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La Camera cancella gli ATO, e in Sicilia si continua a parlarne

E’ notizia di queste ultime ore l’approvazione della soppressione degli Ato idrici e rifiuti da parte della Camera dei deputati attraverso un emendamento, il “comma quinquies all’art.1” del decreto legge n°2 del 25 gennaio 2010, votato con l’ennesima fiducia, titolato “interventi urgenti per enti locali e regioni”. 

Quest’ultimo, oltre ad un nuovo taglio di fondi destinati agli enti locali, aggiunge all’art.1 del suddetto decreto, presto convertito in legge (“Interventi urgenti sul contenimento delle spese negli enti locali”) una modifica all’articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191. Dopo il comma 186 viene inserito il seguente 186-bis che recita:

1-quinquies. All’articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191, dopo il comma 186 è inserito il seguente:«186-bis. A decorrere da un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono soppresse le Autorità d’ambito territoriale di cui agli articoli 148 e 201 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni.Decorso lo stesso termine, ogni atto compiuto dalle Autorità d’ambito territoriale è da considerarsi nullo. Entro unanno dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni attribuiscono con legge le funzioni già esercitate dalleAutorità, nel rispetto dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza. Sono abrogati gli articoli 148 e 201 del decreto legislativo n. 152 del 2006.

Scompaiono così anche gli organi territoriali, nove in tutta la Regione Sicilia, deputati al controllo dell’operato dei vari gestori del servizio idrico.

Troppo tardi. I buoi soo scappati lasciandoci, almeno in Sicilia, centinaia di milioni di debiti che saranno pagati con i soldi dei cittadini. 

Come spiega il sopracitato articolo, nuove autorità dovranno essere designate dalla Regione di appartenenza. La nostra speranza è quella che ovviamente si possa prendere spunto dalla legge regionale di iniziativa popolare/consiliare per la ripubblicizzazione del servizio idrico (sostenuta da 116 Comuni, Sciacca incluso, in rappresentanza di oltre un milione e centomila cittadini siciliani) che prevede un’unica autorità di controllo con la gestione totalmente pubblica.  

L’emendamento approvato non chiarisce però in che modo le Regioni dovranno comportarsi nei confronti degli attuali gestori. Mantenere gestioni privatizzate senza giuste autorità di controllo sarebbe un ulteriore beffa che va ad aggiungersi al danno subito dai cittadini in questi ultimi anni. E’ in questo frangente che la volontà popolare (sbilanciata ampiamente verso il pubblico) deve riuscire a sovvertire le inclinazioni politiche di questi ultimi tempi che tendono all’affidamento di tutti i beni comuni nelle mani dei privati, privilegiando gli interessi di pochi. Le pressioni provenienti dal basso devono indirizzare tutte le possibili scelte verso una gestione pubblica e per questo motivo c’è un percorso comune da seguire e perseguire. 

I movimenti per l’acqua pubblica manifesteranno a Roma il prossimo 20 Marzo. A questa iniziativa seguirà una raccolta firme per promuovere tre referendum abrogativi di tutte quelle norme che hanno privatizzato l’acqua in Italia (fra cui i legge l’art. 15 del DL 135/09 – legge 166/09 – attuale Governo Berlusconi). Nel frattempo i Comuni che si dichiarano contrari alla privatizzazione del servizio idrico, dovranno inserire nel proprio statuto una specifica formulazione che definisca il servizio idrico integrato quale servizio pubblico locale privo di rilevanza economica.

Matteo Mangiacavallo