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Il Procuratore Capo Alfredo Rossini gela tutti: «A L’AQUILA LA MAFIA STA OPERANDO»

«A L’Aquila in questo momento penso che la mafia stia operando». Frasi choc del procuratore capo Alfredo Rossini che vanno in un certo senso in controtendenza rispetto a quanto detto solo qualche giorno fa dal prefetto Gabrielli.          
Il prefetto, infatti, si era detto certo che la situazione fosse sotto il pieno controllo del pool antimafia e aveva anche sciorinato numeri che dovevano di certo far dormire sonni tranquilli: «su 2000 aziende che lavorano dal dopo terremoto» [1], aveva spiegato Gabrielli, «solo a tre è stato revocato il certificato antimafia».       
Un messaggio positivo che però oggi cozza con le parole del procuratore e con quanto avevano confermato, sempre qualche giorno fa i Servizi Segreti [2] parlando di «attenzione predatoria» della mafia sugli appalti del post-terremoto in Abruzzo. 
Rossini appare, infatti, decisamente meno tranquillo commentando l’inchiesta sui comitati d’affari e sulle infiltrazioni malavitose nei grandi appalti partiti dopo il 6 aprile.              
«Stiamo facendo indagini – ha proseguito Rossini – abbiamo avviato una collaborazione fin dall’inizio con la Prefettura perchè ha una struttura di polizia per fare le indagini, per accertare se ci sono precedenti mafiosi per dare o togliere la possibilità di lavorare alle ditte in odore di mafia. Questo scambio di informazioni – ha detto il Procuratore capo della Repubblica dell’Aquila, Alfredo Rossini – sono importanti sotto il profilo della prevenzione e per essere utilizzate perchè comunque dobbiamo accertare se ci sono reati per far condannare delle persone. Dobbiamo cercare anche di ottenere vantaggi immediati prima che si verifichino situazioni criminogene, quindi nel momento stesso in cui noi operiamo e abbiamo dei dati noi li forniamo alla Prefettura per impedire il compimento dei reati».          

»IL FIATO SUL COLLO» 

Sul rapporto della cittadinanza con la Procura e le forze di polizia, Rossini ha spiegato che gli aquilani «danno molta importanza a questo rapporto, sono persone che ci tengono alla loro città, tutto questo è noto e nelle loro manifestazioni seguono molto l’attività della Procura. Devo dire – ha proseguito Rossini – che noi sentiamo molto il loro fiato sul collo, nel senso positivo, perchè ogni volta che hanno fatto una manifestazione per parlare di quello che succedeva, hanno sempre dimostrato una grande considerazione di quello che stiamo facendo e dei tempi che noi stiamo impiegando nel portare avanti le varie inchieste. Stiamo andando molto veloci per quanto riguarda i siti – ha detto ancora Rossini – in cui ci sono stati i morti e molti crolli e abbiamo fatto molti passi in avanti, siamo molto soddisfatti e anche la gente è soddisfatta».      
La stessa velocità, ha assicurato ancora il procuratore, «la stiamo utilizzando con risultati più problematici per le altre indagini utilizzando le strutture più avanzate della Polizia, del Ros della Guardia di Finanza e anche quelli che lavorano per la Prefettura. I risultati ci saranno di sicuro grazie ai dati che ci verranno anche da fuori che ci permetteranno di organizzarci per andare avanti».
Fondamentale in questa attività, ha spiegato ancora il magistrato, è la collaborazione con la Procura nazionale antimafia che permette di avere attraverso i dati conservati nella sua banca dati, le eventuali situazioni mafiose: «quando abbiamo questi dati possiamo rapidamente inserirli in questa grande struttura e attraverso questa arrivare a delle conclusioni per sapere se sotto il profilo processuale ci sono dei processi di mafia da fare, perchè l’infiltrazione mafiosa o la presenza di una persona con padre mafioso in una società di per sè è un punto per partire. Per poter lavorare per addebitare il reato di associazione di stampo mafioso – ha concluso Rossini – dobbiamo avere tutti gli elementi dell’associazione che non sono certamente la presenza di un figlio di un mafioso nella società».

»CONFIDO IN ESAME ATTI FIRENZE»    

Rossini ha anche spiegato di confidare molto sugli elementi che emergeranno dall’esame degli atti inviati dalla Procura di Firenze relativi agli appalti sui grandi eventi, tra cui il G8 alla Maddalena per far decollare le indagini sui comitati di affare nella ricostruzione post terremoto e il G8 dell’Aquila, avviate dalla stessa Procura aquilana subito dopo il terremoto.         
«Stiamo cercando di verificare eventuali responsabilità penali – spiega il procuratore capo -. Al momento non ci è sembrato di trovare, in questa prima fase, compreso il G8 dell’Aquila, elementi di illegalità, comunque stiamo indagando e continueremo a lavorare sulle nostre indagini post terremoto».
Rossini è tornato anche sulle laboriose fasi che hanno preceduto l’invio degli atti da Firenze, sui quali è corso l’approfondimento: «noi abbiamo usato il massimo rispetto sulle carte di Firenze e di Perugia, loro hanno fatto quello che dovevano fare, noi abbiamo sollevato la questione degli appalti all’Aquila e quindi abbiamo chiesto a Firenze l’invio degli atti nelle forme procedurali più corrette. In effetti, con molta correttezza attraverso richieste scritte, il procuratore di Firenze, Quattrocchi, ha mandato ciò che noi avevamo chiesto e adesso stiamo lavorando relativamente ai collegamenti con L’Aquila».
Tra gli elementi che si annunciano più interessanti ci sono i documenti, emersi dalle intercettazioni, legati ai lavori del Consorzio Federico II, costituito dalla Btp Spa – coinvolta nell’inchiesta della Procura di Firenze – e dalle tre imprese aquilane Ettore Barattelli, Giulio Vittorini e Marinucci-Equizi, a carica delle quali non c’é alcun provvedimento.             
Il Consorzio avrebbe ottenuto appalti dalla Protezione Civile e dal Comune dell’Aquila per circa 12 milioni di euro.

Fonte: primadanoi.it