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Ambiente. Triangolo MELILLI-PRIOLO-AUGUSTA. Tra inquinamento, assenza di politiche ambientali e tumori

prestigiacomoIl 29 novembre del 2009, il ministro all’Ambiente Prestigiacomo attaccava la Regione Siciliana, per il parere negativo sul rigassificatore di Melilli, espresso dall’Assessorato regionale Territorio e Ambiente alla Conferenza dei servizi, tenutasi a Palermo il 26/11/09, con quanto segue: “E’ un comportamento colpevole e irresponsabile. Faremo battaglia per sboccare l’autorizzazione per la realizzazione del rigassificatore di Priolo. Ho parlato più volte con il presidente, Raffaele Lombardo, ed è inaccettabile che ci sia un atteggiamento dilatorio da parte della Regione. Come ministro dell’Ambiente mi sono occupata delle autorizzazioni per Porto Empedocle e Priolo. Nessuno mi ha mai spiegato perché il rigassificatore di Porto Empedocle è stato sbloccato, mentre Priolo ancora attende. L’impianto, – continua la ministra – è strategico per la sicurezza energetica del Paese e in una Sicilia in condizioni drammatiche”.

Questo stato prettamente confusionale della ministra ha sconcertato non solo i cuori e le menti “sane” dei Comitati del NO rigassificatore, Associazioni ambientaliste (Priolo Parla, Decontaminazione Sicilia, Augustambiente, Legambiente, Priolo in movimento, Priolo Notizie, Salvo Maccarrone) e cittadini del triangolo industriale di Priolo e di Melilli, che hanno, tra l’altro, vinto 2 referendum popolari, grazie e soprattutto, per quanto concerne Priolo, la presenza incisiva del presidente Lombardo e dell’avv. Interlandi, allora assessore regionale all’ambiente, ma ha anche disturbato la pazienza dell’on. Mario Bonomo e dell’on. Pippo Gianni, entrambi rappresentanti della Commissione di valutazione rischi industriali della regione Siciliana, e di molti altri politici e professionisti siracusani, che hanno sempre sostenuto con dati alla mano, quello che è stato il parere negativo dei tecnici siciliani alla realizzazione dell’impianto. Alla conferenza dei servizi sul rigassificatore di Melilli del 26/11/09, l’Assessorato regionale Territorio e Ambiente, ha depositato un provvedimento con cui ha testualmente deciso che: “… nell’ottica della prevenzione, della sicurezza e del contenimento e riduzione degli incidenti derivanti dai rischi prima evidenziati, si esprime parere negativo alla realizzazione dell’opera prevista dal progetto…(RIGASSIFICATORE)”.

Il rigassificatore Ionio Gas della Erg-Shell sorgerebbe nel nostro polo industriale vicino alla Polimeri Europa (già ICAM, esplosa in maniera catastrofica nel maggio 1985 e vicino Erg impianti nord, che causò e causa tuttora, incendi anche della durata di 3 giorni, il più grave è avvenuto nell’aprile 2006, l’ultimo ma non meno importante il 18 dicembre 2009, nel CR30, uno stabilimento ove si produce benzina e gas, sotto la colonna C101), attiguo a insediamenti industriali ad alto rischio di incidente rilevante e all’area 22 (discarica a cielo aperto di rifiuti tossici, mai bonificata), tanto che la nostra zona è stata dichiarata nel 1990 “ad elevato rischio di crisi ambientale” e nel luglio 2002 “area in piena crisi ambientale”.

In un’area che deve essere necessariamente bonificata, a pochi passi da impianti sottoposti alle Direttive Seveso. Si, bonificata, così come tutta la rada di Augusta, così come previsto nell’Accordo di Programma, sottoscritto nel 2005, dalla stessa ministra siracusana e dai sindaci del triangolo industriale Melilli-Priolo-Augusta.: Pippo Sorbello, Massimo Carrubba e Massimo Toppi.

raffineria In Italia ci sono 57 SIN (Siti Inquinati Nazionali) che devono essere bonificati. Questi rappresentano il 3% della superficie nazionale. Stiamo parlando di milioni di ettari di aree, tra terra e mare. Un territorio veramente molto vasto con un problema ambientale molto antico! Ma quanto tempo ci vuole ancora per bonificarlo? Ma, tempo e complessità, basta questo a dare spiegazioni? Soprattutto dopo 55 anni di consapevolezza?

