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Melilli-Priolo. No al rigassificatore e a compensi. I cittadini vogliono aria sana e pulita

Monumento all'inutilità

Monumento all'inutilità

L’Assessorato Territorio e Ambiente, in relazione alla richiesta avanzata dalla Società Ionio Gas per il rilascio dell’autorizzazione per la costruzione di un terminale di rigassificazione di gas naturale liquefatto (GNL) da realizzarsi nel Comune di Melilli, nella Conferenza dei servizi conclusiva, tenutasi a Palermo il 26/11/2009, ha rappresentato quanto segue: 

il sito scelto per la realizzazione dell’opera è ubicato su un tratto di costa che vede la presenza di stabilimenti che determinano la movimentazione, nel porto di Augusta, di oltre 50 milioni di tonnellate annue di merci, che riguardano principalmente prodotti petroliferi.

 La presenza massiva dei suddetti impianti ha determinato la dichiarazione della zona “area ad elevato rischio di crisi ambientale”. Come riportato nel DPR 17/1/95: «Le attività produttive del Polo petrolchimico ed i relativi stoccaggi di sostanze pericolose per caratteristiche di tossicità e/o infiammabilità risultano concentrati in una ristretta fascia di territorio dislocata lungo la costa. Tali insediamenti sono classificabili industrie a rischio ai sensi del D P R 175/88, in quanto fonti di rischio di eventi incidentali signifìcativi in termini di estensioni areali e gravità delle conseguenze per la popolazione. Infatti possono determinare effetti assai gravi, soprattutto sulle aree urbanizzate circostanti gli insediamenti industriali». 

Infatti nell’Inventario Nazionale degli Stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti, predisposto dal Ministero dell’Ambiente ai sensi del D. Lgs. 334/1999, sono inclusi alcune attività produttive del nostro polo petrolchimico come la Raffineria Esso, la Sasol Italy, la Polimeri Europa, la ISAB Raffinerie Impianti Nord e Sud, la Isab Energy, la Jonica Gas (deposito gas liquefatti), la Pravisani (produzione/deposito esplosivi), la Maxcom Petroli di Augusta, la Air Liquide e l’etilenodotto da Priolo a Ragusa e a Gela. 

Una condizione di rischio per il territorio è legata, oltre che agli impianti presenti e agli stoccaggi di sostanze infiammabili e/o tossiche, anche al trasporto di sostanze pericolose, in particolare di quello da o verso gli stabilimenti ubicati nell’area, soprattutto lungo la ex SS-114 che costeggia la zona industriale, la nuova Catania Siracusa, la rete ferrovia nella tratta Augusta-Targia, i pontili nel porto di Augusta e, nella baia di Santa Panagia, la rete di condotte che attraversano l’area e collegano fra loro alcuni stabilimenti. 

Per i motivi suesposti il parere dell’Assessorato Regionale T. A. è stato negativo, parere che si è basato anche su una serie di altri rischi:

A comprova di ciò citiamo la relazione dell’ex dirigente generale del Dipartimento Regionale della protezione civile Servizi rischi ambientali e industriali di Siracusa, Salvatore Cocina, dalla quale emerge come nel polo petrolchimico Priolo-Melilli esiste una situazione preoccupante, contrassegnata da un elevato numero di incidenti. Dai dati riportati in una tabella, relativa al periodo gennaio 2007 – dicembre 2009, sono 193 quelli accaduti, dei quali 96 solo nella raffineria Isab Impianti Nord, proprio dove dovrebbe sorgere il rigassificatore. In detta relazione viene ipotizzata l’esistenza di una qualche “fragilità” nel sistema impiantistico nell’area della raffineria dell’Isab Nord. 

Nella lista non è compreso l’incidente rilevante del 30 aprile 2006 accaduto proprio alla Erg Nord, che causò ingenti danni e la chiusura per tre giorni dei collegamenti ferroviari e stradali. Né si può dimenticare la disastrosa esplosione dell’Icam del maggio 1985 impianto che fu necessario ricostruire ed adiacente al sito destinato ad ospitare il rigassificatore. 

Pertanto il rigassificatore anche se è sicuramente un impianto che con le dovute cautele è relativamente sicuro, non è tale se immesso in una situazione di rischio preesistente e sottoposto ad effetto domino. 

Dato il sito prescelto, anche un incidente non immediatamente catastrofico, avrebbe grandi probabilità di innescare un effetto “domino” che potrebbe concretizzarsi in un rischio disastroso per gli insediamenti umani limitrofi, in aperto contrasto con le Direttive Seveso 96/82/CEE e 2003/105/CEE che consigliano la loro ubicazione in aree isolate o off-shore a 15-20 km dalla costa. Quest’ultima allocazione è stata reputata inattuabile dagli stessi ingegneri della Ionio Gas per il tipo di fondali marini e noi aggiungiamo perché ad 8 km al largo, parallelamente alla costa, passa la faglia ibleo-maltese.

 Inoltre l’adozione obbligatoria delle norme della circolare 11/12/2006 dell’IMO (International Maritime Organization), che regolamentano il traffico della gasiere, prescrive una “zona di sicurezza di 2 chilometri di raggio” attorno all’impianto, nella quale sono permanentemente vietati il transito, l’ancoraggio, lo stazionamento di navi in attesa e qualsiasi altra attività durante le operazioni di scarico del GNL. 

