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Napolitano. Ancora un discorso insipiente e lontano dal popolo

logo repubblicaIl Papa Benedetto XVI, rappresentante della chiesa cattolica apostolica romana, che nella ipocrisia più spinta parla di povertà dal suo pulpito dorato, questa volta ha avuto il merito di entrare con decisione nel tema della pace nel mondo.Giorgio Napolitano invece, ancora una volta ha parlato per diversi minuti non dicendo praticamente nulla in perfetto stile politiche che fa tanto piacere alla casta degli “eletti”.

Ha parlato ancora una volta di unità nazionale, di crisi,  e, a proposito di crisi,  dalle sue parole si è potuto constatare che in fin dei conti il suo discorso non è stato altro che una autocelebrazione della casta.

Moderare i toni della contrapposizione politica ha detto Napolitano, come se questo fosse la panacea di tutti i mali che affliggono una casta politica di professione che nel tempo si è convinta di essere “eletta” a monarchia assoluta e come monarchica, opera nel più completo nepotismo.

Cosa potevamo aspettarci da un presidente che da oltre cinquant’anni vive di politica e fino alla caduta di Berlino era una degli esponenti più in vista del Partito Comunista italiano?

Cosa ci si può aspettare da una casta che si autocelebra, è autoreferenziale, che si ritiene al di sopra della legge, che si nasconde dietro la “datazione” della Costituzione che da sempre ha violato per i supremi interessi dei partiti politici ?

Ed è proprio sulla Costituzione che Napolitano ha dimostrato la lontananza dal popolo.

Nazioni veramente democratiche, anche monarchiche, hanno costituzioni antichissime e non hanno mai pensato di cambiarle perché la loro classe politica si evolve, si ricambia e sa adattare ai tempi le regole fondamentali di uno stato.

In Italia, la casta al potere “vegeta” da decenni ed alla fine la sua insipienza e la sua incapacità a fare politica e governare, la  porta a considerare vecchia la Carta Costituzionale. Vuole, in definitiva, nascondere la propria incapacità, dietro la “vetustà” delle norme fondamentali della repubblica.

Non passa neanche lontanamente dalla loro mente che sono loro, i politici, che sono vecchi e fuori dal tempo.

Loro si ritengono “eletti” ma in realtà si nominano e cambiano le norme secondo le loro convenienze pur di restare sullo scranno del parlamento (con la “p” rigorosamente minuscola), intorno al monarca di turno e ai tanti principi e baroni che per nepotismo, rimangono incollati alle sedie del potere.