In quello Accordo di Programma, oltre alla bonifica, erano previsti tutta una serie di azioni per consentire al polo industriale siracusano una inversione di tendenza, tra cui: definire con le Aziende gli investimenti necessari per un vero rilancio della chimica, mobilitando lavoratori e Istituzioni; avviare una forte azione di riqualificazione e di rilancio dell’area partendo dalle infrastrutture non completate; realizzare il piano di risanamento ambientale che attende gli interventi programmati pur disponendo da tempo delle risorse; rendere operativo il piano regolatore ASI che interessa 2.900 ettari di terreno dei quali oltre il 60% è riferita agli attuali insediamenti; risanare e bonificare le aree industriali dismesse al fine di creare le condizioni per la nascita di un’area di sviluppo industriale alternativa e “pulita” sul piano ambientale. Questo è l’elenco degli interventi che si dovevano attuare nella zona industriale siracusana, sin dal 2002. Di questi nessuno è stato iniziato, e da come si evince dalla lista, non è scritto da nessuna parte, di realizzare a tutti i costi un impianto di rigassificazione!

Il rigassificatore è considerato dalla Seveso 2, un impianto ad altissimo rischio di incidente rilevante e pertanto non può essere costruito in una zona adiacente all’abitato di Priolo e poco distante da quello di Augusta e Melilli, ma questo forse sfugge anche al nostro vice Presidente della regione sicilia, anche lui siracusano, Titti Bufardeci e a qualche nostro “collega giornalista”, i quali (dis)informano l’opinione pubblica e le istituzioni che tale impianto è sicuro, celando, invece, le motivazioni valide e plausibili dei tecnici del CTR e dei dirigenti regionali siciliani Ninni Cuspilici e Rossana Interlandi che hanno dato alla conferenza dei servizi parere negativo alla realizzazione del rigassificatore.

Così come gli sfugge che la Sicilia non ha bisogno di metano in quanto ne arrivano 31 miliardi di m3/anno (25 a Mazara del Vallo dall’Algeria e 16 a Gela dalla Libia, a cui si aggiungeranno gli 8 miliardi del rigassificatore di Porto Empedocle. La Sicilia di tutto il metano che arriva ne utilizza solo il 15%, mentre il rimanente va a finire nel resto d’Italia. La Sicilia ha un surplus di energia elettrica pari al 6,5% e possiede 5 raffinerie, di cui 3 nel solo polo industriale siracusano, che producono una quantità di prodotti petroliferi finiti (GPL, benzine, cheroseni, gasoli, oli combustibili) superiore al 40% del fabbisogno nazionale).

Il Direttore Generale dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, avv. Rossana Interlandi, in seno alla citata conferenza dei servizi del 26/11/09, a chi pose la stessa domanda della Prestigiacomo rispose che: “se non ci fossero state tante e tali industrie a rischio, a Melilli-Priolo-Augusta, il rigassificatore si sarebbe potuto fare”. Ma forse, volendo dare il beneficio del dubbio alla nostra ministra Prestigiacomo, può anche darsi che Ella volesse dire che il rigassificatore è strategico per chi lo realizza, in quanto lo Stato gli assicura l’80% dei mancati profitti per 20 anni, nel caso l’impianto non dovesse produrre per mancanza di materia prima (metano liquido). Ma per fortuna che il parere di un politico non è “vincolante”.

