlo senza un incoraggiamento iniziale e un sostegno economico.
I risultati scientifici del CRES sono pubblici, e possono essere consultati tramite un qualunque database dei risultati della ricerca (ISI, Scopus, Google Scholar etc.).
Gli investimenti che gli enti pubblici azionisti del CRES hanno effettuato dalla sua nascita sono stati moltiplicati per centiaia di volte ma, ovviamente, di tali benefici si sono avvalse le persone che si sono formate e gli enti che le hanno assunte (in Sicilia, Italia, all’estero).
La crisi del CRES nasce dalla crisi del sistema pubblico della ricerca, progressivamente smantellato negli ultimi 15 anni. I ritardi nell’espletamento dei bandi, nell’assegnazione delle risorse, nel rimborso delle spese, hanno messo KO un ente che è collocato in un territorio che si sta ormai velocemente desertificando da ogni realtà avanzata da un punto di vista scientifico-tecnologico. E che quindi non ha valide alternative di finanziamento rispetto al sostegno degli enti pubblici che governano il territorio.
Regione, Provincie, Comuni si sono stancati di sostenere il CRES? Non hanno più sufficienti risorse? Non ci credono più?
Bene.
Ma in che cosa credono?
In cosa intendono investire le tasse che sottraggono ogni mese dalle tasche dei cittadini?
Strade inutili e incompiute? Impianti sportivi fabbricati a metà e lasciati ai vandali? Iniziative industriali improbabili e fallite in partenza, in collaborazione con imprenditori di dubbia provenienza? Auto blu? Missioni e rappresentanze all’estero, anche in paesi improbabili? Apparecchiature mediche da abbandonare imballate nei sotterraneri degli ospedali? Posti di lavoro finti, a tutti i livelli, per continuare a replicare il clientelismo che da 60 anni li tiene incollati al potere? Esportazione di immondizia a caro prezzo?
E’ facile buttar giù mezza paginetta di luoghi comuni e diffonderla via web. Più difficile è possedere la cultura e la visione d’insieme necessarie a svolgere un ruolo sociale indispensabile nelle società civili quale quello del giornalista.

Distinti Saluti,


Prof. Calogero Pace
Dipartimento di Elettronica, Informatica e Sistemistica, Università della Calabria

 direttore ha scritto il 22 Novembre 2010 11:48

Egregio Professore,
se da mio punto di vista è facile scrivere mezza paginetta e diffonderla via web (e non solo), penso che sia altrettanto facile per chi è “sovvenzionato” con fondi pubblici, vantare importanza anche quando importanza non c’è.
L’unica risposta che ritengo possa essere data alla sua viene da una considerazione: il Cres che sul sito si definisce “azienda”, non è un ente “istituzionale” (non dico pubblico perché tutto quello che viene utilizzato dai cittadini è pubblico) , è una associazione e come tale deve “amministrarsi e gestirsi”. Il costo economico rispetto ai risultati è assolutamente sproporizionato e alla fine il Cres è finito per essere il solito carrozzone a carico dei cittadini. Un centro ricerche, sia pubblico che privato, deve dare risultati concreti e non essere solo un luogo di impiego seppur temporaneo.
Prima di scrivere sul Cres, ho approfondito, come è mio costume, tutta la questione relativa al Cres, e ovviamente, da persona non coinvolta “psicologicamente” e personalmente con quanto stava accadendo, ho scritto in maniera distaccata sul problema.
Rimane il concetto di ente (meglio dire associazione), inutile e assurdamente a carico delle istituzioni locali. Purtroppo, come spesso succede in Italia, associazioni, fondazioni ed altri sistemi di associazionismo sopravvivono soltanto con fondi pubblici e questo, mi permetta di rilevare, è una stortura tipicamente italiana.
Si può dire che l’associazionismo, eccetto poche importanti eccezioni, è una forma di istituzione finalizzata al finanziamento statale, regionale, provinciale o comunale. Una sorta di impiego istituzionale atipico con rcarico molto pesante in termini economici per le istituzioni.
All’estero, come lei sicuramente saprà, le fondazioni e le associazioni sono finanziati da “privati” e questo significa che il sistema produce o quanto meno, ha finalità scientifiche e sociali di interesse “privato”.
Qualche volta, ma non è una norma, gli stati approvano finanziamenti “spot” e nient’altro.
Se l’associazione Cres fosse stata istituita negli USA avrebbe dovuto pensare anche ai finanziamenti pubblici in cambio di un servizio, che nel caso di specie poteva essere la ricerca su particolari settori di interesse di industrie statunitensi.
Lei è un decente universitario e penso anche ricercatore, quindi conoscerà a fondo della ricerca nel mondo. A parte i centri privati delle grandi industrie, la ricerca, vedi USA, è incentrata esclusivamente all’interno delle università e l’importanza delle università è data non solo dall’insegnamento, ma anche e soprattutto dal “peso” scientifico che presenta al mondo.
Ma andiamo al dunque. Ogni centro di ricerca, pubblico e privato ha interesse a divulgare al mondo i risultati delle proprie ricerche. Del Cres, le uniche cose pubblicate sono i riconoscimenti (che peraltro non sono tali) e la certificazione ISO. Poca cosa non crede ?
In conclusione, parafrasando le sue ultime parole scritte probabilmente senza l’intenzione di offendere, è facile buttar giù mezza paginetta di protesta a difesa di un sistema del quale si fa parte. Più difficile è possedere la cultura e la visione d’insieme necessarie per poter esprimere opinioni realistiche e disinteressate.
Michele Santoro
Direttore

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