Questa storia dell’ente porto di Messina sa di farsa siciliana. Correva l’anno 2009, esattamente il era il 22 Maggio 2009, quando in una seduta di giunta il governo Lombardo aveva deciso di accelerare le pratiche di scioglimento dell’ente affidando la procedura a un dirigente regionale, Nicola Tarantino.
”In un momento di forte crisi economica e finanziaria che ha riflessi negativi nel mondo della produzione, con piccole e medie imprese che stanno chiudendo mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro, il Governo Regionale non può permettersi – conclude Venturi – di sprecare denaro pubblico mantenendo in piedi enti improduttivi utili solo alle clientele politiche. La Sicilia ha bisogno di scelte coraggiose, anche impopolari. Questo governo vuole eliminare gli sprechi definendo un progetto strategico di sviluppo e una programmazione orientata alla crescita e alla competitività”
A settembre dell’anno scorso Venturi ha accelerato e poi, improvvisamente, Lombardo ha tirato il freno forse perché qualcuno gli ricorda quello che ha realizzato l’ente e soprattutto, che a Messina esiste l’unico punto franco stabilito per legge anche se mai realizzato, ovviamente per la solita incapacità della classe politica siciliana.
Tra una liquidazione annunciata e una retromarcia ingloriosa, succede che la Regione si dimentica dell’ente che rimane senza organi statutari e senza commissariamento.
In pratica, senza fare nulla la Regione ha fatto fermare le macchine dell’ente dando la stura quanti non avendo altro da fare, intervengono sulla questione senza sapere quello che vanno affermando.
Victor Hugo diceva: ci sono tante bocche che parlano e pochi cervelli che pensano ! E in Sicilia di cervelli che pensano sembrano esserci veramente pochini mentre di bocche che parlano, a sproposito, ce ne sono tante…
Per mettere fine alla ridda di affermazioni in scioltezza di tanti politici sfaccendati, interviene il Segretario Gaetana Cannavò che precisa: “ … Nella mia qualità, da alcuni definita di “ unica dipendente dell’E.A.P.M.” e prossima alla pensione, oggi, di fronte al rinnovarsi degli attacchi, mi vedo costretta a sottoporre alla pubblica attenzione due fatti:
- Il D. Lgs. n. 179 del 01/12/2009, entrato i vigore il 15 dicembre 2009, che ha inserito la legge istitutiva del Punto Franco fra le disposizioni legislative anteriori al 1° gennaio 1970 di cui si ritiene indispensabile la permanenza in vigore;
- La sentenza n. 91/10 del Consiglio di Giustizia Amministrativa del 26/11/09-25/01/10 con la quale viene riconosciuta la piena titolarità, all’E.A.P.M., delle aree su cui insistono la perimetrazione del Punto Franco di Messina ( il cui progetto di recinzione aveva già avuto tutte le autorizzazioni necessarie sin dal 1992, ed era in fase di attuazione, quando l’intervento dell’A.P. di Messina bloccò ogni iniziativa in proposito ) e le due strutture industriali (Bacino di carenaggio e Stazione di degassificazione) realizzate dall’Ente quale espressione della Regione Sicilia.
La sentenza menzionata si è pronunciata anche sulla sovrapposizione delle competenze dell’Ente Autonomo Portuale e dell’Autorità Portuale, ritenendo che le aree su cui insistono le competenze dell’E.A.P.M. debbano intendersi escluse dalla circoscrizione territoriale dell’Autorità Portuale che può esercitarvi solo un controllo di polizia.
Un ulteriore contributo alla discussione potrebbe essere offerto dai risultati della riunione tenutasi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri del 2004, così come il parere del Consigliere di Stato Dr. Riondino, che hanno riconosciuto la normativa sul Punto Franco di Messina ancora valida e non in contrasto con la normativa europea.
Pertanto, chi si riunisce nel salotto per conversare sia informato su quel che dice anche per evitare brutte figure a chi ricopre cariche istituzionali ed accademiche”.
Sembra chiaro, ma quanti sapranno pensare invece di parlare ?
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