Ma può essere “irresponsabile” come quello assunto dal presidente del consiglio di Melilli Iano Sbona (MPA), e dal sindaco Antonello Rizza e Amministrazione comunale di Priolo, che adesso dicono “Si al rigassificatore”, fomentando Comitati pro-rigassificatore. Ma come è possibile che la stessa persona che nel 2007 indossava la maglietta con la scritta “No Rigassificatore”, propone al consiglio comunale “aperto” un altro referendum, ignorando i precedenti 2 referendum validi a tutti gli effetti, solo perché adesso si parla di “compensazioni” della modica cifra di 82 milioni di euro? Ma cos’è una sorta di premio che Ionio gas darebbe ai comuni del triangolo siracusano per farli morire ricchi?

Questa volta non siamo al solito tira e molla per evitare che sul proprio fazzoletto di terreno si lavino i panni propri  più quelli dei nostri vicini. In questi casi si tratta di deprecabile irresponsabilità e superficiale egoismo. La politica per definizione riguarda la gestione della collettività responsabile dell’ordine pubblico.

Serve ad organizzare la società per quanto riguarda le decisioni comuni. Per tutta una lunghissima epoca storica, la politica è stata esercitata da famiglie di sovrani e aristocratici che con i loro legami e le loro vicende regolavano la vita politica dei paesi. Oggi c’è un ceto comune fatto di attori professionisti e non che vengono da altre dimensioni. Solo alcuni hanno un passato significativo che è stato il loro trampolino di lancio nella politica.

La sintesi va cercata sempre nelle decisioni, nelle scelte, seguendo il principio che in una democrazia, in una società libera, il riferimento non può essere solo la maggioranza, ma anche la minoranza, i suoi diritti. Se non si rispettano le opinioni altrui, se non si è capaci di capirne le ragioni, è più difficile dare forza a una vera pratica di convivenza civile”. In tutta la provincia di Siracusa, definita dal mio direttore Daniele Carrozza “La provincia delle banane”, da me definita; “La provincia delle teste di cactus,”, così come tutta italia,cambiano le facce, nascono nuovi partiti e liste civiche, ma purtroppo lo stile è sempre quello. L’incoerenza della ecologia della politica “regna sovrana”. I diritti dei cittadini sull’ambiente e sulla salute pubblica vengono sempre calpestati. Il problema è:“cosa fare dopo la bonifica? È questo è un problema che deve essere condiviso.

E purtroppo, a seguito delle incertezze che i politici hanno dato e che danno tutt’ora anche agli operatori, oggi non è ancora chiaro. Noi, in 10 anni di Normativa abbiamo avuto 4 modifiche degli obiettivi di bonifica. Quindi cosa vogliamo farci dopo? Si pensa sempre solo al profitto e non si pensa né alla salute, né al Ministero dell’Ambiente! Quindi c’è una certa discontinuità! Infatti, nel 1999 Norma nazionale, dopo 2 anni annuncio di modifica, dopo 4 anni fanno una nuova modifica, 4 anni fermi, perché nessuno sapeva cosa si doveva fare! Dopo 2 anni modificano quella del 2006, oggi c’è una nuova commissione che deve modificare gli obiettivi previsti.

Non si può andare avanti così! Né si può lavorare in queste condizioni! Animali e persone piene di diossina, mercurio, fibre di amianto, benzene. In alcune parte d’Italia hanno abbattuto già gli animali da pascolo inquinati, a Siracusa e provincia basta non mangiare pesce malformato. Mi chiedo: abbatteranno anche l’uomo per l’elevata concentrazioni di metalli pesanti quale mercurio e idrocarburi aromatici presenti nel sangue e nei vari organi? E’ così che si risolvono i problemi legati all’inquinamento? Ci stanno uccidendo piano, piano? La mattina, soprattutto in estate, quell’odore molesto, che non si sa cosa sia, né da dove origina, poiché spesso, nessuna ciminiera si vede fumare.

E quella polvere sulle spiagge di Priolo e Marina di Melilli e i sui balconi delle nostre case, che ancora a distanza di mesi non sappiamo cosa conteneva e da dove originava? ha relazione con le malattie? Finora non si sa nulla perché c’è una indagine in corso da parte della Procura di Siracusa. Anche quella che non si vede: “soprattutto quella polvere ultrafine, fa male ed è la cosiddetta“nano polvere”. Ci sono prove scientifiche più che sufficienti e si conosce il meccanismo attraverso il quale, queste polveri, entrano direttamente attraverso gli alveoli nel flusso sanguigno, portando le sostanze che stanno sopra la superficie di queste particelle, all’interno del nostro corpo.

