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Dichiarazioni Ciancimino, Alfano (IdV), Degradanti prese di posizione al riguardo

Non so se indignarmi di più ad apprendere cosa sia stata e sia l’Italia dalle parole di Massimo Ciancimino (ultima conferma di quanto riferito in oltre un decennio da numerosissimi collaboratori di giustizia: basterebbe leggere la motivazione della sentenza Dell’Utri) o ad ascoltare i farneticanti commenti politici che oggi le hanno accompagnate sulla stampa. Non parlo, naturalmente, di quelli degli esponenti berlusconiani: essi reagiscono come i cani di Pavlov davanti alla mossa del loro padrone che fa il cenno di lanciar loro un osso da raccogliere.

 Parlo, invece, di quelli provenuti da esponenti dell’opposizione, reale o sedicente tale. Le reazioni dell’on. Casini sono comprensibili: da uno che si fa bello dell’apporto elettorale e ideale dell’on. Cuffaro non ci si può che aspettare astio nei confronti di quanto accade nelle aule di giustizia; senza tacere che nei biglietti di Vito Ciancimino consegnati dal figlio ai magistrati compare il nome del suocero di Casini, ciò che avrebbe consigliato al segretario dell’UdC di tacere per pudore. Più sorprendenti sono le reazioni esplicitate da esponenti del Pd e, spiace dirlo, perfino da alcuni rappresentanti dell’IdV, secondo il Corriere della Sera di stamattina Arlacchi, Donadi e Li Gotti.

Al riguardo voglio dire alcune cose semplici e definitive. Che Forza Italia sia frutto del biennio stragista di Cosa Nostra non è una rivelazione inedita di Massimo Ciancimino. La sua è soltanto l’ennesima, e per certi versi documentale, conferma. Che la trattativa condotta dai vertici del Ros nel 1992 con Cosa Nostra sia stata un’iniziativa sciagurata e foriera di lutti (i morti delle bombe del 1993) è stato accertato dalla Corte d’assise di Firenze che ha condannato esecutori e mandanti mafiosi (non quelli esterni, per i quali è bene che le indagini possano continuare sulla scorta delle nuove risultanze emerse negli ultimi mesi).

Che, poi, la cattura di Salvatore Riina sia stata procurata dai buoni uffici del boss Bernardo Provenzano era già stato affermato dal più autorevole collaboratore di Provenzano, ovvero Antonino Giuffrè. Che la trattativa fra rappresentanti istituzionali e Cosa Nostra, infine, sia proseguita a lungo è provato da numerosi fatti politici, non solo certe dichiarazioni filomafiose di alcuni parlamentari ma perfino i testi di alcune indecorose proposte di legge che raccoglievano quasi adesivamente i punti qualificanti del “papello” di Cosa Nostra.

Non si può far finta di niente, poi, davanti ad un Ministro della Giustizia che ha scelto come sua portavoce la figlia del generale Subranni (ovvero il comandante del Ros coinvolto nella trattativa del 1992) e che ha pure l’impudicizia di aggredire, nella sua veste istituzionale, un testimone d’accusa del processo a carico del generale Mori e del colonnello Obinu, che di Subranni erano i fedeli luogotenenti.

Piuttosto, va detto che dopo la deposizione di Massimo Ciancimino in un paese civile Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri, Salvatore Cuffaro e Nicola Mancino si sarebbero immediatamente dimessi dalle rispettive cariche istituzionali per mettersi a disposizione dell’Autorità giudiziaria. Se questo non è accaduto è la prova del degrado filomafioso del quadro politico dell’Italia di oggi.