Pertanto l’incompatibilità del rigassificatore appare evidente, non soltanto con i traffici marittimi militari e Nato (il cui pontile disterebbe circa 200 m. dall’attracco della metaniera) ed i programmi di sviluppo dei traffici marittimi commerciali, ma anche con l’operatività attuale del Porto. Infatti ogni anno arriverebbero nel porto 150 metaniere che per circa 24 ore paralizzerebbero il traffico portuale: altro che pensare a porto hub! 

Qui di seguito si riportano le conclusioni dell’Assessorato Regionale T. A. a firma dell’Avv. Rossana Interlandi Dirigente Generale e del Dott. Antonino Cuspilici Dirigente responsabile Aree a rischio della Sicilia “Il sito prescelto ha un grado di pericolosità tale da rendere necessario un approfondimento e una riduzione del rischio prima della realizzazione di un impianto quale è il rigassificatore e pertanto non risulta coerente con i principi di risanamento ambientale e di contenimento e riduzione dei rischi con il Piano di Risanamento ambientale che prevede la bonifica del porto e dei siti contaminati. Per quanto sopra rappresentato, nell’ottica della prevenzione, della sicurezza e del contenimento e riduzione degli incidenti derivanti dai rischi prima evidenziati, si esprime parere negativo alla realizzazione dell’opera nell’area prevista dal progetto. L’opera potrebbe risultare compatibile con il territorio interessato qualora si riuscisse ad abbassare il livello di rischio che lo caratterizza”.

Di fatto dovrebbero scomparire le industrie esistenti ed i loro camini perennemente accesi!! 

Ai motivi elencati dall’Assessorato T. A., che ostano la realizzazione del rigassificatore nel sito scelto dalla Ionio Gas, noi aggiungiamo altre importanti controindicazioni ed irregolarità:

1) il grave problema del risollevamento dei fanghi inquinati da mercurio e da altre sostanze tossiche presenti per molti metri di spessore nel porto di Augusta, risollevamento determinato dal moto e dal pescaggio delle metaniere;

2) la mancata valutazione dell’impatto dell’uso del cloro come biocida nel trattamento delle acque di scarico del terminale GNL (circa 50.000 t/anno);

3) il raddoppio del metanodotto che devasterebbe il territorio.

4) la mancata informazione ai cittadini residenti ai sensi della Direttiva 96/82/CE, recepita con D. Lgs. 17 agosto 1999 n. 334, all’art. 23, la quale prevede che la popolazione interessata deve essere messa in grado di esprimere il proprio parere in caso di progetti relativi a nuovi stabilimenti a rischio di incidenti rilevanti. Al contrario la Ionio Gas ha addirittura presentato ricorso al Tar contro l’indizione del referendum consultivo del Comune Priolo sul rigassificatore di Melilli!! 

5) il 19 marzo 2009 la Commissione Europea ha messo in mora l’Italia per violazione dell’art. 13 par. 1 della Direttiva 96/82/CE per non avere informato i cittadini delle misure di sicurezza previste per i piani di emergenza esterni (PEE) che ad oggi non sono stati pubblicizzati pur essendo il progetto già in fase autorizzativa.

6) violazione delle norme comunitarie sulla concorrenza: la legislazione italiana ha sottratto al rischio d’impresa i gestori degli impianti di rigassificazione con delibera n. 178/2005 dell’Autorità Nazionale per l’Energia, che impegna lo Stato a rimborsarli delle perdite in caso di riduzione o mancanza dell’afflusso di metano.

Lo Stato Italiano si impegna a corrispondere per 20 anni ai gestori di impianti di rigassificazione il 71,5% dei ricavi di riferimento anche in caso di inutilizzo dell’impianto (ovviamente il denaro necessario proverrebbe dalle nostre bollette). 

Non va ignorata la circostanza che i Paesi produttori di GNL (Paesi “liquefattori” per un totale di 17 impianti) non hanno tanta disponibilità di gas da far fronte alle richieste dei 53 rigassificatori già esistenti su tutto il pianeta. E’ ragionevole, quindi, dedurre che i ben 15 rigassificatori progettati in Italia potrebbero restare a corto di rifornimenti ed i gestori avrebbero lo stesso gli utili derivanti dal dettato della citata delibera, mentre a noi rimarrebbe solo il pericolo e il danno economico, ed i 50 posti di lavoro del rigassificatore di Melilli diventare 50 nuovi cassaintegrati .

 Quando il rigassificatore funzionerà a regime, 50 nuovi posti di lavoro non risolveranno il problema occupazionale, mentre le bonifiche del porto e dei siti inquinati, la messa in sicurezza degli impianti esistenti, la possibilità di un grande porto commerciale al centro del mediterraneo, ne creerebbero migliaia e ne gioverebbe anche la nostra salute. 

Il rigassificatore può essere costruito a qualche decina di km di distanza in altra area non a rischio dove la possibilità di incidenti sia estremamente rara. 

Ciò che abbiamo percepito durante le campagne referendarie di Melilli e Priolo, conclusesi con un NO plebiscitario al rigassificatore, è che le popolazioni del triangolo industriale non vogliono compensazioni per i rischi ma chiedono di vivere in maggiore sicurezza ed in un ambiente più salubre. 

A cura di Decontaminazione Sicilia ed AugustAmbiente

E se a tutto ciò si aggiunge che questi rigassificatori sono il regalo governativo alle lobbies del nord Italia abbiamo chiuso il cerchio. Da decenni esistono navi rigassificatrici che non inquinano e soprattutto non deturpano il territorio, ma costano poco e le producono cantieri navali stranieri …