Queste polveri aumentano l’incidenza di alcuni tumori, soprattutto ai polmoni e alla vescica, e negli ultimi tempi aumentano anche leucemie e linfomi”. Nella città di Siracusa sconfiggere le PM10 e le 2.5… è diventato un vero e proprio problema!!! Dicono che l’origine sia legata al traffico urbano… e nei paesi del triangolo industriale alle sabbie del Sahara! È come se qui l’inquinamento industriale non esistesse. Le centraline di rilevamento non solo non sono posizionate verso le industrie ma mancano all’interno delle aree ove ci sono gli stabilimenti. Siamo proprio nella merda!

Nel dicembre 2007 vengono pubblicati sul Registro Tumori, i primi dati relativi ai tumori della provincia di Siracusa. “In provincia di Siracusa, i tumori presentano Tassi d’Incidenza (TSI), nettamente più elevati nell’area industriale di Augusta, rispetto a quelli riscontrati nelle aree agricole di Noto e della zona montana”.

Infatti, partendo dal sesso maschile, l’area comunale di Augusta fa osservare un TSI di 608.4, cioè ben al disopra non solo del registro del sud Italia, ma anche della media del pool Italia. Inoltre, nell’ambito del cosiddetto “triangolo industriale Augusta-Priolo-Melilli”, solo Augusta, fa osservare scostamenti così elevati. Priolo, infatti, si presenta in media con il dato provinciale (441.3) e Melilli, addirittura, al disotto (392.2). Ad Augusta seguono nell’ordine, come TSI, il distretto di Siracusa (460.9), Lentini (416.6) e Noto (406.6). I TSI più bassi si osservano nella Zona Montana (311.9).

Pertanto la distribuzione dei tassi tumorali sembra essere massima intorno all’area del petrolchimico augustano, e poi, nel siracusano, per poi scemare verso nord-est nell’area agricola del distretto lentinese e soprattutto verso sud, nell’area agricola del distretto netino, fino a giungere ai valori minimi della Zona Montana ad ovest, disegnando un preciso gradiente nord-sud ed est-ovest. Quanto detto per gli uomini, vale anche per le donne (con la differenza che il distretto di Lentini sale al secondo posto scavalcando Siracusa), con un primato dei TSI detenuto ancora una volta dall’area comunale di Augusta (433.8), e con un classico gradiente nord-sud ed est-ovest, che giunge fino ai valori minimi della Zona Montana (224.3).

Tuttavia le differenze osservate non appaiono così marcate come si è avuto modo di notare fra i maschi. Ad Augusta infatti il TSI (433.8), pur rimanendo il più alto della Provincia di Siracusa, non supera il TSI del pool Italia (456,1), come accade per i maschi. L’analisi si presenta ancora più interessante se si scende nel dettaglio delle singole sedi tumorali. I TSI osservati, infatti, collocano quasi sempre la provincia di Siracusa agli ultimi posti fra le aree coperte dagli altri registri italiani, ad eccezione di 6 sedi neoplastiche: i tumori del fegato, dell’utero e della tiroide, tra le donne, ed i tumori della pleura, dell’encefalo e i mielomi tra gli uomini. Nel marzo 2009, invece,vengono pubblicati i dati del Registro Tumori della provincia di Siracusa, relativi al periodo 2002-2005, i quali confermano che, i dati su Augusta sono stabili, sia a livello maschile (TSI 603.8) che femminile (TSI 442.0), così come nel resto della provincia, ad eccezione di Priolo, che invece, fa osservare un aumento superiore al tasso medio nazionale solo per i maschi (TSI 565.3).

