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Sanità regionale. Giù le mani dall’Ospedale di Trapani!

E’ notizia di questi giorni che l’Assessorato regionale alla Sanità sta per assegnare una prima tranche di fondi europei Po-Fesr pari a 47 milioni di euro per l’acquisizione di importanti apparecchiature strumentali di alta tecnologia per la prevenzione, la diagnosi e la cura di patologie cardiovascolari e oncologiche, che sono le prime due cause di mortalità in Italia e in Sicilia e che possono segnare la svolta nell’erogazione dei servizi sanitari delle province siciliane.

E’ altresì noto che le opportunità offerte dai fondi europei ai Comuni della Sicilia, in particolare, le risorse dell’asse 6 del Fondo Sociale Europeo di Sviluppo (Fesr) interesseranno solo i Comuni con più di 30 mila abitanti.

Ciò comporterà l’esclusione dell’Ospedale S.Antonio Abate di Trapani dai finanziamenti della programmazione regionale 2007/2013 per le apparecchiature sanitarie di alta tecnologia, a causa dei parametri demografici nei quali Erice non rientrerebbe poiché ha poco meno di 29 mila abitanti.

Per questo motivo, ben 10.288.000,00 euro dei 12.295.000,00 euro previsti per l’acquisto di importanti apparecchiature per la radioterapia e la medicina nucleare con i finanziamenti previsti dal Po-Fesr e destinati alla nostra provincia, verranno utilizzati per dotare di tali strumentazioni il Presidio Ospedaliero “Abele Ajello” di Mazara del Vallo. Città che – “guarda caso” – ha dato i natali all’odierno Assessore Regionale alla Sanità, il quale però dimentica qualche dato importante:

1)        il primo è che proprio l’ospedale di Mazara del Vallo è l’unico dei sette presidi ospedalieri della provincia che non è stato ancora oggetto di ristrutturazione e di messa a norma, pertanto, i nuovi macchinari potranno essere immessi nella struttura solo tra molti anni e ciò si tradurrà inevitabilmente in una immobilizzazione di risorse importanti per un lungo periodo di tempo;

2)        il secondo fattore, non di poco conto, è che il P.O. di Mazara del Vallo risulta attualmente privo dell’Unità Operativa di Oncologia che invece è presente da molti anni presso il nosocomio trapanese;

3)        a tutto ciò si aggiunga che l’Amministrazione ericina e l’allora Azienda Ospedaliera “S.Antonio Abate di Trapani” (oggi P.O. “S.Antonio Abate”), già dal 2007 avevano avviato le procedure necessarie per individuare l’area in cui ubicare un Polo oncologico nei pressi del nosocomio ed era stato avviato l’iter della variante urbanistica necessaria per l’area stessa;

4)        infine, va ricordato che l’Ospedale di Trapani, un tempo – non a caso – chiamato “Ospedale Provinciale”, si rivolge ad una popolazione di almeno 150 mila abitanti, comprendente almeno i cittadini di tutto l’agro ericino: Trapani, Erice, Paceco, Valderice, Custonaci, le isole Egadi. Pertanto, non deve essere raffigurato come un semplice hospice e deve essere valorizzato per le potenzialità che può esprimere e per il bacino di utenza a cui si rivolge.

Ciò premesso, il Movimento Giovanile Provinciale UDC di Trapani intende prendere posizione in riferimento al paventato ridimensionamento delle aspettative dei cittadini trapanesi e, mettendo al centro dei propri interessi il rispetto del sacrosanto diritto alla salute, chiede all’Assessore Regionale alla Sanità, Massimo Russo, di impegnarsi in modo efficace ed efficiente ad utilizzare con celerità le risorse messe in campo dall’Unione Europea evitando di mortificare i cittadini del capoluogo trapanese.

A tal proposito, il Coordinatore Provinciale del Movimento Giovanile UDC di Trapani, Vito Campo, ha dichiarato che: «la centralità del nosocomio trapanese non deve essere messa in discussione da logiche ragionieristiche che vedono privilegiare le ragioni dei numeri a quelle del buon senso. L’ospedale di Trapani ricade in territorio ericino ma supporta l’afflusso dei malati dell’intero territorio provinciale. Già in passato abbiamo trovato mortificante la diminuzione del numero di posti letto per abitante – che spinge Trapani all’ultimo posto tra i capoluoghi della nostra Regione – e troviamo oggi ancor più mortificante il non poter usufruire delle risorse comunitarie per via dell’ottusa applicazione di una regola che l’Assessore Regionale sembra aver tirato fuori per privilegiare le sue logiche di campanile».

Alle parole di Vito Campo si aggiungono quelle del Responsabile Comunicazione, Giancarlo Calò, il quale sostiene che: «abbiamo timore che sia cominciata una strategia di declassamento del nosocomio trapanese a cui non vogliamo sottometterci. Dobbiamo fare l’impossibile affinché l’ospedale continui a rimanere un importante punto di riferimento per il territorio. Non permetteremo a nessuno di dirottare altrove servizi e risorse e, a maggior ragione, ci indigniamo se viene avanzato il pretesto dei confini territoriali tra Trapani ed Erice come scusante per lo “scippo” che si vuole perpetrare ai danni dei cittadini trapanesi. Se si continua a sostenere che l’Ospedale di Trapani non ha diritto ad acquisire importanti apparecchiature strumentali di alta tecnologia (in particolare un Acceleratore Lineare per la Radioterapia, una PET-TAC ed un Mammografo Digitale) perché ricade in territorio ericino, chiediamo ai Sindaci dei due comuni di attivarsi per procedere subito ad una rettifica dei confini che possa portare il capoluogo trapanese a ricomprendere il perimetro in cui risiede l’Ospedale S.Antonio Abate.

Guardando attentamente le mappe dell’area in questione, ci siamo accorti che il confine tra le due città che più è vicino al nosocomio, è localizzato lungo la via Salvatore Caruso che per metà risulta ricadere in territorio ericino e per la restante parte in territorio trapanese, così come avviene per l’adiacente via Angelo Aiuto. Ebbene, tale confine si trova a circa 200 mt. dall’ingresso del Presidio Ospedaliero, ciò significa che per soli 200 mt. di distanza in linea d’aria l’ospedale trapanese non può usufruire di dieci milioni di euro in finanziamenti europei previsti dall’asse 6 del Fondo Sociale Europeo di Sviluppo (Fesr)!

A questo punto – conclude Calò – chiediamo ai sindaci dei due Comuni in questione, di attivarsi secondo gli articoli 8, 9 e 10 della legge regionale siciliana n. 30 del 23 dicembre 2000 che disciplina le norme per le variazioni territoriali, al fine di percorrere tutti i passaggi da intraprendere per avviare e svolgere il procedimento di cessione dell’area oggetto di discussione. Con la speranza che l’Assessore Russo non voglia trovare, poi, ulteriori e ancor più assurdi pretesti».