Sicuramente i colleghi dell’Ufficio Stampa della Regione Siciliana non prenderanno bene queste note, ma noi, come sempre, non ci facciamo condizionare e quindi riprendiamo la questione delle assunzioni cuffariane all’ufficio stampa e confermate dal metodo lombardiano, con raziocinio e scevri da interessi trasversali.Va da se che la questione è sempre stata tenuta, inspiegabilmente (?), da alcuni organi di informazione sotto tono forse per quel timore reverenziale, tipico in Sicilia, perché tra le persone “assunte” da Cuffaro ci sarebbe niente meno che il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Sicilia, Franco Nicastro.
La La Fnsi, il sindacato dei giornalisti, d’intesa con l’Associazione siciliana della Stampa, quando agli inizi del 2009 scoppiò sonoramente ed ufficialmente lo scandalo con la comunicazione dell’ indagine della Procura della Repubblica e della Corte dei Conti, che vede coinvolti i giornalisti, Cuffaro, Lombardo e il Capo Ufficio Legislativo e Legale della Regione, Franco Castaldi, ha diramato un comunicato esprimendo sconcerto per i giornalisti indagati: «Sebbene si tratti di un atto dovuto, suscita comunque sconcerto la decisione della Procura di Palermo di iscrivere nel registro degli indagati i giornalisti dell’ufficio stampa della presidenza della Regione siciliana. Un’ipotesi di reato che «lascia intendere che sulla vicenda delle nomine dei giornalisti aleggi un che di misterioso e inquietante, così come sulla qualifica di redattore capo prevista dal contratto di lavoro giornalistico».
L’FNSI ipotizza un che di misterioso ed inquietante ma è una forma buonista per non ipotizzare possibili comportamenti di clientelismo e nepotismo da parte di una classe politica siciliana feudale che ama circondarsi di vassalli e cortigiani.
Adesso, dopo un anno di inchiesta, il PM Gianluca Albo ha avanzato ai Giudici della Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti una la richiesta di risarcimento danni per un importo complessivo di di circa 7 milioni e 300 mila euro da parte di Salvatore Cuffaro, ex presidente della Regione Siciliana, e l’attuale inquilino di Palazzo D’Orleans, Raffaele e dell’ex capo dell’ufficio legislativo e legale della Regione, Francesco Castaldi, per risarcire del danno erariale causato dall’assunzione, senza concorso né selezione, dei 24 giornalisti.
In particolare, a Cuffaro, che ha effettuato le nomine il PM chiede un risarcimento di 3,6 milioni di euro, mentre a Lombardo e Castaldi che rispondono in solido per il mantenimento in servizio dei giornalisti, il PM Albo chiede il risarcimento di 2,1 milioni di euro, importo che tiene conto dei costi al 31.12.2009.
Come molti osservatori (tra cui Le Iene) hanno fatto notare, il numero di addetti di quell’ufficio è un “poco sovradimensionato” e soprattutto il suo costo complessivo appare enorme.
Per la Procura i contratti sono stati firmati in violazione della legge nazionale 150 del 2000, recepita dalla Regione, e contesta anche l’assunzione con la qualifica di caporedattore. Le nomine sarebbero illegittime e operate senza valutazioni riguardo l’utilità degli inquadramenti dei giornalisti, alle loro mansioni, e non è stato specificato il compenso.
E’ difficile prevedere quando questa squallida faccenda finirà, ma se verrà confermata l’irregolarità delle assunzioni, pensiamo che la Corte dei Contim che ha trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica di Palermo per l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio, dovrebbe dichiarare decaduti dall’incarico tutti quei giornalisti assunti irregolarmente,così come richiesto dal Pm Gianluca Albo che ritiene le nomine dei giornalisti “illegittime e ingiustificate” e il loro mantenimento in servizio “sine titulo”.
Solo così, forse, i potenti siciliani, ma anche i tanti vassalli e cortigiani che ronzano loro introno, capiranno che è finito il tempo del nepotismo e del clientelismo.
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