Risultano aumentati i tumori del fegato e tiroide in entrambi i sessi, i tumori della pleura (in particolare ad Augusta), della vescica negli uomini, e dell’utero nelle donne. Nell’area industriale di Melilli-Priolo-Augusta, sede del più grande polo petrolchimico d’Europa, il benzene rilevato nel sangue e nelle urine dei lavoratori sembra superare il limite consentito dalla legge. I lavoratori più a rischio sono quelli dell’area 22 dell’Erg Nord, una discarica a cielo aperto di rifiuti tossici di derivazione industriale, sequestrata qualche anno fa dalla magistratura, poi riaperta abusivamente per costruirci caldaie di centrali termoelettriche, ma mai bonificata.

Secondo le dichiarazioni di alcuni lavoratori, le soglie di allarme benzene, nell’area 22, scattano circa ogni ora, superando i valori limiti. E nonostante ciò “qualcuno” li esorta comunque ad entrare in quell’area e continuare a produrre! Il risultato qual è? Gli operati ogni anno ma non tutti vengono sottoposti a controllo attraverso l’esame all’urina dell’acido trans, trans Muconico. Il dosaggio dell’acido trans, trans-Muconico ( t,t-MA) viene da tempo proposto come un marker biologico affidabile e sensibile per il monitoraggio dei lavoratori esposti al benzene. Nel caso di basse esposizioni viene utilizzato anche l’indicatore biologico: l’acido S-fenilmercapturico urinario.

Ma i metodi attualmente disponibili per la determinazione della concentrazione urinaria dell’acido S-fenilmercapturico sono laboriosi, richiedono numerosi passaggi di purificazione e l’uso di strumenti sofisticati (GC-MS) non disponibili in tutti i laboratori della provincia di Siracusa. Viceversa, il t,t-MA viene determinato con metodica HPLC-UV dopo semplici passaggi, e si presta pertanto ad analisi di routine. Il valore limite per l’esposizione a benzene nelle 8 ore (TLV-TWA) adottato dall’ACGIH è pari a 1600 µg/m3. Il BEI (Biological Exposure Index) adottato dall’ACGIH nel 2009 per acido trans, trans Muconico per soggetti professionalmente esposti al benzene è di 500 µg/g creatinina. Il BEI adottato dall’ACGIH nel 2009 per acido S-Fenilmercapturico urinario per soggetti professionalmente esposti a benzene è di 25 µg/g creatinina.

Ma molti dei lavoratori esposti superano i limiti consentiti dalla Legge. Dato confermato persino Massimo Toppi, medico, già sindaco a Priolo, il quale afferma che: “Io quei dati li conosco molto bene perché li ho visti parecchie volte in questo studio… conosco pure chi si è ammalato a causa del benzene… ma il problema va oltre l’area 22 della Erg impianti nord. Quest’area è famosa! Io mi ricordo di aver visto un progetto con attrezzature, se non erro, predisposte dal CNR (Centro Ricerche Nazionale), ove erano presenti anche degli ingegneri, che attraverso un sistema Wriless (senza fili), con delle centraline programmate nell’area 22, segnalavano esalazioni di “Benzene” e altre sostanze a un software centrale in una sala di controllo, che attraverso un sistema meteorologico predicevano, un quarto d’ora prima, la direzione del benzene, dei vapori e quant’altro.

Da quello che ho letto dall’articolo credo che questo sistema non funziona e se è così è stato un fallimento”! La cosa grave è che, in questo momento, in questa zona industriale se accadono queste cose è perché non c’è più il diritto al lavoro e tutela della salute. Un operaio se ne accorge quando sta male il primo, il secondo giorno, e così via, ma non può essere che, tutti quanti gli operai di quell’area stanno male, non appena si arriva ad una certa ora del giorno e non appena svolgono la stessa mansione.

Non penso che sia un fatto normale. Quando accade qualcosa e sempre la stessa cosa quasi ogni giorno, evidentemente il meccanismo non funziona. Non è giusto che la gente pur di portare “qualcosa” alla propria famiglia è costretta ad accettare tali condizioni. Il Benzene, lo sappiamo, bene non fa! Le percentuali che la Legge ammette non sono sicuramente quelle riscontrate in quelle analisi. Per quanto tempo sono stati esposti questo non lo sappiamo. Si, in quel caso per 8 ore, ma lei consideri quante altre volte e quanta altra gente ha avuto questa esposizione.

Il benzene è stato classificato dalla IARC (International Agency for Research on Cancer) tra i cancerogeni certi. Studi epidemiologici hanno dimostrato chiaramente l’associazione tra esposizione al benzene e patologie di tipo leucemico, nonché l’interazione tra i prodotti metabolici del benzene e il DNA, con effetti mutageni e teratogeni. Non solo. Gli organismi scientifici nazionali e internazionali ritengono che sia opportuno essere cautelativi e considerare esistente un rischio, anche se piccolo, per bassi livelli di esposizione.

La sorgente di esposizione prevalente è rappresentata dal traffico urbano, ma non è la sola. Infatti, il benzene deriva anche da fonti industriali. Ma il benzene ambientale da chi viene rilevato negli stabilimenti industriali siracusani? Da nessuna Istituzione! Infatti la qualità dell’aria nel triangolo industriale viene monitorata dal CIPA che è consorziato con Confindustria, e dall’ARPA che effettua i controlli nei centri urbani siracusani e in generale nei paesi della provincia dichiarati a rischio. Ma purtroppo finora la qualità dell’aria interna agli stabilimenti industriali siracusani, non viene monitorata da nessuna Istituzione. Mentre, per quanto riguarda lo stato di salute dei lavoratori esposti è di competenza dell’USL.

Alla luce dell’esperienza-dice Francesca Pedalino-architetto e politico de La Destra siciliana, che si è fatta negli ultimi ’50 anni e ciò che ha portato, nel bene o nel male, la zona industriale, occorre che la classe dirigente e i politici siracusani, abbiano le idee chiare su quello che vogliano fare della provincia di Siracusa per i prossimi 50 anni. Quindi, le decisioni prese oggi saranno una ipoteca su quello che è il futuro. Il fatto di collocare un rigassificatore nell’area industriale Melilli-Priolo-Augusta con tutti i rischi annessi e connessi, che ha oggi quest’area, a causa di una scarsa o nulla manutenzione o delle bonifiche che sono del tutto assenti, significa, dare comunque, non cambiare la rotta nella direzione di un nuovo tipo di sviluppo sostenibile, ma rimarcare quello che è stato a Siracusa, e quindi fare in modo che la provincia di Siracusa continui ad essere una provincia basata sull’area industriale, sul petrolchimico, sulle raffinerie. Questo è un modello del tutto sbagliato, obsoleto, perché non facciamo altro che importare sempre tecnologie, che nei paesi più avanzati sono state già abbandonate.

Allora, negli anni ’50 abbiamo importato una raffineria dal Texas, l’hanno montata li e sta ancora li, e oggi, non facciamo altro che importare tecnologia del rigassificatore, che è stata già abbandonata da paesi come gli Stati Uniti. In Italia, invece, sono state fatte 14 domande per l’installazione di rigassificatori. Si parla tanto che si vuole potenziare il settore del turismo, il settore del terziario, ma chi dovrebbe investire da noi con tutti questi scempi ambientali?

Prima di tutto per l’area industriale occorrerebbe far ripartire le bonifiche, in modo da migliorare la qualità di vita delle popolazioni della zona industriale e nel contempo pensare a un modello di sviluppo sostenbile, che non è certo l’uso del gas, perché il gas non è una risorsa rinnovabile, quindi è un combustibile e come tale inquina, e noi siamo comunque obbligati dalla Comunità Europea di abbassare la soglia di anidride carbonica entro il 2020, quindi riguardando la cosa come una prospettiva futura, non è certo lungimirante la costruzione del rigassificatore.

 Non è un impianto sostenibile, infatti non produce vera economia, perché in realtà, a pieno regime, la stessa ditta propositrice del progetto, parla di circa 20-30 posti di lavoro, e quindi si sta barattando, ancora una volta, un’economia legata soltanto alla costruzione dell’impianto, e cioè si avranno posti di lavoro per circa 2 anni e poi si ritorna disoccupati, e con la paura di far saltare in aria mezza Sicilia. Quindi in realtà non è una vera economia.

La provincia di Siracusa ha bisogno di interventi che diano un volano serio e concreto. Sto parlando di piccole e medie imprese, di terziario, di potenziamento di energie rinnovabili e voglio specificare “energie rinnovabili” e non alternative. Perché nelle alternative c’è l’utilizzo del gas, mentre le rinnovabili sono pulite (sole, mare, vento…). Questa e cioè la nostra provincia potrebbe diventare una piattaforma energetica per tutto quello, però, che è rinnovabile. In realtà siamo molto indietro in altri settori, quindi potrebbe diventare una provincia che promuove i “rifiuti zero”, quindi la raccolta differenziata e la realizzazione di oasi ecologiche con riciclo di materiali.

Questo perché, perché anche altri paesi sottosviluppati hanno capito che la vera ricchezza è proprio il “riciclo dei rifiuti”. E questo è un circolo virtuoso che gioverebbe all’economia, alle tasche e all’ambiente”! Lo sviluppo industriale siracusano non è vero che ha portato ricchezza e benessere al territorio di Melilli e Priolo, perché prima dell’industrializzazione Melilli viveva di agricoltura e pesca ed era uno dei comuni più benestanti d’Europa, il suo territorio comprendeva anche Priolo e sua Frazione quella di San Focà, tant’è che Catania, Ragusa e Taormina, sono città più ricche e più salubre di noi siracusani e non hanno un polo petrolchimico. Le industrie chimiche e petroclchimiche di Melilli-Priolo-Augusta, forse, se controllate e manutenzionate avrebbero oggi creato occupazione e benessere alla popolazione locale. Chi si è arricchito veramente sono stati gli imprenditori industriali che dichiarando troppo spesso fallimento delle loro imprese hanno portato i loro soldi all’estero, lasciando in mezza a una strada i poveri dipendenti.

E adesso, grazie al governo Berlusconi, sono pure protetti dallo scudo fiscale! Lo sviluppo industriale siracusano ha portato la distruzione di boschi e spiagge le più belle della Sicilia provocando scempi urbanistici con modificazioni alla linea di costa e alla biodiversità marina. Le immissioni in atmosfera e nell’idrosfera di sostanze inquinanti altamente tossiche hanno e stanno causando modificazioni genetiche anche ai pesci. Sono tanti quelli con la lisca deforme a causa dell’accumulo dei metalli pesanti. Lo sviluppo sostenibile in quest’area è ancora alle calende greche e il risanamento ambientale insieme alla bonifica della rada è diventato una chimera. Manca: “L’ecologia della politica”. Quello che serve non è solo una tecnologia “pulita”, è necessario anche un cambiamento di mentalità. Purtroppo il mutamento culturale è un processo lento se paragonato alla crescita vertiginosa delle attività umane.

 Ecco allora che le Istituzioni si dovrebbero far carico di accelerare questo processo divulgando i concetti del rispetto per l’ambiente e promovendo iniziative atte a sostenerlo. È necessario dunque un serio e concreto programma di “sviluppo sostenibile” che punti sulle rinnovabili e non su impianti non compatibili con il territorio, come per esempio un rigassificatore. Ciò che occorre imparare a vedere è che la crisi ecologica è cosa ben più complessa: è una crisi dei modelli di organizzazione sociale e politica, ma innanzitutto si profila nei termini di una crisi noologica, cioè di una crisi degli strumenti del pensiero, sia concettuali che metodologici, sulla base dei quali una cultura mette ordine nei suoi rapporti col mondo. L’inquinamento materiale si sostiene su un inquinamento che è più invisibile ma anche più potente, perché all’origine di questo inquinamento c’è: l’inquinamento culturale. Se non lotteremo contro questa forma invisibile di inquinamento allora sarà persa anche la battaglia contro quello materiale.

  Mara Nicotra